"Bloggopolis"

La Piazza delle Idee nella Città del Dialogo

Le idee sono il motore di una realtà che vive e respira al di là della nostra sola mente. Ecco allora spuntare Bloggopolis, uno spazio contemporaneo per dar voce a una città saggia e antica che vuole parlare, dialogare e conversare del presente e del futuro. Una piazza in cui raccogliere, attraverso i vostri commenti, il 'sentiment' di una popolazione a volte silenziosa e timida, sicuramente generosa e propositiva. Una polis del nostro tempo, la cui piazza virtuale sia specchio di una città che ci sta a cuore. Piacenza ‘città comune’.


martedì 15 maggio 2012

PAOLO VOLPONI. Tra letteratura, industria e politica

ALTRONOVECENTO/2
letteratura, movimenti, pensiero critico, nel secondo dopoguerra italiano e europeo

Piacenza, Auditorium Fondazione, via Sant’Eufemia 12,ore 21

Il presente ripropone l’esigenza di un sapere critico del capitalismo globale in cui viviamo. Il sistema mediatico e la politica corrente sembrano non trovare il tempo di guardare lontano e altrove, prigionieri come sono della vorticosa routine e dell’autoconservazione. A sollevare lo sguardo possono contribuire testimonianze, autori e libri come quelli che, con il secondo ciclo di “altronovecento”, proponiamo all’attenzione di tutti gli interessati.


Mercoledì 23 maggio 2012 ore 21


Paolo Volponi
Tra letteratura, industria e politica
Ne discutono tra loro e con i presenti
Alfonso Berardinelli 
ed Emanuele Zinato


Paolo Volponi (1924-94) è contemporaneamente, nei decenni centrali della sua vita, uno dei massimi responsabili della multinazionale Olivetti (alla cui gestione partecipano decine tra letterati, urbanisti, sociologi, storici, economisti) e una tra le voci più originali della narrativa italiana del Secondo dopoguerra, forse l’ultima. I suoi anni “industriali”, dalla metà dei Cinquanta in poi, s’intrecciano con la stagione più felice e prolifica della produzione letteraria: Memoriale è del 1962, del 1965 La macchina mondiale, Corporale esce nel 1974. E se La strada per Roma esce nel 1991 (due anni dopo Le mosche del capitale, in cui sono poste in tensione l’esperienza olivettiana e quella  successiva in Fiat), è pur vero che si tratta del rifacimento di un “romanzo di formazione” concepito tra metà anni Cinquanta e primi Sessanta. Nella parte finale della sua vita, poi, dal 1983 al ‘93, nel decennio della caduta del Muro e dell’implosione dell’esperienza sovietica, Volponi è impegnato come senatore comunista: della sollecitazione politico-letteraria originata dall’esperienza parlamentare, reca testimonianza il volume postumo: Paolo Volponi, Parlamenti, a cura di E.  Zinato, Ediesse 2011.

Alfonso Berardinelli ha insegnato Letteratura contemporanea all’Università di Venezia fino alle dimissioni volontarie nel 1995. Ha pubblicato tra l’altro: Il critico senza mestiere (Il Saggiatore, 1983), La poesia verso la prosa (Bollati Boringhieri, 1994), L’eroe che pensa (Einaudi, 1997), La forma del saggio (Marsilio, 2002 e 2008) e, con H. M. Enzesberger, Che noia la poesia (Einaudi, 2006). Tra i suoi ultimi libri: Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione (Quodlibet, 2007); Poesia non poesia (Einaudi, 2008). Nel 2011 è uscito da Quodlibet Diario. 1985-1993, riproduzione fotografica integrale dell’omonima rivista redatta a quattro mani da Berardinelli e Piergiorgio Bellocchio.

Emanuele Zinato insegna Teoria della Letteratura all’Università di Padova. Ha scritto sugli stili della critica e sui rapporti tra razionalità scientifica e campo letterario, curando, tra l’altro, il video Primo Levi, la memoria, il lavoro, la scienza (2005). Nel 2007 ha curato il libro-intervista Alfonso Berardinelli, il critico come intruso (Le Lettere). Il suo ultimo libro è Le idee e le forme. La critica letteraria dal 1900 ai giorni nostri (Carocci, 2010). Tra i massimi studiosi di Paolo Volponi (a cui ha dedicato una monografia nel 2001), ne ha curato: Scritti dal margine (Manni 1994), Poesie 1946-1994 (Einaudi 2001), Romanzi e prose (3 voll., Einaudi-Nue, 2022-2003) e il sopracitato Parlamenti.

martedì 1 maggio 2012

Promemoria per (e)lettori pazienti

Perché Cittàcomune e Gianni D’Amo sono assenti alle elezioni del 6-7 maggio

Si sa che viviamo in un’epoca in cui non ci si ricorda cosa si è detto o fatto il mese scorso, il che è preoccupante in generale e ancor più se si tratti di persone-parole-fatti pubblici. A titolo di promemoria, e per rispondere alle insistenti sollecitazioni di tanti amici e compagni, torniamo sulla mesta vicenda che ci ha portato come Cittàcomune – e insieme a Gianni D’Amo – alla scelta di autoescluderci dalla competizione elettorale del 6-7 maggio 2012 per eleggere il Sindaco e il Consiglio comunale di Piacenza. Riepiloghiamo brevemente i fatti e le parole, che chiunque sia interessato può facilmente ricostruire consultando “Libertà” tra il 6 e il 12 febbraio 2012, e poi quelle del 6 e 7 aprile (lo può fare anche andando su www.cittacomune.it e cliccando “rassegna stampa”).

Nel corso delle Primarie per la scelta del candidato sindaco della coalizione di Centrosinistra si sono registrate anomalìe nei seggi di Sant’Ilario e di via Martiri della Resistenza, quanto a incidenza e modalità di voto di piacentini di origine straniera: 13% in un caso e 22% nella sola sezione 11 nell’altro (rispetto a una media cittadina del 9); elettori stranieri portati a piccoli gruppi, quasi sempre dagli stessi accompagnatori, che in alcuni casi sono anche stati visti mentre mostravano loro la fotografia della scheda votata. Il fenomeno, ascrivibile all’Idv, per quanto è immediatamente emerso da decine di testimonianze, non è stato tanto ampio da inficiare la validità delle elezioni, ma comunque piuttosto significativo, tant’è che è stato oggetto di una animata riunione del Comitato promotore delle Primarie la sera stessa del 5 febbraio.

Lo stesso segretario del Pd e presidente del Comitato Vittorio Silva, che ha rischiato di essere preso letteralmente a sberle da uno di questi accompagnatori (un italiano di circa 45-50 anni), il 6 febbraio ha dichiarato a “Libertà” che “qualche spiacevole episodio si era effettivamente verificato” e che “naturalmente se la responsabilità fosse risultata riconducibile a qualche partito o lista, la coalizione ne avrebbe tratto le inevitabili conseguenze”. Sullo stesso quotidiano del 6 febbraio, il segretario provinciale di Rifondazione comunista Roberto Montanari denunciava senza mezzi termini: “C’erano dei caporali che giravano nei vari seggi scaricando persone, soprattutto straniere, per farle votare e poi pagarle. Si tratta di un comportamento criminale, da malavita organizzata, che non deve essere tollerato”. Emanuela Schiaffonati (responsabile di Sinistra Ecologia e Libertà) affermava a sua volta che “chi ha provato a rovinare questo appuntamento deve essere punito, penalmente e politicamente”.

La notizia – confermando che non si è trattato di fatti di poca rilevanza – ha fatto ben presto il giro d’Italia. Come altri quotidiani nazionali, il “Corriere della Sera” del 7 febbraio pubblicava un articolo a firma Elsa Maschella dal titolo “Primarie a Piacenza. I vertici democratici: stranieri pagati per andare a votare”, riportando, tra l’altro, le dichiarazione del segretario del Pd Vittorio Silva sulla presenza di alcuni episodi da chiarire. Lo stesso giorno “Libertà” pubblicava un’intervista intitolata: “D’Amo: alle primarie uno strano eccesso di stranieri”. Questo l’incipit del testo, a firma Gustavo Roccella: “E’ arrivato quarto, ma dice di considerarsi moralmente terzo. Poi corregge un po’ il tiro e la spiega così: ‘le mie aspettative erano di arrivare terzo ed effettivamente in certi seggi, specialmente all’auditorium Sant’Ilario, c’è stato un surplus di affluenza che non mi aspettavo’”. Poi prosegue: “Certamente i miei voti non sono stati raccolti gli ultimi giorni o l’ultimo giorno, muovendo automobili e servizi-trasporto vari… Ci sono state modalità diverse nel voto degli stranieri: seggi nei quali votavano presentandosi autonomamente, altri in cui dei taxi li scaricavano in gruppo e sempre in gruppo si muovevano dentro e poi uscivano e questa è una modalità diversa, in gergo si dice cammellare”.
Il giorno dopo – “Libertà” 8 febbraio – mentre il segretario del Pd Silva cercava di spegnere i toni della polemica, Roberto Montanari interrogato dalla Digos in merito a questi episodi e alla comparsa su alcuni muri di viale Risorgimento di scritte diffamatorie contro l’Idv, ribadiva che “c’erano stati comportamenti criminali. Caporali assoldati per trasportare e scaricare decine di stranieri, poi ricompensati per il voto espresso”. Per l’Idv, che in un primo momento aveva negato ogni cosa, Sabrina Freda, Samuele Raggi e Luigi Gazzola dichiaravano al giornalista Michele Rancati: “Ricordiamo a tutti che secondo il regolamento (delle Primarie) non era vietato né portare le persone ai seggi né fotografare la scheda elettorale”, sottolineando poi che altri “lo hanno fatto molto più di noi, pubblicizzando addirittura il servizio taxi su Internet” e ricordando l’analogo “caso che era scoppiato alle primarie del solo Pd nel 2007”. A seguire gli annunci: di aver depositato un esposto–querela con cui si chiedeva di perseguire gli eventuali responsabili della diffamazione dell’Idv; di aver deciso di uscire dalla coalizione di Centrosinistra; di non volervi rientrare se non in presenza di incondizionato sostegno ai dipietristi.

Il 10 febbraio Sandro Miglioli, presidente del seggio di Sant’Ilario, ribadiva su “Libertà” quanto già dichiarato in precedenza: “Stranieri accompagnati in gruppo dalle stesse persone ed alcuni che fotografavano le schede, il tutto riconducibile al candidato Raggi” dell’Idv. Nella stessa pagina, sollecitato da Michele Rancati, D’Amo per la prima volta criticava gli esponenti dell’Idv (che non aveva mai nominato nell’intervista del 7), per le cose dette nella loro conferenza-stampa e apparse sul giornale dell’8 febbraio: “Quando sento dire che fotografare le schede su cui si è votato non è vietato dal regolamento delle Primarie, mi viene da pensare a una cultura politica di profilo molto basso. E lo stesso discorso vale per gli stranieri portati al seggio come ‘truppe cammellate’ da far votare” (rispetto a cui, aggiungiamo noi oggi, non può certo essere una giustificazione il sostenere che l’hanno fatto anche altri e anche prima del 2012). D’Amo ricordava poi che l’articolo 48 della Costituzione stabilisce che “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto” e che il voto straniero (“scelta strategica e importantissima della coalizione di Centrosinistra”) deve avvenire “dentro il modello della Costituzione repubblicana”.

L’11 febbraio alcuni rappresentanti della Comunità peruviana di Piacenza, intervistati dallo stesso Rancati, dichiaravano di essere “indignati” per le dichiarazioni di D’Amo e di aver deciso liberamente di sostenere alle Primarie il candidato sindaco Raggi. “Voti di massa? Che colpa ne abbiamo se molte nostre famiglie vanno dai nonni ai nipoti e si compongono di sette-otto persone?”. Quanto poi “alle accuse di compravendita di voti da parte di alcuni esponenti del Centrosinistra (in particolare del segretario di Rifondazione comunista Roberto Montanari)” – aggiungeva il signor Felix Segura Jara, presidente dell’associazione religiosa “Senor de los Milagros”– “mi preme segnalare in primo luogo che molti dei miei concittadini, non essendo a conoscenza esatta delle Circoscrizioni dove esercitare il diritto al voto, sono stati contattati dai militanti dell’entourage di Samuele Raggi e molti, in piena libertà e autonomia, hanno deciso di farsi accompagnare alle urne, senza ricevere alcuna somma di danaro”. Circa i filmati apparsi su Internet, che secondo coloro che li avevano divulgati provavano il pagamento di denaro in cambio della foto della scheda votata, la risposta dei rappresentanti della Comunità è stata che tali episodi “non riguardavano cittadini peruviani, bensì ecuadoregni”. Circa infine le schede fotografate, la segretaria dell'Idv Sabrina Freda (sempre su “Libertà” di sabato 11 febbraio) spiegava che si trattava di “foto-souvenir”, “il gesto spontaneo di giovani che forse votavano per la prima volta in Italia e non conoscevano le norme sulla segretezza”. Il giorno dopo (12 febbraio), il segretario del Prc Montanari replicava seccamente: “Sono sinceramente sconcertato dalle dichiarazioni degli esponenti dell’Italia dei Valori, che da una parte continuano ad attaccare, dando pagelle a destra e a manca e sostenendo che le diverse testimonianze emerse su quanto accaduto sarebbero il frutto di un complotto politico ai loro danni, e dall’altra arrivano a dire, ben oltre il limite del ridicolo, che chi ha fotografato le schede lo ha fatto per avere un souvenir”.

Per un certo tempo la polemica non ha più avuto gli onori della cronaca, neppure quando si è diffusa in città la notizia che Gianni D’Amo – e solo lui, non altri – era stato querelato da Samuele Raggi e Sabrina Freda dell’Idv per il reato di diffamazione a mezzo stampa, in relazione alla citata intervista a Gustavo Roccella del 7 febbraio, per aver affermato di “sentirsi moralmente terzo, con ciò offendendo la reputazione di Raggi Samuele, terzo per le preferenze ottenute, riguardo alle modalità di reclutamento del voto di alcuni cittadini stranieri”. Nel più totale silenzio stampa, piuttosto singolare data la rilevanza politica della notizia, Gianni D’Amo ha informato della querela a suo carico Paolo Dosi e i segretari della coalizione presenti (Montanari, Silva, Schiaffonati e Callegari di Cittàcomune) nella riunione del 7 marzo, in cui si è deciso all’unanimità di riavviare i contatti con l’Idv in vista della manifestazione di lancio della coalizione fissata quella stessa sera per il 17 (ai Filodrammatici), sulla base del preliminare ritiro della querela dell’Idv: appariva infatti a tutti evidente come non si potesse sedersi intorno a un tavolo o abbracciarsi su un palco come coalizione “per il buon governo della città”, mentre una parte della stessa ne querelava un'altra per motivi riconducibili alla polemica politica, come sopra tristemente documentato.

Noi crediamo che effettivamente siano stati fatti sforzi per superare l’incresciosa situazione, ma evidentemente non convinti e insufficienti, visto che l’Idv è stata fatta rientrare nella coalizione senza nessuna riflessione sui comportamenti tenuti e sulle polemiche successive, e soprattutto senza preliminarmente ottenere il ritiro della ridicola querela contro D’Amo, su cui erano unanimemente impegnati Dosi e tutti i responsabili politici della coalizione. Non abbiamo condiviso e non condividiamo questa scelta, che ci ha escluso nei fatti dalla formazione delle liste della coalizione di Centrosinistra.

Nonostante ciò, D’Amo ha pazientemente continuato ad astenersi da polemiche e dal rendere pubblica la notizia della querela: sia nell’assemblea di Cittàcomune del 17 marzo (nella quale il segretario Pd Silva ha correttamente ricordato come D’Amo avesse fornito “una lettura matura del risultato delle Primarie e dello spiacevole episodio strumentalizzato da altri per dividere”), sia nel messaggio di saluto inviato ai convenuti in sostegno a Paolo Dosi ai Filodrammatici lo stesso giorno, sia annunciando in Consiglio comunale il 19 marzo la sua decisione irrevocabile di non ricandidarsi, non esistendo “le condizioni per partecipare in prima persona, come candidato, alla prossima campagna elettorale del 6-7 maggio”, considerato il “persistere, nella coalizione che sostiene Paolo Dosi, di problemi di lealtà e rispetto reciproci tra le diverse componenti, i cui termini sono perfettamente noti da almeno due settimane a tutti i segretari della coalizione e allo stesso candidato sindaco Dosi”.

Solo il 6 aprile, a formazione delle liste del Centrosinistra ormai avvenuta e conclusa, nella necessità di spiegare ai nostri elettori e a tutta la città l’assenza di Cittàcomune dalla scadenza del 6-7 maggio, il neocoordinatore eletto dal Direttivo dell’associazione Marco Tanzi ha pubblicato su “Libertà” un intervento chiarificatore, rendendo di pubblico dominio la notizia della querela. Di quell’intervento val qui la pena di riprendere la sostanza politica: “Per l’Idv, D’Amo non poteva partecipare alle Primarie a metà ottobre 2011 e non doveva candidarsi a metà marzo 2012: e il gioco è fatto”. Proponendo poi una valutazione politica più complessiva, Tanzi sottolineava l’intensa attività e lo stile di Cittàcomune e soprattutto i dieci anni di impegno consigliare di Gianni D’Amo: “viene da pensare”, concludeva, “che in questa vicenda abbia pesato anche il desiderio di qualcuno di eliminare una voce libera”, in qualche modo di “farla pagare” a chi aveva sempre dimostrato coerenza con gli impegni assunti con gli elettori, anche quando ciò aveva comportato di opporsi a orientamenti e decisioni della propria parte, ma palesemente in contrasto con gli interessi generali della città.

Qualche considerazione meritano le reazioni del giorno dopo, cui è seguito un glaciale silenzio di tutti gli esponenti della politica piacentina, rotto solo da un apprezzabile (e come sempre onesto) intervento di Gianfranco Dragoni, storico dirigente della Cgil piacentina, su “Libertà” del 21 aprile. Dosi dichiarava (“Libertà” del 7 aprile) di “aver fatto di tutto per tenere unita la coalizione alle Primarie e dopo”, suggerendo poi una riflessione sui passi avanti e indietro necessari in politica, ma senza esplicitare o approfondire (avrebbe potuto soffermarsi, per esempio, sulla strana circostanza per cui personaggi discutibili e discussi vanno sempre avanti, mentre altri, da tutti giudicati seri e competenti, vengono lasciati indietro come fastidiosi “corpi estranei”…). Quanto alle dichiarazioni di Gazzola dell’Idv, singolarmente presentato come assessore di Reggi, occorre fare qualche puntualizzazione. Egli ha affermato: “Tutti quanti hanno detto che si doveva verificare che cosa era successo e secondo noi l’unico modo per farlo era raccogliere quanto era stato pubblicato sulla stampa e portarlo in Procura con un esposto”. E sin qui, nulla di particolare, salvo che, come abbiamo già detto, l’unico articolo citato da Gazzola (del “Corriere della sera”) non fa e non poteva fare alcun riferimento a quanto affermato da D’Amo, ma solo a dichiarazione del Prc e del segretario Pd Silva.

Il prosieguo dell’intervista è invece sconcertante. Aggiunge infatti il dottor cancellier assessore Gazzola: “Chi in Procura ha svolto le indagini, immagino che avrà sentito gli interessati; alcuni avranno smentito certe dichiarazioni, evidentemente non lo sono state quelle di D’Amo, visto che il Pm solo per lui ci ha chiesto delle integrazioni da cui è scaturita la formalizzazione della querela per diffamazione”. Non crediamo che occorra un penalista di particolare esperienza per poter dire che queste affermazioni o sono del tutto gratuite e infondate o sono davvero molto preoccupanti. La querela è un atto di parte, della quale il Pm non si occupa minimamente, per cui è escluso che il Pm abbia in qualche modo sollecitato l’Idv alla sua presentazione. E se ciò è avvenuto, si tratta di un’invasione di campo incomprensibile e indebita, sulla quale sarebbe opportuno che la Procura della Repubblica fornisse una spiegazione.

Pensiamo, per concludere, che Gianni D’Amo non possa e non debba fare pubbliche scuse a Samuele Raggi e all’Idv (come richiesto da Gazzola) per le sue riflessioni sul voto alle Primarie del Centrosinistra contenute nell’intervista a “Libertà” del 7 febbraio. E sappiamo con certezza che non le farà. Perché la “macchia sull’Idv” che il solito Gazzola lamenta, non può essere “lavata” da D’Amo, ma solo da una riflessione autocritica sui propri comportamenti dei dirigenti piacentini dell’Idv (cosa del resto auspicata dal lungimirante D’Amo già il 7 febbraio: “è il caso di valutare sanzioni, come nel Centrosinistra qualcuno – la Federazione della sinistra, Sel – risulta aver chiesto?” chiede l’intervistatore Roccella; “No” – risponde D’Amo – “…siccome il voto agli stranieri è una cosa importante, ed è una questione strategica per il voto dell’Italia, è bene, in generale, che non venga strumentalizzato e manovrato, che diventi un rapporto che si manifesta in modo consapevole, ponderato, e non con modalità di altro tipo. Poi ogni singolo candidato è bene che faccia le sue riflessioni”).

Infine l’idea dell’immaginifico Gazzola che D’Amo si sarebbe ben potuto presentare come candidato nella coalizione che sostiene Dosi benché querelato dall’Idv – cioè da una sua componente e permanendo il colpevole silenzio di tutte le altre – non è che una conferma del basso profilo istituzionale e culturale che caratterizza questa lunga e brutta stagione della politica, nazionale e locale. Ciò che lo stesso Gianni D’Amo ha più volte e pubblicamente denunciato in questi lunghi e difficili anni di impegno politico-culturale. Forse per questo non è troppo benvoluto in certi ambienti dell’attuale establishment di Centrosinistra, ma anche molto stimato da tante persone serie e semplicemente perbene.



Piacenza, 30 aprile 2012

Maura Bruno, Giovanni Callegari, Marco Tanzi

del direttivo di Cittàcomune

venerdì 30 marzo 2012

Il comitato direttivo eletto dalla V assemblea generale di cittàcomune


La quinta Assemblea generale di cittàcomune svoltasi sabato 17 marzo 2012 presso la sala Giordano Bruno ha eletto il proprio Comitato Direttivo confermando Piergiorgio Bellocchio presidente e Massimo Gardani tesoriere. Il Comitato Direttivo è stato scelto nelle persone di: Piergiorgio Bellocchio, Gianni Bernardini, Chicco Bertè, Livio Boselli, Maura Bruno, Giovanni Callegari, Matteo Dabergami, Gianni D'Amo, Sergio Ferri, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Giuliano Guidi, Sandro Miglioli, Francesco Serio, Simona Soffiantini, Marco Tanzi e Lara Zaghi. All'interno del Comitato Direttivo è stato successivamente nominato il Coordinatore nella persona di Marco Tanzi.

mercoledì 21 marzo 2012

Perché non mi ricandido

 Perché non mi ricandido 
Intervento di Gianni D’Amo, 
Capogruppo di Piacenzacomune, in Consiglio comunale

Ripropongo all’attenzione di questo Consiglio alcuni aspetti della giornata politica si sabato 17 marzo, in cui si sono svolte la Quinta assemblea di Cittàcomune e la Convention a sostegno di Paolo Dosi, delle quali ha dato notizia la stampa locale di ieri, domenica. Naturalmente non ho il minimo dubbio che Paolo abbia letto integralmente ai convenuti a sostenerlo al Teatro Filodrammatici le poche righe di augurio e saluto che gli avevo affidato, da cui vorrei qui riprendere un punto, che i mezzi di informazione hanno tralasciato e invece a me sta a cuore. L’ “in più” che riconosco e sostengo in Paolo, e che considero “imprescindibile per la rinascita di una coscienza civile”, ha per me un nome preciso. L’ho chiamato “Dosi di verità”.
Mi accorgo che faccio prima a leggere il messaggio intero: “Sostengo in Paolo la persona che, a partire dalla sua ricca esperienza di vita, può far emergere nell’agire politico-amministrativo l’ “in più” che considero imprescindibile per la rinascita di una coscienza civile: Dosi di verità. Un saluto a Francesco, Gianni D’Amo”. E’ un richiamo, quello alla verità, che ho fatto qui dentro in molte circostanze: verità, consapevolezza, responsabilità…
Sulla stampa di domenica ho letto anche, a proposito della mia assenza dal Teatro Filodrammatici, l’espressione “assenza giustificata”. Si è trattato di un’assenza in effetti “giustificata”: non solo, tuttavia, dalla contemporanea assemblea di Cittàcomune, del resto programmata da tempo, ma anche dal persistere, nella coalizione che sostiene Paolo Dosi, di problemi di lealtà e rispetto reciproci tra le diverse componenti, i cui termini sono perfettamente noti da almeno due settimane a tutti i segretari della coalizione e allo stesso candidato Sindaco Dosi.
Il tempo ha la sua importanza, nella vita e in politica. La medesima decisione o scelta, assunta il 20 marzo piuttosto che il 15 o il 20 febbraio, non è detto abbia o mantenga lo stesso significato e valore. Per quanto mi riguarda il tempo è scaduto: dispongo oggi degli elementi di valutazione necessari e sufficienti a decidere serenamente che non esistono per me le condizioni per partecipare in prima persona, come candidato, alla prossima campagna elettorale del 6 maggio. Non come candidato Sindaco, ovviamente, essendo impegnato a sostenere Paolo Dosi, che ha vinto le Primarie del Centro-sinistra, alle quali ho cercato di dare il mio contributo con convinzione e passione. E neppure come candidato alla importante carica di Consigliere comunale, che ho ricoperto per dieci anni, nel corso dei quali, non senza fatica, credo di aver imparato molte cose. Anche di ciò volevo esprimere pubblico ringraziamento al Presidente e a tutte le colleghe e i colleghi consiglieri. 
                            
Piacenza, 19 marzo 2012

Gianni D'Amo

giovedì 15 marzo 2012

Dedicata a Elsa Morante, ecco la nostra tessera 2012

Elsa Morante nasce a Roma nel 1912 e trascorre la sua infanzia nel popolare quartiere di Testaccio. Sostanzialmente autodidatta, sin da ragazzina ama scrivere fiabe e poesiole, che illustra con propri disegni. Negli anni Trenta collabora a varie riviste con note di costume e nel 1941 sposa Alberto Moravia. Si impone all’attenzione generale con il romanzo Menzogna e sortilegio, del 1948, a cui segue nel 1957 L’isola di Arturo. Grandi critici cominciano ad occuparsi della sua opera, da Giacomo Debenedetti a Cesare Garboli a György Lukács, che la giudica «uno dei massimi talenti di scrittore che io conosca». Dopo la raccolta di versi Alibi (1958) e i racconti dello Scialle andaluso (1963), nel 1968 pubblica Il mondo salvato dai ragazzini, una sorta di manifesto politico costruito con modalità espressive insolite e diversificate. Nel 1974 esce La Storia: il romanzo ottiene un grande successo di pubblico e provoca un serrato dibattito estetico e politico, non solo tra addetti ai lavori. Nel 1982 pubblica Aracoeli, l’ultimo romanzo. La Morante trascorre i restanti anni della sua vita in una clinica romana, dove muore alla fine del 1985. Nel 1987 sono raccolti in volume Pro o contro la bomba atomica, da una conferenza con questo titolo del 1965) i suoi più importanti scritti saggistici.

Devo avvertirvi subito che nel mio vocabolario abituale, lo scrittore è il contrario del letterato. Anzi, una delle possibili definizioni giuste di scrittore, per me sarebbe addirittura la seguente: un uomo a cui sta a cuore tutto quanto accade, fuorché la letteratura. (1965)

Si direbbe che l’umanità contemporanea prova la occulta tentazione di disintegrarsi. (1965)

Infine, le famose bombe, queste orchesse balene che se ne stanno a dormire nei quartieri meglio riparati dell’America, dell’Asia e dell’Europa: riguardate, custodite e mantenute nell’ozio come fossero un harem: dai totalitari, dai democratici e da tutti quanti; esse, il nostro tesoro atomico mondiale, non sono la causa potenziale della disintegrazione, ma la manifestazione necessaria di questo disastro, già attivo nella coscienza. (1965)

In una folla soggetta a un imbroglio, la presenza anche di uno solo che non si lascia imbrogliare, può fornire già un primo punto di vantaggio. Ma il punto, poi, si moltiplica per mille e per centomila se quell’uno è uno scrittore (s’intende un poeta). Anche senza accorgersene, per necessità del suo istinto, il poeta è destinato a smascherare gli imbrogli. E una poesia, una volta partita, non si ferma più; ma corre e si moltiplica, arrivando da tutte le parti, fin dove il poeta stesso non se lo sarebbe aspettato. (1965)

In mancanza di compagni o di seguaci, di ascoltatori o di spettatori, lo spirito libero è tenuto alla sua lunga marcia lo stesso, anche solo di fronte a se stesso e dunque a Dio. Niente va perduto (v. il granello di senape e il pizzico di lievito); e in conseguenza, chiunque schiavizza, sotto qualsiasi pretesto, il proprio spirito, si fa agente con questo del disonore dell’uomo. Doppiamente disgraziato è chi si adopera a diffondere il contagio fra gli altri e tanto più miserabile se lo fa in vista o per il gusto di un proprio potere personale. Servirsi a fini di potere degli sfruttati (anche solo del loro nome) è la peggiore forma di sfruttamento possibile. Proclamare il proprio amore per gli operai può riuscire un comodo alibi per chi non ama nessun operaio, e nessun uomo. (1970 o 71)

Nella edizione originale italiana, questo romanzo, sotto il suo titolo La Storia, porta il seguente sottotitolo: Uno scandalo che dura da diecimila anni. (…) Si tratta di una ovvietà. A scorrere qualsiasi sommario di Storia universale, si scopre subito che la sterminata vicenda umana, pur nei suoi sommovimenti e disuguaglianze, presenta un paesaggio di ossessiva monotonia. La storiografia, per quanto esplori, ritrova dovunque lo stesso scandalo incessante. A distanza o da vicino, ogni società umana si rivela un campo straziato, dove una squadra esercita la violenza e una folla la subisce. Ma il fatto che questo male sia sempre esistito non è motivo che gli dia il diritto di esistere. (1977)

Confesso che dato l’uso che ne è stato fatto nella storia fino a tutt’oggi, mi ripugna ormai di ripetere la parola rivoluzione (e fin di pronunciarla). Però questa parola, per quanto stuprata e tradita, in se stessa mantiene il suo significato primo e autentico: di grande azione popolare al fine di instaurare una società più degna. Ora, su questa chiara definizione, sono state sventolate troppe bandiere equivoche. E il primo equivoco è stato di scrivere, su queste bandiere, il motto nazionale: Il fine giustifica i mezzi. Questo principio (non per niente sventolato da Benito Mussolini e dai suoi simili per le loro ‘rivoluzioni’) è sicura insegna di falsità. Anzi la verità sta nel suo rovescio: I mezzi denunciano il fine. (1978)


lunedì 5 marzo 2012

Quinta Assemblea Generale di c i t t à c o m u n e


Piacenza, sabato 17 marzo 2012
ore 16-19
Sala “Giordano Bruno”, via G. Bruno 6
QUINTA ASSEMBLEA GENERALE DI


c i t t à c o m u n e
(l’assemblea è pubblica e aperta, oltre che ai soci, a tutti gli interessati)
P r o g r a m m a
15.30-16.00: insediamento presidenza e programmazione lavori
16.00-17.00:
  • relazione di bilancio economico-organizzativo (M. Gardani)
  • relazione sull’attività politico-culturale svolta (Pg. Bellocchio, G. Callegari)
  • relazione sulla situazione politico-amministrativa (G. D’Amo)
17.00-19.00: saluti degli ospiti e dibattito tra i soci
approvazione bilancio ed eventuali documenti politico-programmatici
Dalle ore 17.00 alle ore19 si potrà votare per l’elezione del Direttivo, del Presidente e del Tesoriere dell’Associazione
cittacomune@gmail.com - www.cittacomune.it 

mercoledì 1 febbraio 2012

PERCHÉ VOTARE ALLE PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA PERCHÉ VOTARE GIANNI D’AMO di Mario Giacomazzi

PERCHÉ VOTARE 
ALLE PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA

PERCHÉ VOTARE GIANNI D’AMO

Domenica 5 febbraio si tengono a Piacenza le primarie del centrosinistra per individuare il candidato sindaco della coalizione; in un periodo di forte scetticismo dei cittadini nei confronti della politica e soprattutto dei politici, la tentazione di ignorarle può farsi sentire anche tra chi è interessato ai problemi della città e alle possibili soluzioni.
Ritengo invece importante una diffusa partecipazione per la seguente ragione: molti lamentano la scarsa possibilità per i cittadini “comuni” di incidere sulle scelte prese dalla politica, le primarie costituiscono invece un’opportunità nuova ma di grande impatto, si tratta di sottrarre la scelta del candidato sindaco alle segreterie dei partiti per affidarla non agli iscritti (cosa che già sarebbe una prova di democrazia), ma agli elettori di centro sinistra, a tutti coloro quindi che, magari senza fare politica in senso stretto, si riconoscono nei valori che il centro sinistra rappresenta.  Per dare un’idea della differenza, si pensi che sommando tutti i partiti si arriva a poche centinaia di iscritti, mentre gli elettori di centro sinistra sono alcune decine di migliaia.

Perché alle primarie di domenica si deve votare per Gianni D’Amo?
  • Perché non si deve giudicare chi si candida solo dal programma che presenta o dallo slogan che un creativo gli ha suggerito ma da quello che ha fatto.   L’esperienza di Gianni come consigliere comunale e le battaglie che ha sostenuto negli ultimi 10 anni lo rendono sicuramente il più adatto a guidare la città nei prossimi 5.  Tutti concordano sulla necessità di fermare il consumo di suolo e l’eccessiva edificazione, ma l’unico candidato che può presentare credenziali in tal senso è Gianni, il quale si è opposto (quasi da solo e comunque senza l’appoggio di alcun partito) alla scriteriata proposta di scambiare un parco nell’area ex Acna (dimostratasi più che inquinata e di difficile bonifica) con la costruzione di un intero quartiere a fianco della Besurica, sfruttando una delle ultime aree veramente agricole rimaste vicino alla città; ha combattuto una lunga e finora vincente battaglia contro l’ipotesi di un faraonico Palazzo Uffici da finanziare con la vendita di palazzi di pregio nel centro della città; ha sempre dimostrato con i fatti e non con le parole la propria attenzione all’ambiente.
  • Perché può dare maggiori garanzie d’indipendenza rispetto a un candidato espressione dei partiti  o comunque sostenuto da questi.   I partiti non vanno demonizzati, sono una componente essenziale della vita democratica, attualmente però sono anche e soprattutto dei centri di potere, le decisioni spesso vengono prese dopo trattative od accordi a livello regionale o nazionale, si è visto come la società civile sia in grado di fare proposte più avanzate e coerenti.  Gianni D’Amo non è sostenuto da partiti, ma da un’associazione politico-culturale come Città Comune che si è distinta per la quantità e per la qualità delle iniziative organizzate; oltre che da molti cittadini, i quali hanno svolto attività politica o sindacale, sono stati sindaci, assessori, consiglieri comunali, segretari di organizzazioni sindacali e adesso si riconoscono in questa candidatura.
  • Perché è l’unico che può allargare la coalizione.   Il centro destra è in piena confusione, ma questo non significa che le elezioni per il centro sinistra siano già vinte, Gianni può parlare ed essere credibile anche per chi in passato ha votato centro destra, si deve superare una sterile logica di contrapposizione per la quale proposte simili sono appoggiate o contrastate solo in base a chi le ha formulate.  E’ francamente ridicolo vedere politici che, essendo all’opposizione, contestano opere pubbliche, che invece loderebbero se solo fossero in maggioranza.  Compito di chi amministra un ente locale deve essere quello di cercare la massima condivisione non di governare in modo “muscolare”. Gianni ha già dimostrato di essere in grado di andare oltre gli schieramenti senza alcuna indulgenza riguardo ai contenuti: è stato nominato Presidente della commissione consiliare sulle aree militare con i voti di alcuni consiglieri di minoranza e altri di maggioranza. Gianni D’Amo può ascoltare e rappresentare l’intera città.
  • Perché è davvero fuori dalla casta.     I politici vengono percepiti come dei privilegiati o come degli approfittatori, certamente questo non può essere detto di Gianni D’Amo, che dalla sua attività politica non ha mai tratto alcun beneficio materiale. Gianni è un professore di liceo, che anche durante questa campagna elettorale alla mattina va  a lavorare; Città Comune è una realtà completamente autofinanziata, significa che i suoi soci pagano per avere una sede, per organizzare iniziative, per stampare i volantini e il materiale da distribuire.  I volontari che affiancano Gianni lo fanno perché ci credono, non per avere cariche o impieghi.  La politica, se vuole recuperare credibilità, deve riscoprire il significato dell’impegno disinteressato e reale per la cosa pubblica.  Tanti fustigatori a parole della “casta” sembrano più che altro interessati a farne parte al più presto. Gianni D’Amo e Città Comune dimostrano che fare politica in modo diverso è possibile.

Tante altre sarebbero le ragioni per votare Gianni D’Amo alle primarie del 5 febbraio per il candidato sindaco del centro sinistra, concludo però con una di carattere personale: conosco Gianni da oltre 30 anni, con lui ho condiviso diverse esperienze politiche e culturali; posso dire che è prima di tutto una persona onesta, rigorosa, la quale pretende da sé più di quanto pretenda dagli altri (e dagli altri non pretende poco); che sarebbe un eccellente sindaco e che votarlo domenica prossima rappresenta un’opportunità per tutte le persone libere di questa città.

Mario Giacomazzi

martedì 24 gennaio 2012

5 febbraio 2012 - dove si vota

Domenica 5 febbraio 2012 dalle 8,00 alle 20,00 
le primarie del centrosinistra

I SEGGI DOVE SI VOTA

Ognuno vota in base alla propria residenza.
I seggi appositamente allestiti in tutta la città e frazioni sono 9:

seggio 1
- Auditorium Sant’Ilario, via Garibarldi 17
seggio 2 - Coop Borgotrebbia, via Trebbia 52
seggio 3 - Coop S. Antonio, via Emilia Pavese 238
seggio 4 - Circoscrizione 2, via XXIV Maggio 51/53
seggio 5 - Besurica, Centro Civico Polifunzionale via Perfetti
seggio 6 - Circoscrizione 3, via Martiri della Resistenza 8
seggio 7 - Circoscrizione 4, via Rio Farnese 14/d
seggio 8 - Circolo ARCI Roncaglia, Strada Caorsana 208
seggio 9 - Coop Mortizza, Strada Mortizza 127/129




PARTECIPA ALLE PRIMARIE
SCEGLI GIANNI D'AMO
.

lunedì 9 gennaio 2012

Ricordo di Felice Trabacchi Sindaco del cambiamento

Piacenza, Sabato 14 gennaio 2012, dalle ore 10
Salone “N. Mandela”, Camera del Lavoro, via XXIV maggio 18

Ricordo di Felice Trabacchi
Sindaco del cambiamento


Introduzione di Stefano Pareti, interventi di Luciano Beltrametti
Mario Cravedi e Gianfranco Dragoni. Coordina Gianni D’Amo


A quattro anni dalla scomparsa, il 13 gennaio del 2008, “cittàcomune” propone un momento di ricordo e riflessione su Felice Trabacchi. Militante e dirigente del Pci per oltre mezzo secolo, è stato partigiano, sindacalista, consigliere comunale, parlamentare, pur continuando a esercitare per tutta la vita la sua professione di avvocato. Ma nel ricordo dei tantissimi che l’hanno conosciuto, Felice è stato e resta innanzitutto il primo Sindaco della svolta, del cambiamento, iniziati con la vittoria elettorale delle sinistre nel 1975.
Trabacchi è stato un Sindaco eccezionalmente popolare, nei molti sensi di questo aggettivo. Espressione politica delle classi lavoratrici, ma anche in grado di rappresentare il mondo diffuso delle professioni e delle attività economiche, Felice ha interpretato il ruolo di Primo cittadino con lo stile sobrio e concreto che gli era proprio, sempre teso a costruire ampio consenso a scelte amministrative di grande coraggio e lungimiranza: dalla riapertura del Teatro municipale alla nascita dei Nidi comunali alla costante attenzione ai problemi del lavoro (molti ricorderanno quando organizzò una presentazione del Bilancio comunale ai lavoratori dell’Astra, o come contribuì a coinvolgere l’intera città nelle vertenza Arbos).
Una figura che ha saputo riassumere e interpretare al meglio quella stagione straordinaria per fermenti sociali e culturali: un decennio di trasformazioni e grandi speranze, ma anche di contrasti e difficoltà, dalla crisi mondiale del petrolio all’imperversare nel nostro Paese del terrorismo, prima e dopo l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta nel 1978.
Convinti che “il futuro ha un cuore antico”, pensiamo che tornare a riflettere su una figura come quella di Trabacchi - e sulla stagione di cui egli è stato a Piacenza un protagonista di primo piano - risponda non solo all’elementare dovere della memoria, ma anche a un’esigenza di ancoraggio - oggi - a esperienze e valori forti del passato, di cui abbiamo ancora bisogno, nella difficile situazione che l’Italia e l’Europa stanno attraversando.

giovedì 15 dicembre 2011

Auguri Piergiorgio!


Auguri Piergiorgio!





per gli ottant'anni di Piergiorgio Bellocchio vi rimandiamo alle pagine dedicategli il 15 Dicembre 2011 dal quotidiano piacentino "Libertà" 

clicca qui e vai al link

 e da "il manifesto"
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...e il 16 Dicembre 2011 dal quotidiano "La Cronaca " di Piacenza
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lunedì 12 dicembre 2011

Martedì 13 Dicembre - Vita e impegno di Ada con Piero e oltre




Nel 150° dell’Unità d’Italia, il ricordo di due
italiani esemplari
PIERO E ADA GOBETTI
“Cittàcomune” propone, nel 150° anniversario dell’Unità, una riflessione pubblica su due italiani per molti aspetti esemplari: Piero e Ada Gobetti

Piacenza-Teatro dei Filodrammatici,
via Santa Franca 33
Martedì 13 dicembre 2011 incontro
con inizio alle ore 21
Vita e impegno di Ada
Con Piero e oltre…
Ne discutono tra loro e con i presenti
Gianni D’Amo ed Ersilia Alessandrone Perona

Ada Prospero Marchesini Gobetti (1902-1968) conosce Piero Gobetti negli anni di liceo e lo sposa nel 1923. Collaboratrice attiva e intelligente delle sue lotte e iniziative, condivide con lui le grandi  speranze del “biennio rosso” e le persecuzioni seguite all’avvento al potere di Mussolini e del fascismo. La morte di Piero nell’esilio parigino, poche settimane dopo la nascita del figlio Paolo, non piega il suo impegno nella lotta antifascista. La sua casa torinese di via Fabro 6 (oggi sede del Centro Studi Piero Gobetti, da lei fondato nel 1961) diventa un centro di organizzazione dell’attività cospirativa per vecchi e giovani antifascisti. Già militante di “Giustizia e Libertà”, Ada partecipa alla Resistenza col giovanissimo figlio Paolo nelle formazioni del Partito d’Azione: da questa esperienza trae il Diario partigiano, pubblicato da Einaudi nel 1956. Vicesindaco di Torino subito dopo la Liberazione, affianca all’impegno politico, lungo tutto il dopoguerra, quello letterario-pedagogico (soprattutto con traduzioni dall’inglese e racconti per ragazzi) e giornalistico.

Ersilia Alessandrone Perona è direttore dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”. Dall’ampia produzione di ricerca storica e saggistica, segnaliamo: il testo su “La bandiera rossa” in Mario Isnenghi, (a cura di) I luoghi della memoria. Simboli e mito dell’Italia unita (Laterza 1996) e “Dolce dono graditissimo”. La lettera privata dal Settecento al Novecento, che contiene il saggio “L’epistolario come forma di autobiografia: un percorso nel carteggio di Piero Gobetti” (Franco Angeli, 2000). Tra i massimi studiosi di Piero e Ada Gobetti, Ersilia Alessandrone Perona ha curato e corredato di importanti saggi introduttivi: Piero e Ada Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926 (Einaudi 1991), Piero Gobetti, La Rivoluzione Liberale (Einaudi tascabili 1995) e Piero Gobetti, Carteggio 1918-1922 (Einaudi 2003).

Gianni D’Amo insegna storia e filosofia al Liceo statale “G. Novello” di Codogno (Lodi). Consigliere comunale di Piacenza, è tra gli animatori dell’associazione politico-culturale “cittàcomune”.

martedì 29 novembre 2011

"Racconto interrotto" il film

Martedì 6 dicembre 2011 
c/o Cittàcomune via Borghetto 2/i - Piacenza
ore 21

"Racconto interrotto"
un film su Piero Gobetti

Piero Gobetti nel racconto degli amici. Una cavalcata attraverso la cultura e la storia d'Italia, seguendo le testimonianze di uomini e donne, semplici e illustri, alla ricerca delle caratteristiche e del significato della lotta di un giovane, stroncato dalla brutalità fascista, per il rinnovamento della società italiana.
 
"Mentre la lettura dei suoi scritti ha infiammato e arricchito la mia fantasia di adolescente - ben accordandosi con quell'altra presenza, più ricca di sfumature e di atteggiamenti, anche morali, che avevo assorbito quotidianamente attraverso la frequentazione di mia madre -, d'altro canto il tentativo di riappropriarmi della figura di mio padre in modo più completo stata piuttosto un'esigenza e una ricerca della maturità" (Paolo Gobetti).

Regia: Paolo Gobetti.
Montaggio: Claudio Cormio, Paolo Gobetti.
Testimonianze: Franco Antonicelli, Celestina Barberis Roglio, Lelio Basso, Riccardo Bauer, Manlio Brosio, Lidia Campolonghi, Pietro Comollo, Luigi Emery, Passerin d'Entrèves, Mario Fubini, Alessandro Aldo Garosci, Igino Giordani, Alfonso Leonetti, Carlo Levi, Augusto Mazzetti, Augusto Monti, Umberto Morra, Pietro Nenni, Filomena Nitti Bovet, Vittorio Parmentola, Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Giuseppe Prezzolini, Ada Prospero Marchesini Gobetti, Giuseppe Rapelli, Camilla Ravera, Leonida Repaci, Franca Reynaud, Luigi Salvatorelli, Natalino Sapegno, Giuseppe Saragat, Umberto Terracini, Giovanni Tribaudino, Andrea Viglongo, Mario Vinciguerra, Paolo Vita Finzi, Ca Zorzi Noventa.
Produzione: Cooperativa 28 dicembre. 

Paolo Gobetti

FILMOGRAFIA
(Aggiornata all'ultima partecipazione al TFF)
Scioperi a Torino (1962, 35'), Lotta partigiana (1975, 60'), Dalla marcia su Roma a Piazzale Loreto (1975, 129'), Cudine 17 novembre 1944 (1979, 18'), Un'altra Italia nella bandiere dei lavoratori (1980, 18'), Spagna 1936-1937 (1978-1981, 55'), La Bahìo - Festa di una valle occitana (1982, 80') , Lu viol (1983, 65'), Le prime bande (1984, 60'), Incontri (1985, 60'), Como libera: il film e la memoria (1986, 45'), La battaglia di Pertuso (1987, 40'), Al tempo delle scale (1987, 25'), Spagna anni Trenta (1990, 50'), Racconto interrotto (1992, 50'), Le stagioni della Resistenza (in dieci quadri e un prologo) (1995, 130').

(scheda tratta da Torino Film Festival http://www.torinofilmfest.org/?action=detail&id=767)

lunedì 21 novembre 2011

Piero e Ada Gobetti

Nel 150° dell’Unità d’Italia, il ricordo di due italiani esemplari
PIERO E ADA GOBETTI

Piacenza, Teatro dei Filodrammatici, via Santa Franca 33

“Cittàcomune” propone, nel 150° anniversario dell’Unità, una riflessione
pubblica su due italiani per molti aspetti esemplari: Piero e Ada Gobetti


Martedì 29 novembre 2011
Piero Gobetti, nella
Torino degli anni Venti

Ne discutono tra loro e con i presenti
Piergiorgio Bellocchio e
Cesare Pianciola

L’incontro ha inizio alle ore 18

Piero Gobetti (1901-1926), pensatore politico di eccezionale intelligenza e precocità, fonda ancora liceale la rivista Energie Nove e nel 1922 La Rivoluzione Liberale (affiancandole la casa editrice, che inalbera il motto greco e alfieriano “Che ho a che fare con gli schiavi?”). Vocazione pedagogica e straordinaria capacità di lavoro gli consentono di raccogliere intorno alla febbrile iniziativa politico-editoriale il meglio dell’intelligenza italiana dell’epoca, dai già autorevoli e affermati Salvemini, Croce, Pareto, Einaudi, ai giovani Carlo Levi, Umberto Saba, Eugenio Montale… Poco più che adolescente, aveva salutato con entusiasmo la rivoluzione russa, i consigli di fabbrica e l’occupazione della Fiat. Collabora a L’Ordine Nuovo di Gramsci con interventi politici e soprattutto come critico teatrale. Del nascente fascismo coglie subito il tatticismo demagogico e il quasi fatale successo: è “l’autobiografia della nazione”. Nel 1923 sposa Ada Prospero, conosciuta negli anni di liceo, fedele compagna, ispiratrice e collaboratrice. Nel settembre del 1924 Gobetti subisce dai fascisti una selvaggia aggressione, che ne minerà la fragile salute. Fonda Il Baretti, di indirizzo più letterario, mentre viene soppressa, per esplicita volontà di Mussolini, La Rivoluzione Liberale. Deciso a continuare la sua attività di scrittore e editore, che gli è inibita in patria, va esule a Parigi dove muore il 15 febbraio 1926, poche settimane dopo la nascita del figlio Paolo.


Cesare Pianciola (Torino, 1939) ha lavorato con Pietro Chiodi come assistente presso la cattedra di Filosofia della storia all’Università di Torino, ha insegnato storia e filosofia nella Secondaria superiore fino al 1994 ed è stato poi docente di “Analisi di testi filosofici” presso la S.I.S. di Torino. Fa parte del Consiglio direttivo del Centro studi Piero Gobetti, del Comitato editoriale de “L’indice dei libri del mese”, della redazione di “école”; è condirettore del trimestrale “Laicità” e autore di moti interventi e articoli sulla laicità dello Stato e della scuola. Ha pubblicato saggi su Marx e il marxismo, sul pensiero francese contemporaneo, su Hannah Arendt, su Piero Gobetti. Nel centenario della sua nascita ha pubblicato Piero Gobetti. Biografia per immagini (Gribaudo 2001).



Piergiorgio Bellocchio ha fondato con Grazia Cherchi e diretto per circa vent’anni “Quaderni piacentini” (1962-1984). Ha esordito nella narrativa con I piacevoli servi (Mondadori, 1966). La sua produzione critica e saggistica è raccolta in vari volumi, tra cui: Dalla parte del torto (Einaudi, 1989), Eventualmente (Rizzoli,1993), L’astuzia delle passioni (Rizzoli, 1995), Oggetti smarriti (Baldini&Castoldi, 1996), Al di sotto della mischia. Satire e saggi (Libri Scheiwiller, 2007). Dal 1985 al 1993 ha diretto e redatto con Alfonso Berardinelli la rivista “Diario”, di cui è uscita da Quodlibet quest’anno la riproduzione fotografica integrale.È presidente dell’associazione politico culturale “cittàcomune”.

venerdì 11 novembre 2011

impresa_cultura - 16 Novembre ore 21


Mercoledì 16 novembre 2011 ore 21

Teatro dei Filodrammatici
via Santa Franca, 33 - Piacenza
SPETTACOLO TEATRALE

Adriano Olivetti

un sogno possibile
di Laura Curino e Gabriele Vacis

con Laura Curino, Mariella Fabbris, Lucilla Giagnoni
regia Gabriele Vacis
scenofonia-luci Roberto Tarasco

biglietti euro 10 (intero)
euro 5 (ridotto studenti)
prevendite
Teatro Gioco Vita,
tel. 0523.315578 - biglietteria@teatrogiocovita.it)

martedì 8 novembre 2011

Da "Libertà" del 8 Novembre 2011 pag. 13

ARIA DI PRIMARIE CON CACCIATORE, DOSI E D’AMO SEDUTI FIANCO A FIANCO















Per qualche minuto ieri in consiglio comunale la prima fila dei banchi della giunta è sembrata un antipasto di competizione delle primarie del centrosinistra.Seduti fianco a fianco si sono ritrovati,in un primo tempo,i due principali sfidanti in casa del Partito democratico,Francesco Cacciatore (primo da sinistra) e Paolo Dosi. Ai due si è quindi aggiunto Gianni D’Amo,il leader di Cittàcomune pure intenzionato a candidarsi alle primarie di coalizione (foto Cravedi)

venerdì 4 novembre 2011

impresa_cultura - 10 Novembre ore 21


Giovedì 10 novembre 2011 ore 21
Teatro dei Filodrammatici
via Santa Franca, 33 - Piacenza
"In me non c'è che futuro" Ritratto di Adriano Olivetti
Un film di Michele Fasano (Sattva Films Bologna 2011), seconda parte: "Il modello comunitario concreto"


Al termine della proiezione incontro con Michele Fasano
e Alberto Saibene

mercoledì 2 novembre 2011

Cento per Gianni - l'appello ed i sottoscrittori


CENTO PER GIANNI. Perché proponiamo D’Amo alle primarie del Centro-sinistra


Siamo persone con radici ideali, esperienze professionali, storie politiche diverse. Sentiamo l’esigenza di partecipare alle scelte politico-amministrative che riguardano la nostra città, senza conferire deleghe in bianco a rappresentanze precostituite. Pensiamo che le primarie di coalizione del Centro-sinistra, attivando un processo di partecipazione dei cittadini in un momento di crisi profonda della politica, siano lo strumento migliore per scegliere il candidato Sindaco più autorevole. Le primarie consentono di costruire tra tutte le componenti civico-politiche che vi partecipano il giusto clima di fiducia e lealtà, sollecitano il dibattito pubblico ("le primarie delle idee"), aiutano a ridefinire le coordinate valoriali, culturali e programmatiche di uno schieramento alternativo all’alleanza Berlusconi-Bossi. Sono la premessa per far vivere davvero un’esperienza politico-elettorale aperta e plurale, di pari dignità e reciproca responsabilità, senza ospiti né padroni di casa. Le primarie fanno bene alla democrazia, la democrazia fa bene al Centro-sinistra e all’intera città: per questo esprimiamo apprezzamento per l’impegno alle primarie di coalizione (da tenersi a dicembre o gennaio prossimi), assunto a giugno dalla Direzione del Partito democratico piacentino.
Ci accomuna oggi la valutazione che Gianni D’Amo possa svolgere una funzione di raccordo tra società e politica, fornire voce pubblica a una vasta area di impegno diffuso, delusa dai partiti così come sono. Consigliere comunale, promotore dell’associazione "cittàcomune" (impegnata a riaffermare che cultura e politica devono procedere di pari passo, se non vogliono irrimediabilmente impoverirsi), ha attraversato la lunga e appassionata militanza a sinistra con onestà intellettuale, senza abiure e trasformismi. Insegnante e organizzatore culturale, nell’ultimo decennio ha mostrato di essere un amministratore competente e onesto, disponibile ad ascoltare e imparare (dai cittadini e anche dagli avversari), in grado di affrontare i problemi sia in termini di pubblica utilità, che di pratica realizzabilità, valutando costi e benefici. Gianni D’Amo ha dato prova di determinazione e equilibrio in momenti difficili dell’esperienza amministrativa, dalla vicenda ex Acna agli anni di tenace opposizione a un nuovo grande Palazzo di uffici comunali, assumendo posizioni scomode ma lungimiranti. È una persona indipendente, che dice quello che pensa e si sforza di fare quello che dice. Per questo lo sollecitiamo a proporsi come candidato Sindaco alle primarie di coalizione. È necessario fare le primarie del Centro-sinistra, è bene che Gianni D’Amo vi prenda parte.
Con lui condividiamo alcune convinzioni di fondo, che qui proponiamo in estrema sintesi. Qualità e dignità del lavoro, difesa intransigente del territorio e dell’ambiente, dispiegamento dei processi di coesione sociale e cooperazione nel rispetto delle identità culturali di ciascuno vanno perseguiti insieme. L’agire economico di vero e durevole successo è sempre anche un agire etico, orientato oltre il vantaggio momentaneo, in progetti di lungo respiro, nei quali intelligenze e competenze delle donne e degli uomini sono ciò che conta veramente. Le relazioni tra gli uomini e con l’ambiente circostante si determinano reciprocamente: disprezzo di sé e del prossimo e degrado di ciò che ci circonda vanno a braccetto. Non possediamo altra vera ricchezza, altra linfa, che i tesori ereditati dal passato, assimilati e continuamente ricreati da noi. Conservare e far vivere oggi, anche con l’uso intelligente delle nuove tecnologie, ciò che natura, cultura e storia ci hanno consegnato è il progetto più ambizioso e il vero grande "affare" del Terzo millennio.
A Gianni D’Amo chiediamo di incentrare la riflessione programmatica per la Piacenza futura sul diritto-dovere dei giovani a una vita libera e piena, in dignità e responsabilità, oggi, non in un domani che non arriva mai. La vera emergenza italiana nell’Europa odierna è la chiusura di fatto nei confronti delle giovani generazioni. Una nuova speranza può camminare solo con l’intelligenza critica e la passione delle giovani e dei giovani piacentini, nelle cui mani è il futuro della città.

Chiara Agazzi, insegnante; Vittoria Albonetti, già insegnante, impegnata nel volontariato sociale; Paolo Anelli, ingegnere, impegnato nel volontariato sociale; Elisa Anselmi, oncologa Ausl Pc; Marco Arcelli Fontana, già assessore com.le al bilancio, imprenditore; Margareth Argellati, infermiera professionale Ausl Pc; Anna Astorri, artigiano; Mario Avanzini, già bancario; Rinaldo Balduzzi, già sindacalista Cgil, pensionato; Elisabetta Bassi, informatore farmaceutico; Piergiorgio Bellocchio, scrittore, presidente Cittàcomune; Barbara Belzini, cooperatore; Stefano Bernardi, ingegnere; Gianni Bernardini, funzionario Inps; Sergio Bernardini, già naz.le di nuoto, allenatore; Mohamed Berrahou, operaio; Chicco Bertè, già insegnante e assessore com.le sport; Sergio Bertoni, avvocato; Cristina Bianchi, architetto, direttore Scuola edile; Tiziana Bignami, già naz.le atletica leggera, allenatrice; Franco Boiocchi, dip. Iren, già consigliere com.le; Luigi Gegè Boledi, archivista Cineteca Mi; Mara Bonini, presidente Cesvip; Giovanni Bongiorni, già insegnante, psicologo; Francesco Boscarelli, consul. aziendale; Lorenzo Boscarelli, già presidente Tempi ag., consul. aziendale; Livio Boselli, già delegato Arbos, formatore; Marco Bosonetto, insegnante, scrittore; Paolo Maurizio Bottigelli, poeta e organizzatore culturale; Alberto Bricchi, già dipendente com.le, tastierista Grassorbrass rockband; Maura Bruno, collaboratrice Ente sordi; Maria Luisa Cacciatori, insegnante sc. materna; Giovanni Callegari, coordinatore Cittàcomune; Clara Calza, redattrice editoriale; Davide Capra, veterinario; Luca Caputi, avvocato; Piercarlo Cardinali, tecnico chimico, musicista folk; Alberto Casartelli, agronomo; Daria Casartelli, studentessa universitaria; Andrea Chiappini, tecnico informatico; F. Sofia Chiapponi, video&photo producer; Lucia Chiarabini, educatrice asilo-nido; Paolo Colagrande, già Difensore civico, avvocato, scrittore; Daniela Coppola, farmacista; Sandro Corsi, già delegato gruppo Rdb, pensionato; Daniela Cremona, dip. Trenitalia; Benedetto De Vito, ferroviere; Gianfranco Dragoni, già segretario generale Fiom e Cgil Pc; Paolo Favari, artigiano; Sergio Ferri, vicepresidente Inforcoop; Aida Fogliazza, dirigente Ausl Pc; Alberto Fogliazza, autista Tempi spa; Marina Foletti, architetto; Teo Frattini, commesso; Francesco Galilei, studente universitario; Massimo Gardani, tesoriere Cittàcomune; Piercorinno Ghidini, commercialista; Davide Giacobbi, macchinista teatrale; Cinzia Giacomazzi, studentessa universitaria; Mario Giacomazzi, dirigente Ausl Pc; Massimiliano Groppi, tecnico; Giuliano Guidi, radicali piacentini; Guido Lavelli, architetto; Simonetta Lipeti, impiegata Ausl Pc; Rosalba Lonero, operaia; Lino Lovotti, sindacalista Cgil; Cesare Lucca, consigliere Fipav Pc; Lorenzo Mainardi, pensionato; Roberto Manzella, insegnante; Roberta Marchesi, fotografa; Franca Mazzadi, insegnante; Pietro Mazzolini, tecnico coop. Arp; Paola Mazzoni, operaia; Filippo Merli, infermiere professionale Ausl Pc; Alessandro Miglioli, avvocato, già consigliere com.le; Giorgio Milani, artista e designer; Maurizio Mori, sindacalista Fiom; Antonio Mosti, psichiatra, direttore Sert Pc; Luigi Muggiani, promotore finanziario; Carlo Orlandi, pensionato; Francesca Pagani, già insegnante; Lino Paraboschi, già delegato Mandelli, già segretario generale Fiom e Flm; Edoardo Piazza, ex naz.le di rugby, già insegnante, consigliere com.le; Massimo Piepoli, cardiologo Ausl Pc; Stefania Pifferi, responsabile amministrativo; Francesca Pisani, traduttrice; Marco Pisani, direttore dipartimento chirurgia generale Ausl Pc; Giovanna Poggi, insegnante; Emilio Politi, architetto urbanista; Mino Politi, dirigente aziendale, già assessore com.le allo sviluppo economico; Angela Portesi, insegnante; Paola Quagliata, cantante lirica; Stefano Quagliaroli, insegnante, enogastronomo; Anselmo Ramponi, già sindacalista edili e poi segretario confederale Cgil; Fabrizio Redaelli, funzionario comunale; Antonio Resmini, commerciante; Adriano Rizzi, collaboratore scolastico; Ernesto Tino Rossi, regista teatrale; Fabrizio Rossi, assicuratore e dirigente sportivo; Nicolò Rossi, studente universitario; Sergio Rossi, già delegato Schiavi, pensionato; Marco Salami, biologo, maestro scacchista; Mauro Sbuttoni, musicista blues; Alberto Scognamiglio, architetto; Francesco Serio, ferroviere; Simona Soffiantini, insegnante; Carlo Solenghi, architetto; Giancarlo Spezia, docente Università cattolica Pc; Pinuccio Sverzellati, presidente Workoop; Jacopo Tanzi, studente universitario; Marco Tanzi, insegnante, cooperatore sociale; Beppe Tirelli, scultore; Massimo Tirotti, già dirigente cultura Comune di Pc; Roberto Tonelli, incisore; Franco Toscani, insegnante e saggista; Marco Trebbi, dipendente Trenitalia, cantante Grassorbrass rockband; Gennaro Trevisan, presidente Ente sordi Pc; Giacomo Vaciago, Università cattolica, già sindaco di Pc, economista; Marcello Valdini, medico legale; Marco Vegezzi, imprenditore; Fabio Villa, tecnico Eni; Lara Zaghi, tecnico radiologia Ausl Pc; Stefano Zanaboni, presidente Cofies; Mario Zucca, libraio.