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"Bloggopolis"
La Piazza delle Idee nella Città del Dialogo
Le idee sono il motore di una realtà che vive e respira al di là della nostra sola mente. Ecco allora spuntare Bloggopolis, uno spazio contemporaneo per dar voce a una città saggia e antica che vuole parlare, dialogare e conversare del presente e del futuro. Una piazza in cui raccogliere, attraverso i vostri commenti, il 'sentiment' di una popolazione a volte silenziosa e timida, sicuramente generosa e propositiva. Una polis del nostro tempo, la cui piazza virtuale sia specchio di una città che ci sta a cuore. Piacenza ‘città comune’.
sabato 21 febbraio 2015
OTTAVA ASSEMBLEA GENERALE
sabato 22 novembre 2014
Incontro con lo storico Marcello Flores
Cittàcomune e Isrec Pc (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea
di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio.
di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio.
Le abbiamo intitolate “Matteotti vivo”: per mettere al centro l’eccezionale intensità della sua vita, per sollecitare la riflessione sull’attualità etico-politica del suo riformismo intransigente.
GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE - ORE 21 - TERZO INCONTRO -
LA STORIA
PIACENZA - TEATRO DEI FILODRAMMATICI - VIA S. FRANCA 33
Dalla marcia su Roma al delitto Matteotti alla dittatura
VINCE IL FASCISMO.
COME E PERCHÈ…
Incontro con lo storico Marcello Flores
Discutono con lui e con i presenti Carla Antonini e Alberto Bellocchio
Carla Antonini è direttrice dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isrec) di Piacenza.
Alberto Bellocchio è un narratore-saggista in liberi versi, con alle spalle decenni di impegno nella Cgil. Ha appena pubblicato il poemetto La casa dei martiri (Moretti&Vitali, 2014), un viaggio tra Dopoguerra, Biennio rosso e delitto Matteotti, con ampi riferimenti alla dimensione piacentina. Tra i precedenti libri: Sirena operaia e Il libro della famiglia (il Saggiatore, 2000 e 2004); La banda dei revisionisti e Ned Ludd, e che dio salvi il mestiere (Moretti& Vitali, 2002 e 2005).
Marcello Flores insegna Storia contemporanea e Storia comparata alla facoltà di Lettere dell’Università di Siena, dove dirige anche il Master in Human Rights and Humanitarian Action. Ha compiuto soggiorni di studio e periodi d'insegnamento a Berkeley, Cambridge, Parigi, Mosca, Varsavia, dove è stato per due anni addetto culturale presso l'Ambasciata d'Italia. È stato direttore della rivista ‟I viaggi di Erodoto” e collabora con la rivista ‟il Mulino”. Già assessore alla cultura del Comune di Siena (2006-11), fa parte del comitato scientifico per la pubblicazione dei documenti diplomatici italiani sull’Armenia. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: L’immagine dell’Urss. L’occidente e la Russia di Stalin (il Saggiatore, 1990); L’età del sospetto. I processi politici della guerra fredda (il Mulino, 1995); 1956 (il Mulino, 1996); In terra non c’è il paradiso. Il racconto del comunismo (Baldini&Castoldi, 1998); Verità senza vendetta. L'esperienza della Commissione sudafricana per la verità e la riconciliazione (Manifestolibri, 1999); Storia, verità, giustizia. I crimini del XX secolo (a cura di, Bruno Mondadori, 2001); Il secolo-mondo. Identità e globalismo nel XX secolo (il Mulino, 2002); Tutta la violenza di un secolo (Feltrinelli, 2005); Il secolo-mondo. Storia del Novecento (I e II, il Mulino, 2006); Il genocidio degli armeni (il Mulino, 2006); Storia dei diritti umani (il Mulino, 2008) e La fine del comunismo (Bruno Mondadori, 2011). È attualmente direttore scientifico dell’Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Insmli).
sabato 15 novembre 2014
FILM - IL DELITTO MATTEOTTI
Cittàcomune e Isrec Pc (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio.
Le abbiamo intitolate “Matteotti vivo”: per mettere al centro l’eccezionale intensità della sua vita,
per sollecitare la riflessione sull’attualità etico-politica del suo riformismo intransigente.
VENERDI’ 21 NOVEMBRE - ORE 21 -
SECONDO INCONTRO - UN FILM
PIACENZA, TEATRO FILODRAMMATICI, VIA S. FRANCA 33
IL DELITTO MATTEOTTI
(regia di Florestano Vancini, 1973)
La proiezione (ingresso gratuito) sarà preceduta da una presentazione di Piergiorgio Bellocchio
Il delitto Matteotti è un film denso, teso, avvincente, frutto di una puntigliosa ricerca storica a più voci. Diretto da Florestano Vancini nel 1973, ricostruisce il rapimento e l’assassinio del deputato socialista da parte di una squadraccia direttamente collegata alle alte gerarchie fasciste, la crisi politica che ne segue, la definitiva vittoria del fascismo. Il film concentra in due ore le drammatiche vicende che si sviluppano tra il 30 maggio del 1924 e i primi mesi del 1925, dalla denuncia di Matteotti dei brogli e delle violenze fasciste durante la campagna elettorale, al discorso di Mussolini del 3 gennaio ‘25, alle bastonature che “spengono” le ultime voci del dissenso (Giovanni Amendola, Gobetti…). Franco Nero è un efficace Matteotti, “il Mussolini di Adorf è in assoluto il migliore tra quelli portati sullo schermo” (Morandini). Tra gli altri interpreti: Vittorio De Sica, Riccardo Cucciolla, Damiano Damiani, Renzo Montagnani, Umberto Orsini, Manuela Kusterman, Gastone Moschin.
Florestano Vancini (Ferrara 1926 - Roma 2008) è animato sin dagli esordi dall'amore per il delta del Po, mentre tutta la sua carriera è caratterizzata da interessi storico-politici. Dopo alcuni pregevoli documentari (Alluvione 1950; Il delta padano 1951; Uomini soli 1959), esordisce nel lungometraggio con La lunga notte del '43 (1960, dal racconto di Bassani, premiato a Venezia quale migliore opera prima). Tra i film di questo periodo, che coniugano osservazione realistica e impegno: La banda Casaroli (1962); Le stagioni del nostro amore (1965, vincitore al Festival di Berlino del 1966); Bronte. Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato (1972), in cui denuncia la spietatezza dei 'liberatori', guidati da Nino Bixio, nella repressione delle rivolte contadine in Sicilia. Il successivo Il delitto Matteotti (1973) conferma la vocazione all’impegno storico-politico di Vancini.
Piuttosto lontani dall'asciutto impianto delle opere precedenti, Amore amaro (1974) e Un dramma borghese (1979). Vancini si dedica anche alla televisione (La piovra 2, 1986; Piazza di Spagna, 1993; Ferrara, 1995).Torna al cinema dopo 21 anni con E ridendo l'uccise (2005), suo ultimo film, ambientato nella Ferrara cinquecentesca degli Estensi.
mercoledì 5 novembre 2014
"Un italiano diverso. Giacomo Matteotti"
Cittàcomune e Isrec Pc (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio. Le abbiamo intitolate “Matteotti vivo”: per mettere al centro l’eccezionale intensità della sua vita, per sollecitare la riflessione sull’attualità etico-politica del suo riformismo intransigente.
Piacenza-Teatro Filodrammatici-via S. Franca 33
VENERDI’ 14 NOVEMBRE ORE 21 - PRIMO INCONTRO - UN LIBRO
“Un italiano diverso.
Giacomo Matteotti”
(di G. Romanato, Longanesi, 2010)
La formazione, gli affetti, l’impegno politico-intellettuale, la passione e le contraddizioni di un socialista riformista, tra Grande guerra, Biennio rosso e nascente fascismo. Interrogarsi su come visse, per capire come e perché morì.
Incontro con Gianpaolo Romanato
Discutono con l’autore e con i presenti Fabrizio Achilli (Presidente Isrec Pc) e Gianni D’Amo di Cittàcomune
Gianpaolo Romanato, professore di Storia contemporanea all’Università di Padova e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, è originario di Fratta Polesine (Rovigo), il paese natale di Matteotti. Nel 2010 ha pubblicato la biografia Un italiano diverso. Giacomo Matteotti (Longanesi).Tra i suoi volumi si segnalano: Cultura cattolica in Italia ieri e oggi e Religione e potere (Marietti, 1980,1981); Chiesa e società nel Polesine di fine Ottocento (Minelliana, 1991); L’Italia della vergogna nelle cronache di Adolfo Rossi (Longo, 2010); Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo (Lindau, 2014), Premio Acqui Storia 2014.
domenica 15 giugno 2014
V SERATA cittàcomune
Piacenza - venerdì 20 giugno dalle h 18 coop. La Magnana - strada Magnana 20
da via Rigolli imboccare via Bubba, superare “Il Germoglio”e il sottopasso Tangenziale
SERATAcittàcomune
cibo e bevande per stare insieme, discutendo di cosa stiamo facendo e cosa vogliamo fare
(Per tutti gli interessati proiezione di Italia-Costarica dalle ore 18 alle ore 20)
Aperitivo alcolico e analcolico - salumi e torte
salate - piatti caldi e freddi - …e per finire i dolci
Alle ore ventuno e trenta
TRA CRISI E GLOBALIZZAZIONE
L’EUROPA, L’ITALIA, LA SINISTRA
come ci vediamo, come siamo, come vorremmo essere
Ne discutono tra loro e con i presenti
Gianni D’Amo e Adriano Vignali
La Magnana è un luogo ospitale e accogliente per tutti, dai bambini agli
anziani. Sono graditi doni in forma di torte e bevande. Il buffet è a offerta
libera, il ricavato della serata andrà a sostegno della coop. La Magnana
QUINTASERATAcittàcomune
TESSERAMENTO 2014 Cittàcomune è un’associazione politico-culturale autogestita attraverso l’impegno volontario dei soci e autofinanziata dal tesseramento annuale.
mercoledì 12 marzo 2014
La tessera di "Cittàcomune" del 2014
la tessera 2014 dedicata a Giacomo Matteotti
Giacomo Matteotti, secondo di sette figli (quattro dei quali morti di tisi in tenera età), nasce a Fratta Polesine nel 1885. Il nonno era stato calderaio. Il padre, tra l’altro consigliere comunale socialista, sviluppa un fiorente commercio di ferro e rame, raggiungendo una solida posizione economica, che gli consente di far studiare i figli. Giacomo si laurea in Giurisprudenza a Bologna nel 1907 e ben presto si avvicina alla politica, nel solco paterno. Il giovane Matteotti è in prima fila nel sostenere le lotte bracciantili e apprezzato amministratore locale. Convinto antimilitarista, si schiera contro la guerra di Libia. Durante la Grande guerra, in cui non viene arruolato in quanto unico figlio superstite di madre vedova, è attivamente neutralista e perciò condannato a tre anni di confino presso Messina. Nel 1916 sposa col solo rito civile la poetessa Velia Titta e nel ‘18 nasce a Roma il figlio Giancarlo (cui seguiranno Matteo e Isabella).
Nel dopoguerra emerge come una delle personalità rilevanti del socialismo riformista italiano, da subito tra i più lucidi e decisi oppositori del nascente fascismo. Eletto deputato di Ferrara-Rovigo nel ‘19 e nel ‘21, ben prima della marcia su Roma denuncia lo squadrismo finanziato dagli agrari nell’Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia. Dalla fine del 1922 è segretario del Partito socialista unitario, che riunisce i riformisti allontanati dalla maggioranza massimalista del Psi, da cui già si era staccato nel gennaio del 1921 il Partito Comunista d’Italia. Nel 1923 pubblica Un anno di dominazione fascista. Nel luglio dello stesso anno, durante il primo governo Mussolini (voluto da re, agrari e industriali, sostenuto da nazionalisti e ampi settori liberali), l’antifascista Don Sturzo, su pressione del Vaticano, si dimette da segretario del Partito popolare: ne segue presto la benevola astensione dei deputati del Ppi sulla nuova legge elettorale Acerbo (a cui Sturzo si era sempre opposto), che elimina il proporzionale e assicura, a chi raggiunga il 25% dei votanti, il 65% degli eletti.
Matteotti esprime la sua profonda preoccupazione in una lettera a Turati precedente le elezioni del 1924: «È necessario prendere, rispetto alla dittatura fascista, un atteggiamento diverso da quello tenuto fin qui; la nostra resistenza al regime dell'arbitrio deve essere più attiva, non bisogna cedere su nessun punto (...) Nessuno può lusingarsi che il fascismo dominante deponga le armi e restituisca spontaneamente all'Italia un regime di legalità e libertà». I risultati del 6 aprile consegnano al listone di Mussolini la grande maggioranza dei seggi alla Camera,dopo una campagna elettorale caratterizzata da intimidazioni, violenze, brogli, che Matteotti, rieletto per la terza volta, denuncia con grande fermezza nella seduta del 30 maggio. «Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni», dice Matteotti. E rivolto ai vocianti parlamentari fascisti: «Per vostra stessa conferma nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà... Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza». Al termine si rivolge ai compagni di partito: «Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me».
Il 10 giugno Matteotti è rapito e brutalmente assassinato da un gruppo di squadristi, direttamente collegati ad alti gerarchi del fascismo. Seppellito in un bosco nelle vicinanze di Roma, viene ritrovato due mesi dopo. Nonostante l’ondata di sdegno, che coinvolge anche strati moderati e conservatori, le forze antifasciste si dimostrano incapaci e divise. Mussolini, ricevuta la fiducia al Senato il 25 giugno (col voto favorevole dei liberali, proposto da Croce), approfitta della scelta delle opposizioni di disertare la Camera (“Aventino”) per varare i decreti contro la libertà di stampa, giungendo più forte che mai alla seduta del 3 gennaio 1925, nella quale così si esprime: «Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (…) Se il fascismo è stato una associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere».
Piero Gobetti fu tra i pochi a cogliere subito che il fascismo aveva individuato «in Matteotti l’avversario vero, l’oppositore più intelligente e più irreducibile tra i socialisti unitari, il più giovane d’anni e d’animo. (…) Nulla di fortuito dunque nel suo assassinio». Nello stesso articolo (17 giugno 1924), ne descrive le qualità essenziali in questi termini: assenza di ogni demagogia, competenza in materia economica, capacità organizzativa, energia, determinazione. Ben più pericolosa di tanti proclami massimalistici e rivoluzionari si era rivelata per il fascismo l’assoluta intransigenza del riformista Matteotti.
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sabato 8 marzo 2014
Ci troviamo sabato 15 marzo alle ore 15,30
presso la sede di via Borghetto 2i a Piacenza
(II piano) per l’annuale assemblea dei soci di Cittàcomune
Si tratta di fare un bilancio politico del lavoro svolto, di approvare quello economico, di tracciare qualche linea per l’attività futura, di rinnovare cariche e organismi dell’Associazione (Presidente, Direttivo, Tesoriere). È un adempimento statutario, ma noi vorremmo che fosse il meno rituale possibile, un’occasione di discussione reale e orientamento per il futuro. Piergiorgio Bellocchio, Marco Tanzi e Massimo Gardani – rispettivamente Presidente, Coordinatore del Direttivo e Tesoriere uscenti – ci proporranno valutazioni e idee sul fatto e sul da farsi, a partire dalle quali si aprirà la discussione.
Siamo all’ottavo anno di attività, totalmente autofinanziata con tesseramento e sottoscrizioni, e autogestita con lavoro volontario. Più che in passato abbiamo bisogno oggi del contributo e dell’intelligenza di tutti per andare avanti. Critiche e proposte sono sollecitate e ben accette (e magari fa bene anche qualche apprezzamento). Che cosa va del nostro lavoro? In cosa dobbiamo cambiare? Tu cosa vorresti che facessimo e cosa direttamente vorresti fare con noi? Se ci aiuti a mettere a fuoco meglio (e a rispondere a) queste domande, sarà senz’altro una buona assemblea.
Noi che ti scriviamo ci chiamiamo il Direttivo allargato o anche “quelli del giovedì”, cioè quelli che, attraverso un non sempre agevole dibattito interno, coordinano l’attività pubblica
dell’Associazione. Dal nostro punto di osservazione, Cittàcomune è innanzitutto un luogo dove sono ancora possibili un pensiero e un’azione non predeterminati dalle correnti mediatiche.
Opponiamo resistenza alla cattiva omologazione, che ci impedisce di capire l’essenziale del mondo in cui siamo, di elaborare le esperienze, persino di ricordare, in certi casi, ciò che è successo la settimana o il mese scorsi. Se ci dai una mano anche tu, forse possiamo fare di più e meglio.
www.cittacomune.it cittacomune@gmail.com
Dunque, se puoi, ti aspettiamo sabato pomeriggio (15 marzo)
il Direttivo uscente
di Cittàcomune
L’assemblea è dalle 15,30 alle 18,30 (aperta a tutti gli interessati). Dalle 16 alle 19 i soci possono votare per Presidente, Direttivo e Tesoriere. E poi non ci faremo mancare un bicchiere di bianco…
mercoledì 11 dicembre 2013
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domenica 1 dicembre 2013
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domenica 24 novembre 2013
Piacenza, venerdì 29 novembre 2013, alle ore 21
Salone “N. Mandela” Camera del Lavoro
via XXIV maggio 18
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…
Una riflessione pubblica a più voci, in memoria di Maurizio Mantovani, a un anno dalla scomparsa
Intervengono tra gli altri: Giacomo Berni, Giovanni Callegari, Gianni D’Amo, Giacomo Ercoli, Giuseppe Lusignani, Gaetano Mantovani, Sandro Miglioli, Andrea Paparo, Mino Politi, Luigi Rabuffi, Francesco Timpano, Nando Tribi, Gianluca Zilocchi
Il lavoro nel mondo globalizzato cresce esponenzialmente, in modo inversamente proporzionale alla sua visibilità pubblica. La nostra vita quotidiana dipende sempre più da ciò che si produce nelle sterminate periferie industriali asiatiche o nelle miniere sudamericane, ma è come se non lo sapessimo. Certamente ne parliamo troppo poco. Nel nostro Paese una larga fetta del “nuovo” lavoro in vario modo subalterno è esclusa, almeno in parte, da diritti e ammortizzatori sociali, mentre la crisi ha accentuato la sostanziale esclusione dei giovani dal mondo del lavoro e minato il tessuto produttivo italiano, massicciamente connotato da piccola e piccolissima impresa.
Si va smarrendo la consapevolezza che qualità e dignità del lavoro, conservazione del territorio e dell’ambiente, dispiegamento dei processi di coesione sociale - nel rispetto delle identità culturali di ciascuno - vanno perseguiti insieme. Ci si è dimenticati che l’agire economico di vero e durevole successo è sempre anche un agire etico, orientato oltre il vantaggio momentaneo, in progetti di lungo respiro, nei quali intelligenze e competenze delle donne e degli uomini sono ciò che conta veramente. Le relazioni tra gli uomini e con l’ambiente circostante si determinano reciprocamente: irresponsabilità, disprezzo di sé e del prossimo vanno a braccetto col degrado di ciò che ci circonda.
Maurizio Mantovani ha dedicato gran parte della sua troppo breve vita a comprendere i processi in continua trasformazione entro i quali si riproducono le società e le relazioni tra gli uomini. E ad agire di conseguenza, praticando la responsabilità personale dentro grandi organizzazioni collettive. Dalla militanza giovanile nel Psiup a quella nel Pci, dalla scelta del lavoro operaio in Rdb e in De Rica all’impegno nei Consigli di fabbrica e nella Cgil, fino alle responsabilità di segretario provinciale della Fulc e poi della Flm, e ancora all’impegno nelle Istituzioni democratiche come eletto (Regione Emilia Romagna) e come dipendente (Provincia di Piacenza), Maurizio ha saputo costantemente proporre una felice sintesi tra estremo realismo e grandi ideali di dignità e giustizia, a cui è rimasto fedele fino agli ultimi giorni di vita e lavoro. Pensiamo che ricordarlo possa aiutarci ad essere più lucidi e insieme più generosi. Ne abbiamo tutti bisogno.
Gaetano Mantovani, con Antonio Baldini, Giovanni Callegari, Piero Clava, Giacomo Ercoli, Pierluigi Filippi, Sandro Miglioli, Renée Tirelli, Gianluca Zilocchi… anche a nome di tanti altri amici e compagni
(Un ringraziamento alla Cgil piacentina e a Cittàcomune, per l’ospitalità e l’aiuto organizzativo)
domenica 3 novembre 2013
mercoledì 23 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
Del fare libri - Una stanza all'Einaudi
DEL FARE LIBRI
Tra cultura e politica, prima e dopo il ‘68
Luca Baranelli - Francesco Ciafaloni
Una stanza all’Einaudi
(a cura di Alberto Saibene, Quodlibet 2013)
Ne discutono in pubblico il curatore, gli autori e Piergiorgio Bellocchio
Tra cultura e politica, prima e dopo il ‘68
Piacenza via Sant’Eufemia 12 - Martedì 15 ottobre h. 17.30 -
presso Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano
Cittàcomune propone la presentazione del volume:Luca Baranelli - Francesco Ciafaloni
Una stanza all’Einaudi
(a cura di Alberto Saibene, Quodlibet 2013)
Ne discutono in pubblico il curatore, gli autori e Piergiorgio Bellocchio
L’Einaudi è stata la più importante casa editrice italiana del Novecento. Nelle sue stanze hanno lavorato Cesare Pavese, Italo Calvino, Natalia Ginzburg. Lì hanno discusso programmi editoriali Primo Levi, Norberto Bobbio, Franco Venturi, Gianfranco Contini, per citare solo alcuni dei grandi nomi che hanno frequentato gli uffici di via Biancamano a Torino.
Luca Baranelli e Francesco Ciafaloni, redattori Einaudi tra gli anni ‘60 e ‘80, sono stati testimoni di quelle vicende e amici di alcuni dei protagonisti. In Una stanza all’Einaudi rievocano oggi due decenni di storia della casa editrice, dalle profonde lacerazioni prodotte dal “caso Fofi” nel 1963, alla grave crisi finanziaria del 1983. La lunga conversazione con Alberto Saibene, che apre il volume, approfondisce aspetti finora trascurati della vicenda einaudiana: il “fiuto” di Giulio Einaudi, il funzionamento della macchina editoriale e la difficile arte del fare buoni libri, le tensioni politiche nella casa editrice negli anni a cavallo del ‘68.
Luca Baranelli (Siena, 1936) ha lavorato dal 1962 al 1985 nella redazione di Einaudi. Si occupa da anni di Italo Calvino, di cui ha curato fra l’altro per Mondadori Album Calvino (con E. Ferrero, 1995), Lettere 1940-1985 (2000), Sono nato in America… Interviste 1951-1985 (2012). Con le Edizioni della Normale di Pisa ha pubblicato la Bibliografia di Italo Calvino (2007). Ha inoltre curato scritti di Bilenchi, Cases, Colorni, Contini, Renato Solmi, Timpanaro. Già collaboratore, dagli anni Sessanta, di “Quaderni piacentini”, collabora attualmente a “Una città”.
Francesco Ciafaloni, nato nel 1937 in Abruzzo, ha lavorato per l’Eni come ingegnere fino al 1966, poi presso l’editore Boringhieri. Dal 1970 alla crisi del 1983 è stato redattore Einaudi. Si è poi occupato di lavoro e di immigrati. È stato presidente del comitato “oltre il razzismo”. Ha scritto tra l’altro I diritti degli altri (Minimum Fax, 1998) e Il destino della classe operaia (Edizioni dell’Asino, 2012). Ha collaborato negli anni a varie riviste, da “Quaderni piacentini” a “Linea d’ombra”, da “Lo straniero” a “Una città”.
Alberto Saibene (Varese, 1965) è editor della casa editrice Hoepli, consulente delle Edizioni di Comunità e fondatore nel 2012 di Humboldt Books. Ha curato, di Adriano Olivetti, Fabbrica e comunità. Scritti autobiografici (Edizioni dell’Asino, 2011) e l’antologia Il mondo che nasce (Edizioni di Comunità, 2013). Si occupa di storia della cultura italiana del Novecento. Ha scritto su “Linea d’ombra” e “Lo straniero”, collabora a “Una città” e “Doppiozero”.
venerdì 6 settembre 2013
Un ricordo a più voci
Un ricordo a più voci
di Emilio Politi
Piacenza - Venerdì 13 settembre dalle ore 18,30 presso lo Spazio Rosso Tiziano via Taverna 41
giovedì 13 giugno 2013
IV Serata Cittàcomune
Piacenza - venerdì 21 giugno dalle h 18
coop. La Magnana - strada Magnana 20
da via Rigolli imboccare via Bubba, superare “Il Germoglio”e il sottopasso Tangenziale
SERATAcittàcomune
cibo e musica per stare insieme, discutendo di cosa stiamo facendo e cosa vogliamo fare
“Il Paese smarrito”
Un confronto a più voci sulla crisi della democrazia italiana, tra economia e società, mass-media e politica
Ne discutono con i presenti dalle ore 18.30: Piergiorgio Bellocchio Cristian Camisa, Gianni D’Amo, Gaetano Mantovani, Mino Politi, Giovanni Smerieri, Luigi Squeri, Marco Tanzi
A seguire: aperitivo alcolico e analcolico - salumi
- dalle ventuno piatti caldi - … e per finire i dolci
La Magnana è un luogo ospitale e accogliente per tutti, dai bambini agli anziani. Sono graditi doni in forma di torte e bevande. Il buffet è a offerta libera, il ricavato della serata andrà a sostegno della coop. La Magnana
Cantano per noi Mauro Sbuttoni e Gianni Bernardini
QUARTASERATAcittàcomune
TESSERAMENTO 2013 Cittàcomune è un’associazione politico-culturale autogestita attraverso l’impegno volontario dei soci e autofinanziata dal tesseramento annuale.
coop. La Magnana - strada Magnana 20
da via Rigolli imboccare via Bubba, superare “Il Germoglio”e il sottopasso Tangenziale
SERATAcittàcomune
cibo e musica per stare insieme, discutendo di cosa stiamo facendo e cosa vogliamo fare
“Il Paese smarrito”
Un confronto a più voci sulla crisi della democrazia italiana, tra economia e società, mass-media e politica
Ne discutono con i presenti dalle ore 18.30: Piergiorgio Bellocchio Cristian Camisa, Gianni D’Amo, Gaetano Mantovani, Mino Politi, Giovanni Smerieri, Luigi Squeri, Marco Tanzi
A seguire: aperitivo alcolico e analcolico - salumi
- dalle ventuno piatti caldi - … e per finire i dolci
La Magnana è un luogo ospitale e accogliente per tutti, dai bambini agli anziani. Sono graditi doni in forma di torte e bevande. Il buffet è a offerta libera, il ricavato della serata andrà a sostegno della coop. La Magnana
Cantano per noi Mauro Sbuttoni e Gianni Bernardini
QUARTASERATAcittàcomune
TESSERAMENTO 2013 Cittàcomune è un’associazione politico-culturale autogestita attraverso l’impegno volontario dei soci e autofinanziata dal tesseramento annuale.
venerdì 7 giugno 2013
Un'idea di Europa
Cittàcomune partecipa al Festival delle Nuove Resistenze (Piacenza, 31 maggio-2 giugno 2013)
Sabato 1 giugno - Cortile di Palazzo Farnese - ore 11,30
Un'idea di Europa
Letture e riflessioni a partire da
Lettere di condannati a morte della Resistenza europea
Ne discutono tra loro e con i presenti
Piergiorgio Bellocchio e Gianni D'Amo
Anteprima in mostra nei giorni del Festival a Palazzo Farnese
Italia mon amour
Progetto fotobiografico di Sergio ferri e Jacopo Aquino. Foto di Sergio Ferri
Un viaggio tra le famiglie migranti della nostra città
Sabato 1 giugno - Cortile di Palazzo Farnese - ore 11,30
Un'idea di Europa
Letture e riflessioni a partire da
Lettere di condannati a morte della Resistenza europea
Ne discutono tra loro e con i presenti
Piergiorgio Bellocchio e Gianni D'Amo
Anteprima in mostra nei giorni del Festival a Palazzo Farnese
Italia mon amour
Progetto fotobiografico di Sergio ferri e Jacopo Aquino. Foto di Sergio Ferri
Un viaggio tra le famiglie migranti della nostra città
lunedì 20 maggio 2013
sabato 23 marzo 2013
La crisi, due o tre cose che sappiamo di lei/2
Piacenza, Giovedì 28 marzo 2013, ore 21
Auditorium Fondazione,via S. Eufemia 12
Cittàcomune propone un incontro su intellettuali
società e potere, ieri e oggi, a partire dal libro
Savinio Noventa Fortini Bianciardi Bellocchio
Una raccolta di saggi di Matteo Marchesini (Ed. dell’Asino, 2012)
Piergiorgio Bellocchio e Matteo Marchesini
«Ecco: l’estetismo è uno dei massimi nemici comuni di questi scrittori. Tutti, infatti, rifiutano di ricucire artificialmente lo iato tra la vita e la pagina. Lasciano capire che la scrittura e le idee non possono mai esaurire la realtà: sono cioè intimamente dialettici, e offrono insieme al pensiero il suo antidoto. Ciò significa che si tratta di autori nel senso più alto emancipatorî… Nessuno di loro respinge di per sé il concetto di autorità: ma tutti in qualche modo pretendono che ogni gerarchia, politica e culturale, venga ridiscussa di continuo, perché i suoi valori possano coincidere il più possibile con valori reali - perché insomma “essere” e “apparire” mantengano un sia pur labile legame». (Matteo Marchesini)
Piergiorgio Bellocchio ha fondato con Grazia Cherchi e diretto per circa vent’anni “Quaderni piacentini”. Ha esordito nella narrativa con I piacevoli servi (Mondadori, 1966). La sua produzione critica e saggistica è raccolta in vari volumi, tra cui: Dalla parte del torto (Einaudi, 1989), Eventualmente (Rizzoli,1993), L’astuzia delle passioni (Rizzoli, 1995), Oggetti smarriti (Baldini&Castoldi, 1996), Al di sotto della mischia. Satire e saggi (Libri Scheiwiller, 2007). Nel 2010 Quodlibet ha pubblicato, Diario.1985-1993, riproduzione fotografica integrale dell’omonima rivista interamente redatta da Piergiorgio Bellocchio e Alfonso Berardinelli.
Matteo Marchesini collabora all’annuario critico di poesia curato da Giorgio Manacorda (Castelvecchi). Dal 1999 al 2003 ha gestito a San Giovanni in Persiceto (Bo) una piccola libreria specializzata per ragazzi. Nel 2003 ha pubblicato il libro di poesie Asilo (Arezzo, Ed. degli Amici), nel 2004 ha vinto il Premio di narrativa Iceberg con la raccolta di racconti Le donne spariscono in silenzio (Bologna, Pendragon, 2005). Marchesini collabora alle pagine culturali di vari giornali e riviste, tra cui “Lo Straniero”, “Il Foglio”, “Il Sole 24 ore”. In Soli e civili. Savinio Noventa Fortini Bianciardi Bellocchio (Edizioni dell’Asino, 2012) raccoglie alcuni ritratti critici già in parte pubblicati su quotidiani o riviste.
Il direttivo della VI Assemblea generale di cittàcomune
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domenica 10 marzo 2013
La crisi, due o tre cose che sappiamo di lei/1
La crisi, due o tre cose che sappiamo di lei/1
Piacenza, Venerdì 15 marzo 2013, ore 21
Auditorium Fondazione,via S. Eufemia 12
Cittàcomune organizza un incontro pubblico con Riccardo Bellofiore e Giovanna Vertova, dell’Università di Bergamo, che analizzano la crisi globale in corso a partire da una lettura della natura di classe e patriarcale del capitalismo oggi.
La fine dell’innocenza. La crisi europea e italiana, nella crisi globale
Una prospettiva di classe e di genere
Ne discutono tra loro e con i presenti
Riccardo Bellofiore e Giovanna Vertova
La crisi del “nuovo” capitalismo globale, dominato dai money manager e dalla crescita esponenziale delle attività finanziarie, è esplosa violentemente con la crisi del debito privato. La crisi europea e del debito pubblico non è una riedizione di quella del 1992, né il meccanico esito degli squilibri commerciali, ma il “rimbalzo” di quella globale.
Essa è ulteriormente resa drammatica dalla frantumazione politica e sociale europea e dalle politiche di austerità. La dissoluzione dell’euro avrebbe però esiti catastrofici per i lavoratori. La crisi capitalistica – sottolineano i relatori – ha oggi un segno di classe e di genere: coniuga l'attacco al lavoro con quello alla riproduzione sociale. La sinistra appare ferma a una critica etica e/o distributiva, divisa tra subalternità al social-liberismo e incapacità di mettere in questione il modo di produzione, a partire dalla sua natura di classe e patriarcale. Una alternativa autentica dovrebbe coniugare una politica monetaria di rifinanziamento dei disavanzi degli Stati e di mutualizzazione del debito pubblico europeo con una socializzazione delle economie e una gestione della spesa pubblica in grado di definire il cosa, come e quanto produrre.
Riccardo Bellofiore è docente di Economia Politica all’Università di Bergamo. Si occupa di macroeconomia monetaria e della globalizzazione, come anche di storia e metodologia del pensiero economico, a partire da una continuamente rivisitata formazione marxiana. Tra i suoi ultimi lavori, La crisi capitalistica: la barbarie che avanza e La crisi globale: l'Europa, l'euro, la Sinistra (entrambi da Asterios 2012). Nel 2008 ha curato e introdotto la ristampa da Bollati Boringhieri del libro di Hyman P. Minsky, Keynes e l'instabilità del capitalismo.
Giovanna Vertova è docente di Economia Politica all’Università di Bergamo. Si occupa di industria e innovazione, economia regionale e locale, ed economia di genere. Tra i suoi ultimi lavori, "Il mercato del lavoro in un’ottica di genere” (in La costruzione del genere. Norme e regole, a cura di B. Pezzini, Bergamo University Press – Sestante Edizioni) e “Women on the verge of a nervous breakdown: the gender impact of the crisis” (in The Political Economy of Public Debt & Austerity in the EU, a cura di E. Papadopoulou e G. Sakellaridis, Nissos Publications).
giovedì 28 febbraio 2013
Sesta Assemblea Generale di Cittàcomune
Piacenza, sabato 9 marzo 2013 - ore 16-19
Sala “Giordano Bruno”, via G. Bruno 6
SESTA ASSEMBLEA GENERALE DI
c i t t à c o m u n e
(l’assemblea è pubblica e aperta, oltre che ai soci, a tutti gli interessati)
P r o g r a m m a
15.30-16.00: insediamento presidenza e programmazione lavori
16.00-17.00:
• relazione bilancio economico-organizzativo (Massimo Gardani)
• relazione sull’attività civico-politica svolta (Marco Tanzi)
• relazione sul lavoro culturale (Piergiorgio Bellocchio)
17.00-19.00: saluti degli ospiti e dibattito tra i soci
approvazione bilancio ed eventuali documenti politico-programmatici
Dalle ore 17 alle ore 19 si potrà votare per eleggere
Direttivo, Presidente e Tesoriere dell’Associazione
Sala “Giordano Bruno”, via G. Bruno 6
SESTA ASSEMBLEA GENERALE DI
c i t t à c o m u n e
(l’assemblea è pubblica e aperta, oltre che ai soci, a tutti gli interessati)
P r o g r a m m a
15.30-16.00: insediamento presidenza e programmazione lavori
16.00-17.00:
• relazione bilancio economico-organizzativo (Massimo Gardani)
• relazione sull’attività civico-politica svolta (Marco Tanzi)
• relazione sul lavoro culturale (Piergiorgio Bellocchio)
17.00-19.00: saluti degli ospiti e dibattito tra i soci
approvazione bilancio ed eventuali documenti politico-programmatici
Dalle ore 17 alle ore 19 si potrà votare per eleggere
Direttivo, Presidente e Tesoriere dell’Associazione
sabato 23 febbraio 2013
Cittàcomune: la tessera 2013 dedicata a Beppe Fenoglio
Beppe Fenoglio nasce nel 1922 ad Alba, dove vive fino alla prematura morte nel 1963. Il padre, di origine contadina, gestisce la macelleria in centro dove aveva iniziato come garzone. Con lo studio già al ginnasio della lingua inglese, nasce presto in Fenoglio la passione per la civiltà e la letteratura anglosassone, in cui va scoprendo un rigore e una moralità alternativi all’ideologia e propaganda fascista. Da ragazzo sogna di essere un soldato del New model army di Cromwell, «con la Bibbia nello zaino e il fucile a tracolla». Al liceo l’incontro con due “maestri di antifascismo”: il professore di italiano Leonardo Cocito (impiccato dai tedeschi il 7 settembre del ‘44); quello di storia e filosofia Pietro Chiodi (della cui esperienza partigiana è testimonianza esemplare Banditi, 1961). Iscritto alla Facoltà di Lettere a Torino, nel gennaio del ‘43 è chiamato alle armi come allievo ufficiale. Dopo l’8 settembre riesce a rientrare ad Alba, dove già in dicembre partecipa all’assalto della caserma dei carabinieri per liberare i padri dei renitenti alla leva fascista. Inizia per Fenoglio, prima in una brigata garibaldina e poi con le formazioni autonome, l’esperienza decisiva della sua vita, la guerra partigiana. Dopo la Liberazione rinuncia agli studi e alla laurea, che, anche quale ex combattente, conseguirebbe con facilità. Alla madre che comprensibilmente lo assilla risponde che la sua laurea sarà il primo libro pubblicato. Dal ‘47 lavora come corrispondente con l’estero in un’azienda vinicola di Alba (conosce bene inglese e francese), modesto impiego che mantiene fino alla morte e che tra l’altro gli lascia molto tempo per scrivere. Si sposa nel 1960 col solo rito civile, scelta scandalosa allora nel suo milieu. E sul letto di morte dispone che laiche siano anche le esequie: «Funerale civile, di ultimo grado, domenica mattina, senza soste, fiori e discorsi».
«Scrittore e partigiano» vorrebbe scritto sulla sua lapide. «Partigiano in aeternum» si autobattezza il suo Johnny, nell’omonimo romanzo pubblicato postumo nel 1968. La guerra partigiana è il tema costante e privilegiato, quasi esclusivo, della narrativa di Fenoglio, e le dispute di critici e filologi sulla sperimentazione linguistica nell’incompiuto Partigiano Johnny non dovrebbero offuscare la peculiare riuscita – per concentrazione emotiva e stilistica, scatto e misura narrativa – dei Ventitré giorni della città di Alba (1952) e di Una questione privata (1963). Nella pur vastissima letteratura sulla Resistenza, i suoi libri si impongono sopra tutti (con pochi altri, I piccoli maestri di Meneghello, edito nel ‘64, tra questi): la loro qualità trascende il giudizio estetico e investe la sfera della storia e della morale collettiva.
La sua Resistenza, priva di ogni accento celebrativo, vorrebbe rifondare l’Italia su valori di verità libertà giustizia, con connotati prima etici che politici. La guerra partigiana – «pro aris et focis», cioè combattuta in casa propria, a difesa del focolare e dei pochi beni – intreccia inscindibilmente Resistenza e civiltà contadina, l’altro grande tema di Fenoglio, argomento del romanzo breve La malora (1954) e di numerosi racconti. Le sue Langhe, più che scenario o sfondo, sono protagoniste di una guerra in cui i contadini sono inevitabilmente coinvolti, con la partecipazione attiva, l’aiuto ai partigiani, i rischi di rappresaglie che consapevolmente corrono, la miseria che dividono con i combattenti. Ai due temi della guerriglia e del mondo contadino, si aggiunge in Una questione privata quello dell’amore “romantico” di Milton per Fulvia. Ma l’immissione del motivo “privato” non attenua, non sfuoca il tema fondamentale: destino individuale e sorte collettiva si incrociano e si scontrano a ogni pagina, alla ricerca di una verità che va al di là della “questione privata”. Sapere la verità, per vivere – e morire – nella verità.
Ha scritto Italo Calvino nella Prefazione del 1964 al suo Sentiero dei nidi di ragno, uscito in prima edizione nel ‘47:
«E fu il più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava, Beppe Fenoglio, e arrivò a scriverlo e nemmeno a finirlo (Una questione privata), e morì prima di vederlo pubblicato, nel pieno dei quarant’anni. Il libro che la nostra generazione voleva fare, adesso c’è, e il nostro lavoro ha un coronamento e un senso, e solo ora, grazie a Fenoglio, possiamo dire che una stagione è compiuta, solo ora siamo certi che è veramente esistita: la stagione che va dal Sentiero dei nidi di ragno a Una questione privata.
Una questione privata è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la Resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione, e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. (...). È al libro di Fenoglio che volevo fare la prefazione: non al mio».
«Scrittore e partigiano» vorrebbe scritto sulla sua lapide. «Partigiano in aeternum» si autobattezza il suo Johnny, nell’omonimo romanzo pubblicato postumo nel 1968. La guerra partigiana è il tema costante e privilegiato, quasi esclusivo, della narrativa di Fenoglio, e le dispute di critici e filologi sulla sperimentazione linguistica nell’incompiuto Partigiano Johnny non dovrebbero offuscare la peculiare riuscita – per concentrazione emotiva e stilistica, scatto e misura narrativa – dei Ventitré giorni della città di Alba (1952) e di Una questione privata (1963). Nella pur vastissima letteratura sulla Resistenza, i suoi libri si impongono sopra tutti (con pochi altri, I piccoli maestri di Meneghello, edito nel ‘64, tra questi): la loro qualità trascende il giudizio estetico e investe la sfera della storia e della morale collettiva.
La sua Resistenza, priva di ogni accento celebrativo, vorrebbe rifondare l’Italia su valori di verità libertà giustizia, con connotati prima etici che politici. La guerra partigiana – «pro aris et focis», cioè combattuta in casa propria, a difesa del focolare e dei pochi beni – intreccia inscindibilmente Resistenza e civiltà contadina, l’altro grande tema di Fenoglio, argomento del romanzo breve La malora (1954) e di numerosi racconti. Le sue Langhe, più che scenario o sfondo, sono protagoniste di una guerra in cui i contadini sono inevitabilmente coinvolti, con la partecipazione attiva, l’aiuto ai partigiani, i rischi di rappresaglie che consapevolmente corrono, la miseria che dividono con i combattenti. Ai due temi della guerriglia e del mondo contadino, si aggiunge in Una questione privata quello dell’amore “romantico” di Milton per Fulvia. Ma l’immissione del motivo “privato” non attenua, non sfuoca il tema fondamentale: destino individuale e sorte collettiva si incrociano e si scontrano a ogni pagina, alla ricerca di una verità che va al di là della “questione privata”. Sapere la verità, per vivere – e morire – nella verità.
Ha scritto Italo Calvino nella Prefazione del 1964 al suo Sentiero dei nidi di ragno, uscito in prima edizione nel ‘47:
«E fu il più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava, Beppe Fenoglio, e arrivò a scriverlo e nemmeno a finirlo (Una questione privata), e morì prima di vederlo pubblicato, nel pieno dei quarant’anni. Il libro che la nostra generazione voleva fare, adesso c’è, e il nostro lavoro ha un coronamento e un senso, e solo ora, grazie a Fenoglio, possiamo dire che una stagione è compiuta, solo ora siamo certi che è veramente esistita: la stagione che va dal Sentiero dei nidi di ragno a Una questione privata.
Una questione privata è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la Resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione, e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. (...). È al libro di Fenoglio che volevo fare la prefazione: non al mio».
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