"Bloggopolis"
La Piazza delle Idee nella Città del Dialogo
Le idee sono il motore di una realtà che vive e respira al di là della nostra sola mente. Ecco allora spuntare Bloggopolis, uno spazio contemporaneo per dar voce a una città saggia e antica che vuole parlare, dialogare e conversare del presente e del futuro. Una piazza in cui raccogliere, attraverso i vostri commenti, il 'sentiment' di una popolazione a volte silenziosa e timida, sicuramente generosa e propositiva. Una polis del nostro tempo, la cui piazza virtuale sia specchio di una città che ci sta a cuore. Piacenza ‘città comune’.
lunedì 21 maggio 2018
“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO...” INCONTRO CON ANNA BRAVO
“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO...”
SESSANTOTTO
E CRITICA DEL PRESENTE.
TRE CONVERSAZIONI
PIACENZA - ORTI di VIA DEGANI -
ingresso da via Borghetto 124
Sabato 26 maggio ore 17,30
Il Sessantotto delle donne
e il femminismo
Una storia non solo italiana
Ne parla e discute con i presenti
ANNA BRAVO
lunedì 14 maggio 2018
“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO...” INCONTRO CON GUIDO VIALE
“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO...”
SESSANTOTTO
E CRITICA DEL PRESENTE.
TRE CONVERSAZIONI
PIACENZA - ORTI di VIA DEGANI
ingresso da via Borghetto 124
Sabato 19 maggio ore 17,30
Studenti e Sessantotto: se nella politica irrompe la vita
Dall'Università a Mirafiori
Ne parla e discute con i presenti
Guido Viale
domenica 29 aprile 2018
“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO...” INCONTRO CON BRUNO CARTOSIO
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venerdì 23 marzo 2018
XI Assemblea di Cittàcomune
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venerdì 23 febbraio 2018
la tessera 2018 dedicata ai duecento anni dalla nascita di Karl Marx
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KARL MARX (1818-1883)
Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri in una famiglia di borghesia ebraica assimilata. Dopo il Liceo studia Diritto e Filosofia a Bonn e a Berlino, dove si laurea con una tesi sulla Differenza tra la Filosofia della Natura di Democrito e di Epicuro. È il 1841: la pubblicazione dell’Essenza del Cristianesimoinfiamma i “giovani hegeliani” e fa di Feuerbach il fratello maggiore ideale per tentare il “parricidio” di Hegel, “padrone” della filosofia tedesca. Per Marx inizia presto (e durerà tutta la vita) il serrato corpo-a-corpo teorico con l’autore della Fenomenologia dello Spirito: ventenne, già vantava di averlo letto «da cima a fondo». In effetti è uno straordinario lettore: conosce i classici greci e latini, Goethe, Schiller e il romanzo francese; impara l’inglese sull’amato Shakespeare, legge Dickens e Thackeray; cita Dante e Machiavelli in italiano, in spagnolo leggerà Cervantes e Calderón (ormai vecchio, Puskin, Gogol’, Turgenev in russo). S’innamora di Jenny von Westphalen («la più bella ragazza di Treviri»), che gli sarà compagna per tutta la vita, affrontando per l’amato “Moro” (il soprannome di Marx in famiglia) anni di miseria: tre dei loro sei figli muoiono prematuramente. Nel ‘44 inizia a Parigi il lungo sodalizio con Friedrich Engels (1820-95, il padre è un commerciante tedesco e proprietario di fabbrica a Manchester). Insieme scoprono che «l’anatomia di ciò che Hegel chiamava società civile è l’economia politica»: dai Manoscritti economico-filosofici del ‘44, la critica dell’economia politica è il filo conduttore della ricerca marxiana.
Redattore della “Gazzetta renana” (poi direttore della “Nuova Gazzetta renana” nel ‘48-49). Marx incontra il socialismo utopistico nei libri e tra i lavoratori francesi. «La fraternità umana non è una frase, ma la verità presso di loro»: al proletariato, vittima dell’«ingiustizia universale», tocca il compito dell’emancipazione universale, dell’«emancipazione dell’umanità». Nel 1845 Engels documenta nella Situazione della classe operaia in Inghilterra le condizioni di lavoro e di vita nelle città industriali: emergono alienazione e abbrutimento (su cui tornerà Simone Weil in La condizione operaia quasi un secolo dopo). Intanto nell’Ideologia tedesca prende forma la concezione materialistica della Storia come contraddittorio alternarsi di modi di produzione, cioè di modalità nelle quali gli uomini «nella produzione materiale della loro esistenza, entrano tra loro in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà». La tensione etico-utopica lascia spazio alla vocazione scientifica, matura il passaggio del socialismo “dall’utopia alla scienza”, poi enfatizzato dal marxismo positivista in Germania e in Russia (proveranno a opporvisi marxisti come Lukács, Korsch, Gramsci). In un brillante e astioso pamphlet contro Proudhon (Miseria della filosofia, 1847), Marx sceglie la Rivoluzione contro ogni riformismo: la Lega dei Giusti diventa Lega dei Comunisti e al motto «Tutti gli uomini sono fratelli» si sostituisce «Proletari di tutti i Paesi unitevi». Esce nel ‘48 in quattro lingue, alla vigilia dell’insurrezione parigina di febbraio, il Manifesto dei Comunisti. Profeticamente vi si prospetta l’«autogoverno dei produttori», in cui «la libertà di ciascuno è condizione della libertà di tutti»: il proletariato «liberando se stesso libera tutta l’umanità».
All’indomani del Quarantotto (su cui scrive pagine memorabili), Marx si trasferisce per sempre a Londra. Qui studia per vent’anni gli economisti classici (Smith, Ricardo) e la produzione industriale. Scopre le leggi di valorizzazione del capitale, con il determinante contributo di Engels, che gli fornisce preziosi dati tecnico-produttivi, oltre a concreto aiuto economico (unica entrata di Marx è la collaborazione al “New York Daily Tribune”). Protagonista della I Internazionale dei lavoratori (1864-76), per cui redige i principali documenti teorico-politici, nel ‘67 pubblica il I libro del Capitale. Critica dell’economia politica (il II e il III sono pubblicati postumi da Engels). «Il mondo è un’immane distesa di merci», recita l’incipitdi impressionante attualità del capolavoro marxiano, la produzione delle quali maschera la riduzione delle relazioni umane a rapporti tra cose o funzioni. «Il farsi-mondo delle merci è il divenir-merce del mondo», chioserà cent’anni dopo Guy Debord, uno dei più acuti tra i suoi interpreti novecenteschi.
In tempi di rivoluzione digitale non sembri bizzarro riproporre il vecchio Marx: ha individuato nell’impersonale valorizzazione del capitale travestita in incessante produzione di merci (finanche immateriali) il moderno Leviatano, il deus ex machina del presente in cui viviamo, entro la mondializzazione di rapporti “video-mediati”. E se è vero che i tentativi di inverarne la proposta comunista (a partire dall’Ottobre sovietico) sono tragicamente falliti, il suo progetto di superare la separazione tra lavoro intellettuale e manuale, ideativo ed esecutivo – così traendo «da ciascuno secondo le sue capacità» per restituire «a ciascuno secondo i suoi bisogni» – mantiene piena validità. Forse non è a Marx che si deve guardare oggi per cambiare il mondo, che inesorabilmente si trasforma da sé: ma per ricominciare a capirlo sì.
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lunedì 15 gennaio 2018
LA NUOVA LEGGE ELETTORALE
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mercoledì 29 novembre 2017
Dalla parte del torto/De la parte equivocada (Limitare il disonore, vol. I)
Dalla copertina dell'edizione spagnola di:
Dalla parte del torto
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domenica 26 novembre 2017
SECONDO NOVECENTO Ciclo su Franco Fortini - Ultimo appuntamento
Piacenza Auditorium Fondazione
via S. Eufemia 12
Cittàcomune ha proposto tre serate per ricordare Franco Fortini (1917-1994)
e riflettere sulla sua attività di saggista e poeta, traduttore, critico, testimone.
Martedì 28 novembre ore 21 – incontro conclusivo
Fortini e la Storia,
tra ideologia e profezia
Ne parla e discute con i presenti
Alfonso Berardinelli
Alfonso Berardinelli è stato professore di Storia della critica letteraria all’Università di Venezia fino alle dimissioni volontarie nei
primi anni Novanta. Nel lontano 1973 ha pubblicato la prima monografia su Fortini (Franco Fortini, La Nuova Italia). Dai primi anni
Settanta fino alla chiusura nel 1984 ha collaborato a “quaderni piacentini”; dal 1985 al 1993 con Piergiorgio Bellocchio ha pubblicato
“Diario”, rivista interamente scritta e autoprodotta dai due autori (ristampa fotografica integrale, Diario, Quodlibet 2010), nel numero
10 del quale (giugno 1993) è tornato a occuparsi di Fortini in un ampio saggio polemico (“Stili dell’estremismo”). Critico e saggista,
collabora a quotidiani e riviste. La sua ampia produzione è raccolta in vari volumi, tra cui: Cento poeti. Itinerari di poesia (Mondadori,
1991); La poesia verso la prosa (Bollati Boringhieri, 1994), L’eroe che pensa (Einaudi, 1997); La forma del saggio (Marsilio, 2002,
premio Viareggio); Casi critici. Dal psotmoderno alla mutazione (Quodlibet, 2007).
Franco Fortini (pseudonimo di Franco Lattes) nasce a Firenze nel 1917. Frequenta l’ambiente intellettuale fiorentino, con una
precocissima avversione per l’Ermetismo e l’antifascismo crociano o estetizzante dei coetanei. Ebreo il padre, cattolica la madre,
entrambi non osservanti, ebbe un’educazione laica. Nella lettura della Bibbia, di Calvino, dell’esistenzialismo di Karl Barth sviluppa
una vocazione religiosa, fino all’adesione, ventenne, alla Chiesa Valdese: (“diventare cristiano fu il mio détour per diventare
socialista”). Laureato in Legge e in Lettere, nel 1941 è chiamato alle armi. Tra la caduta di Mussolini e l’8 settembre è nella Milano
devastata dai bombardamenti, dove assiste al crollo militare e civile del Paese. Ripara clandestinamente in Svizzera: qui riceve da
Silone nel ’44 la prima tessera del Partito socialista, che manterrà fino al ’58.
Dal 1945 si stabilisce a Milano. Tra gli animatori della rivista di Vittorini «Il Politecnico» (‘45-47), è scrittore e appassionato ideologo,
analista delle idee in quanto inseparabili dalle scelte morali e dall’azione politica, con un’acutezza e una sensibilità tormentate e
tormentose. Diviso fra Marx e Kierkegaard, situa nel lavoro culturale il trait d’union tra politica e vita, tra noi e io. “La parola cultura -
scrive già nel 1945 - fa pensare ai libri o allo studio… Per noi cultura è invece il modo nel quale gli uomini producono quanto è
necessario alla loro esistenza, la particolare maniera, mutevole per il mutare dei mezzi di produzione, con la quale essi entrano in
rapporto con gli altri uomini e con le cose. Cultura è la forma nella quale gli uomini, nella loro storia, si sono scambiati i prodotti del
lavoro, costruite capanne e cattedrali, scelte le parole dell’amore; è la forma varia nella quale hanno fissato i costumi, i riti, le leggi;
arato i campi, esplorato il mare, condotto gli eserciti, speculato i cieli, composto i poemi”.
Fortini lavora come giornalista («Avanti!»), pubblicitario (Olivetti), consulente editoriale, insegnante in Istituti tecnici milanesi e poi
all’Università di Siena. All’opera di poeta e traduttore, affianca l’intensa attività di saggista-critico. Tra gli anni ’50 e i ’70 scrive
principalmente su riviste militanti: «Discussioni» (1949-53), «Officina» (1955-59), «Ragionamenti» (1955-57), «quaderni piacentini»
(1962-84); successivamente anche su settimanali e quotidiani di ampia tiratura («Corriere della Sera», «L’Espresso», «Il Sole 24
ore», «il manifesto»). La sua produzione poetica e le sue scritture militanti confluiscono in molti volumi. Da Einaudi escono Foglio di
via e altri versi (1946) e il diario di un viaggio in Cina Asia maggiore (1956); negli stessi anni per Comunità traduce Kierkegaard e
Simone Weil, e successivamente Proust, Éluard e, in collaborazione con la moglie Ruth Leiser, Brecht, e il Faust di Goethe in
dialogo con l’amico Cases. Nel 1957, all'indomani della rivolta ungherese, pubblica da Feltrinelli Dieci inverni 1947-57. Contributi a
un discorso socialista, estremo tentativo di riannodare nell'autocritica il filo di un socialismo possibile, dopo le traciche delusioni
seguite alle speranze della Resistenza. Tra i primi a cogliere i segni della modernizzazione capitalistica anche in Italia (del 1961 è la
Lettera ad amici di Piacenza, poi in L’ospite ingrato, De Donato 1966), negli anni ’60-’70 Fortini è uno dei “padri” della Nuova sinistra.
Prima e dopo il Sessantotto, ridefinisce radicalmente i rapporti tra intellettuali e potere in molti saggi e libri: Verifica dei poteri. Scritti
di critica e di istituzioni letterarie (Il Saggiatore, 1965), I cani del Sinai (De Donato, 1967), Saggi italiani (De Donato, 1975), Questioni
di frontiera. Scritti di politica e letteratura 1965-1977 (Einaudi, 1977). Raccoglie la produzione poetica in Una volta per sempre.
Poesie 1938-1973 e Paesaggio con serpente. Versi 1973-1983 (Einaudi, 1978 e 1984). Da Garzanti pubblica nel 1984 Insistenze.
Cinquanta scritti 1976-1984, affilata critica del “nichilismo” degli anni Ottanta, e, dopo la caduta del Muro, Extrema ratio. Note per un
buon uso delle rovine. Del 1991 è Non solo oggi. Cinquantanove voci (Ed. Riuniti), “dizionario” di temi e parole-chiave di mezzo
secolo di lavoro culturale. Attraverso Pasolini (Einaudi, 1992) riassume la tormentata storia dei loro rapporti. Il suo testamento
poetico, Composita solvantur, esce da Einaudi nel 1994, l’anno in cui Fortini muore a Milano il 28 novembre. Nel 1996-97 esce
postumo Disobbedienze, scritti sul manifesto 1972-1994 (prefazione di Rossana Rossanda), nel 2003 il Meridiano Saggi ed
epigrammi e nel 2014, sempre per Mondadori, Tutte le poesie (entrambi a cura e con introduzione di Luca Lenzini).
domenica 19 novembre 2017
SECONDO NOVECENTO Ciclo su Franco Fortini - Secondo appuntamento
SECONDONOVECENTO
FRANCO FORTINI
TRE INCONTRI NEL CENTENARIO DELLA NASCITA
Piacenza Auditorium Fondazione via S.Eufemia 12
Cittàcomune propone tre serate per ricordare Franco Fortini (1917-1994)
e riflettere sulla sua attività di saggista e poeta, traduttore, critico, testimone.
Giovedì 23 novembre ore 21 – secondo incontro
Prima e dopo il ‘68. Cultura e politica
Presenza e rilevanza della ‘voce’ di Fortini nei “quaderni piacentini”
Ne parla e discute con i presenti Piergiorgio Bellocchio
Piergiorgio Bellocchio ha fondato con Grazia Cherchi nel 1962 e diretto per oltre vent’anni “quaderni piacentini”, la più importante rivista della
Nuova sinistra italiana. Pur privilegiando la scrittura critico-saggistica, ha esordito come narratore con I piacevoli servi (Mondadori 1966). Dal 1985
al 1993 ha pubblicato “Diario”, rivista interamente scritta e autoprodotta con il solo Alfonso Berardinelli, in compagnia di grandi del passato di volta
in volta antologizzati (ristampa fotografica integrale, Diario, Quodlibet 2010). La sua precedente produzione è raccolta in vari volumi, tra cui: Dalla
parte del torto (Einaudi, 1989), Eventualmente e L’astuzia delle passioni (Rizzoli, 1993 e 1995), Oggetti smarriti (Baldini& Castoldi, 1996), Al di sotto
della mischia. Satire e saggi (Libri Scheiwiller, 2007). È presidente onorario di Cittàcomune, dopo esserne stato per molti anni il presidente effettivo.
Franco Fortini (pseudonimo di Franco Lattes) nasce a Firenze nel 1917. Frequenta l’ambiente intellettuale fiorentino, con una precocissima avversione per l’Ermetismo e l’antifascismo crociano o estetizzante dei coetanei. Ebreo il padre, cattolica la madre, entrambi non osservanti, ebbe un’educazione laica. Nella lettura della Bibbia, di Calvino, dell’esistenzialismo di Karl Barth sviluppa una vocazione religiosa, fino all’adesione, ventenne, alla Chiesa Valdese: (“diventare cristiano fu il mio détour per diventare socialista”). Laureato in Legge e in Lettere, nel 1941 è chiamato alle armi. Tra la caduta di Mussolini e l’8 settembre è nella Milano devastata dai bombardamenti, dove assiste al crollo militare e civile del Paese. Ripara clandestinamente in Svizzera: qui riceve da Silone nel ’44 la prima tessera del Partito socialista, che manterrà fino al ’58.
Dal 1945 si stabilisce a Milano. Tra gli animatori della rivista di Vittorini «Il Politecnico» (‘45-47), è scrittore e appassionato ideologo, analista delle idee in quanto inseparabili dalle scelte morali e dall'azione politica, con un’acutezza e una sensibilità tormentate e tormentose. Diviso fra Marx e Kierkegaard, situa nel lavoro culturale il trait d’union tra politica e vita, tra noi e io. “La parola cultura - scrive già nel 1945 - fa pensare ai libri o allo studio… Per noi cultura è invece il modo nel quale gli uomini producono quanto è necessario alla loro esistenza, la particolare maniera, mutevole per il mutare dei mezzi di produzione, con la quale essi entrano in rapporto con gli altri uomini e con le cose. Cultura è la forma nella quale gli uomini, nella loro storia, si sono scambiati i prodotti del lavoro, costruite capanne e cattedrali, scelte le parole dell’amore; è la forma varia nella quale hanno fissato i costumi, i riti, le leggi; arato i campi, esplorato il mare, condotto gli eserciti, speculato i cieli, composto i poemi”.
Fortini lavora come giornalista («Avanti!»), pubblicitario (Olivetti), consulente editoriale, insegnante in Istituti tecnici milanesi e poi all'Università di Siena. All'opera di poeta e traduttore, affianca l’intensa attività di saggista-critico. Tra gli anni ’50 e i ’70 scrive principalmente su riviste militanti: «Discussioni» (1949-53), «Officina» (1955-59), «Ragionamenti» (1955-57), «quaderni piacentini» (1962-84); successivamente anche su settimanali e quotidiani di ampia tiratura («Corriere della Sera», «L’Espresso», «Il Sole 24 ore», «il manifesto»).
La sua produzione poetica e le sue scritture militanti confluiscono in molti volumi. Da Einaudi escono Foglio di via e altri versi (1946) e il diario di un viaggio in Cina Asia maggiore (1956); negli stessi anni per Comunità traduce Kierkegaard e Simone Weil, e successivamente Proust, Éluard e, in collaborazione con la moglie Ruth Leiser, Brecht, e il Faust di Goethe in dialogo con l’amico Cases. Nel 1957, all'indomani della rivolta ungherese, pubblica da Feltrinelli Dieci inverni 1947-57. Contributi a un discorso socialista, estremo tentativo di riannodare nell'autocritica il filo di un socialismo possibile, dopo le traciche delusioni seguite alle speranze della Resistenza. Tra i primi a cogliere i segni della modernizzazione capitalistica anche in Italia (del 1961 è la Lettera ad amici di Piacenza, poi in L’ospite ingrato, De Donato 1966), negli anni ’60-’70 Fortini è uno dei “padri” della Nuova sinistra. Prima e dopo il Sessantotto, ridefinisce radicalmente i rapporti tra intellettuali e potere in molti saggi e libri: Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie (Il Saggiatore, 1965), I cani del Sinai (De Donato, 1967), Saggi italiani (De Donato, 1975), Questioni di frontiera. Scritti di politica e letteratura 1965-1977 (Einaudi, 1977). Raccoglie la produzione poetica in Una volta per sempre. Poesie 1938-1973 e Paesaggio con serpente. Versi 1973-1983 (Einaudi, 1978 e 1984). Da Garzanti pubblica nel 1984 Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984, affilata critica del “nichilismo” degli anni Ottanta, e, dopo la caduta del Muro, Extrema ratio. Note per un buon uso delle rovine. Del 1991 è Non solo oggi. Cinquantanove voci (Ed. Riuniti), “dizionario” di temi e parole-chiave di mezzo secolo di lavoro culturale. Attraverso Pasolini (Einaudi, 1992) riassume la tormentata storia dei loro rapporti. Il suo testamento poetico, Composita solvantur, esce da Einaudi nel 1994, l’anno in cui Fortini muore a Milano il 28 novembre. Nel 1996-97 esce postumo Disobbedienze, scritti sul manifesto 1972-1994 (prefazione di Rossana Rossanda), nel 2003 il Meridiano Saggi ed epigrammi e nel 2014, sempre per Mondadori, Tutte le poesie (entrambi a cura e con introduzione di Luca Lenzini).
Franco Fortini (pseudonimo di Franco Lattes) nasce a Firenze nel 1917. Frequenta l’ambiente intellettuale fiorentino, con una precocissima avversione per l’Ermetismo e l’antifascismo crociano o estetizzante dei coetanei. Ebreo il padre, cattolica la madre, entrambi non osservanti, ebbe un’educazione laica. Nella lettura della Bibbia, di Calvino, dell’esistenzialismo di Karl Barth sviluppa una vocazione religiosa, fino all’adesione, ventenne, alla Chiesa Valdese: (“diventare cristiano fu il mio détour per diventare socialista”). Laureato in Legge e in Lettere, nel 1941 è chiamato alle armi. Tra la caduta di Mussolini e l’8 settembre è nella Milano devastata dai bombardamenti, dove assiste al crollo militare e civile del Paese. Ripara clandestinamente in Svizzera: qui riceve da Silone nel ’44 la prima tessera del Partito socialista, che manterrà fino al ’58.
Dal 1945 si stabilisce a Milano. Tra gli animatori della rivista di Vittorini «Il Politecnico» (‘45-47), è scrittore e appassionato ideologo, analista delle idee in quanto inseparabili dalle scelte morali e dall'azione politica, con un’acutezza e una sensibilità tormentate e tormentose. Diviso fra Marx e Kierkegaard, situa nel lavoro culturale il trait d’union tra politica e vita, tra noi e io. “La parola cultura - scrive già nel 1945 - fa pensare ai libri o allo studio… Per noi cultura è invece il modo nel quale gli uomini producono quanto è necessario alla loro esistenza, la particolare maniera, mutevole per il mutare dei mezzi di produzione, con la quale essi entrano in rapporto con gli altri uomini e con le cose. Cultura è la forma nella quale gli uomini, nella loro storia, si sono scambiati i prodotti del lavoro, costruite capanne e cattedrali, scelte le parole dell’amore; è la forma varia nella quale hanno fissato i costumi, i riti, le leggi; arato i campi, esplorato il mare, condotto gli eserciti, speculato i cieli, composto i poemi”.
Fortini lavora come giornalista («Avanti!»), pubblicitario (Olivetti), consulente editoriale, insegnante in Istituti tecnici milanesi e poi all'Università di Siena. All'opera di poeta e traduttore, affianca l’intensa attività di saggista-critico. Tra gli anni ’50 e i ’70 scrive principalmente su riviste militanti: «Discussioni» (1949-53), «Officina» (1955-59), «Ragionamenti» (1955-57), «quaderni piacentini» (1962-84); successivamente anche su settimanali e quotidiani di ampia tiratura («Corriere della Sera», «L’Espresso», «Il Sole 24 ore», «il manifesto»).
La sua produzione poetica e le sue scritture militanti confluiscono in molti volumi. Da Einaudi escono Foglio di via e altri versi (1946) e il diario di un viaggio in Cina Asia maggiore (1956); negli stessi anni per Comunità traduce Kierkegaard e Simone Weil, e successivamente Proust, Éluard e, in collaborazione con la moglie Ruth Leiser, Brecht, e il Faust di Goethe in dialogo con l’amico Cases. Nel 1957, all'indomani della rivolta ungherese, pubblica da Feltrinelli Dieci inverni 1947-57. Contributi a un discorso socialista, estremo tentativo di riannodare nell'autocritica il filo di un socialismo possibile, dopo le traciche delusioni seguite alle speranze della Resistenza. Tra i primi a cogliere i segni della modernizzazione capitalistica anche in Italia (del 1961 è la Lettera ad amici di Piacenza, poi in L’ospite ingrato, De Donato 1966), negli anni ’60-’70 Fortini è uno dei “padri” della Nuova sinistra. Prima e dopo il Sessantotto, ridefinisce radicalmente i rapporti tra intellettuali e potere in molti saggi e libri: Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie (Il Saggiatore, 1965), I cani del Sinai (De Donato, 1967), Saggi italiani (De Donato, 1975), Questioni di frontiera. Scritti di politica e letteratura 1965-1977 (Einaudi, 1977). Raccoglie la produzione poetica in Una volta per sempre. Poesie 1938-1973 e Paesaggio con serpente. Versi 1973-1983 (Einaudi, 1978 e 1984). Da Garzanti pubblica nel 1984 Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984, affilata critica del “nichilismo” degli anni Ottanta, e, dopo la caduta del Muro, Extrema ratio. Note per un buon uso delle rovine. Del 1991 è Non solo oggi. Cinquantanove voci (Ed. Riuniti), “dizionario” di temi e parole-chiave di mezzo secolo di lavoro culturale. Attraverso Pasolini (Einaudi, 1992) riassume la tormentata storia dei loro rapporti. Il suo testamento poetico, Composita solvantur, esce da Einaudi nel 1994, l’anno in cui Fortini muore a Milano il 28 novembre. Nel 1996-97 esce postumo Disobbedienze, scritti sul manifesto 1972-1994 (prefazione di Rossana Rossanda), nel 2003 il Meridiano Saggi ed epigrammi e nel 2014, sempre per Mondadori, Tutte le poesie (entrambi a cura e con introduzione di Luca Lenzini).
giovedì 16 novembre 2017
SECONDO NOVECENTO Ciclo su Franco Fortini - Primo appuntamento
SECONDONOVECENTO
FRANCO FORTINI
TRE INCONTRI NEL CENTENARIO DELLA NASCITA
Piacenza Auditorium Fondazione
via S. Eufemia 12
Cittàcomune propone tre serate per ricordare Franco Fortini (1917-1994)
e riflettere sulla sua attività di saggista e poeta, traduttore, critico, testimone.
Giovedì 16 novembre ore 21 – primo incontro
Profilo di un letterato militante
Ne parla e discute con i presenti Luca Lenzini
«In mezzo secolo di impegno, Fortini si è costantemente posto come analista
delle idee in quanto inseparabili dalle scelte morali e dall'azione politica»
Luca Lenzini (Firenze 1954) dirige la biblioteca della Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Siena ed è coordinatore del Centro studi Franco
Fortini. Di Fortini ha curato il Meridiano Saggi ed epigrammi e il volume Tutte le poesie (Mondadori 2003 e 2014), nei quali ha scritto anche il
saggio introduttivo. Si è occupato inoltre di Vittorio Sereni, Guido Gozzano, Giovanni Giudici, Attilio Bertolucci, Alessandro Parronchi. Tra i suoi libri
ricordiamo: Stile tardo. Poeti del Novecento italiano (Quodlibet 2008), Un’antica promessa. Studi su Fortini (Quodlibet 2013), Il gatto di Arnheim e
altri scritti clandestini (Zona 2016). È in corso di stampa per la collana Antimoderati di Pistoia il suo saggio Franco Fortini. Un profilo militante.
Franco Fortini (pseudonimo di Franco Lattes) nasce a Firenze nel 1917. Frequenta l’ambiente intellettuale fiorentino, con una precocissima
avversione per l’Ermetismo e l’antifascismo crociano o estetizzante dei coetanei. Ebreo il padre, cattolica la madre, entrambi non osservanti, ebbe
un’educazione laica. Nella lettura della Bibbia, di Calvino, dell’esistenzialismo di Karl Barth sviluppa una vocazione religiosa, fino all'adesione,
ventenne, alla Chiesa Valdese: (“diventare cristiano fu il mio détour per diventare socialista”). Laureato in Legge e in Lettere, nel 1941 è chiamato
alle armi. Tra la caduta di Mussolini e l’8 settembre è nella Milano devastata dai bombardamenti, dove assiste al crollo militare e civile del Paese.
Ripara clandestinamente in Svizzera: qui riceve da Silone nel ’44 la prima tessera del Partito socialista, che manterrà fino al ’58.
Dal 1945 si stabilisce a Milano. Tra gli animatori della rivista di Vittorini «Il Politecnico» (‘45-47), è scrittore e appassionato ideologo, analista delle
idee in quanto inseparabili dalle scelte morali e dall'azione politica, con un’acutezza e una sensibilità tormentate e tormentose. Diviso fra Marx e
Kierkegaard, situa nel lavoro culturale il trait d’union tra politica e vita, tra noi e io. “La parola cultura - scrive già nel 1945 - fa pensare ai libri o allo
studio… Per noi cultura è invece il modo nel quale gli uomini producono quanto è necessario alla loro esistenza, la particolare maniera, mutevole
per il mutare dei mezzi di produzione, con la quale essi entrano in rapporto con gli altri uomini e con le cose. Cultura è la forma nella quale gli
uomini, nella loro storia, si sono scambiati i prodotti del lavoro, costruite capanne e cattedrali, scelte le parole dell’amore; è la forma varia nella
quale hanno fissato i costumi, i riti, le leggi; arato i campi, esplorato il mare, condotto gli eserciti, speculato i cieli, composto i poemi”.
Fortini lavora come giornalista («Avanti!»), pubblicitario (Olivetti), consulente editoriale, insegnante in Istituti tecnici milanesi e poi all'Università di
Siena. All'opera di poeta e traduttore, affianca l’intensa attività di saggista-critico. Tra gli anni ’50 e i ’70 scrive principalmente su riviste militanti:
«Discussioni» (1949-53), «Officina» (1955-59), «Ragionamenti» (1955-57), «quaderni piacentini» (1962-84); successivamente anche su settimanali
e quotidiani di ampia tiratura («Corriere della Sera», «L’Espresso», «Il Sole 24 ore», «il manifesto»).
La sua produzione poetica e le sue scritture militanti confluiscono in molti volumi. Da Einaudi escono Foglio di via e altri versi (1946) e il diario di un
viaggio in Cina Asia maggiore (1956); negli stessi anni per Comunità traduce Kierkegaard e Simone Weil, e successivamente Proust, Éluard e, in
collaborazione con la moglie Ruth Leiser, Brecht, e il Faust di Goethe in dialogo con l’amico Cases. Nel 1957, all'indomani della rivolta ungherese,
pubblica da Feltrinelli Dieci inverni 1947-57. Contributi a un discorso socialista, estremo tentativo di riannodare nell'autocritica il filo di un socialismo
possibile, dopo le traciche delusioni seguite alle speranze della Resistenza. Tra i primi a cogliere i segni della modernizzazione capitalistica anche
in Italia (del 1961 è la Lettera ad amici di Piacenza, poi in L’ospite ingrato, De Donato 1966), negli anni ’60-’70 Fortini è uno dei “padri” della Nuova
sinistra. Prima e dopo il Sessantotto, ridefinisce radicalmente i rapporti tra intellettuali e potere in molti saggi e libri: Verifica dei poteri. Scritti di
critica e di istituzioni letterarie (Il Saggiatore, 1965), I cani del Sinai (De Donato, 1967), Saggi italiani (De Donato, 1975), Questioni di frontiera.
Scritti di politica e letteratura 1965-1977 (Einaudi, 1977). Raccoglie la produzione poetica in Una volta per sempre. Poesie 1938-1973 e Paesaggio
con serpente. Versi 1973-1983 (Einaudi, 1978 e 1984). Da Garzanti pubblica nel 1984 Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984, affilata critica del
“nichilismo” degli anni Ottanta, e, dopo la caduta del Muro, Extrema ratio. Note per un buon uso delle rovine. Del 1991 è Non solo oggi.
Cinquantanove voci (Ed. Riuniti), “dizionario” di temi e parole-chiave di mezzo secolo di lavoro culturale. Attraverso Pasolini (Einaudi, 1992)
riassume la tormentata storia dei loro rapporti. Il suo testamento poetico, Composita solvantur, esce da Einaudi nel 1994, l’anno in cui Fortini
muore a Milano il 28 novembre. Nel 1996-97 esce postumo Disobbedienze, scritti sul manifesto 1972-1994 (prefazione di Rossana Rossanda).
sabato 28 ottobre 2017
La rivoluzione russa e l'età del comunismo sovietico
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lunedì 16 ottobre 2017
Intervista a Gianni D'Amo
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martedì 10 ottobre 2017
Film: "Ottobre" I dieci giorni che sconvolsero il mondo
1917-2017-REALTÀ E MITO DELLA
RIVOLUZIONE BOLSCEVICA
Piacenza-Serra Palazzo Ghizzoni Nasalli-via Gregorio X n.9
Piacenza-Serra Palazzo Ghizzoni Nasalli-via Gregorio X n.9
Cento anni fa, il 25 Ottobre 1917 (il 7 Novembre secondo il nostro calendario), con l’assalto al
Palazzo d’Inverno di Pietrogrado, i bolscevichi guidati da Lenin conquistavano il potere. Nella
Russia nobiliare e contadina, stremata dalla Grande Guerra, la rivoluzione iniziata a Febbraio
accelerava irreversibilmente: pace subito, terra ai contadini, banche e grandi industrie
nazionalizzate. Iniziava così, in un contesto reso drammatico dalla lotta per la sopravvivenza, il
secolo del comunismo, con il suo carico di utopia, tra grandi speranze e brusche disillusioni:
dalla deriva totalitaria della collettivizzazione nelle campagne e dell’industrializzazione a
tappe forzate, tra purghe staliniane e Gulag, all’incrollabile resistenza all’invasione hitleriana e
al largo dispiegarsi dell’influenza sovietica nel II dopoguerra; dai tentativi di destalinizzazione
alla dura repressione della rivolta di Budapest ‘56, dai successi nella corsa allo spazio ai carri
armati di Praga ‘68, dal fallimento della perestrojka al crollo finale dell’Urss per implosione.
Cittàcomune propone agli interessati due serate: per conoscere, discutere, provare a capire.
Mercoledì 25 Ottobre ore 21
Proiezione del film di
SERGEJ M. EJZENSTEJN
(Urss, 1927, 94 minuti, ingresso gratuito)
“Ottobre”
I dieci giorni
che sconvolsero
il mondo
Presentazione di LUIGI BOLEDI
martedì 6 giugno 2017
OTTAVASERATAcittàcomune
Piacenza - venerdì 16 giugno dalle h 18
c/o cooperativa "La Magnana"
SERATAcittàcomune
cibo e bevande per stare insieme, discutendo di cosa stiamo facendo e cosa vogliamo fare
A DIECI GIORNI DAL BALLOTTAGGIO PER IL NUOVO SINDACO
PIACENZA COM’È DOVE VA
TRA POLITICA E CULTURA, ECONOMIA E SOCIETÀ
Ne discutono tra loro e con i presenti:
Il Sindaco Paolo Dosi - Francesco Cacciatore - Laura Chiappa - Gianni D’Amo - Mino Politi - Marco Tanzi
venerdì 12 maggio 2017
Ciclo "Maestri e compagni" Giovanni Pirelli - Le molte facce dell'impegno
MAESTRI e COMPAGNI
DA CHI IMPARARE, A CHI ACCOMPAGNARSI
Venerdì 19 maggio 2017 - ore 21
Piacenza Auditorium Fondazione via S. Eufemia 12
Giovanni Pirelli (1918-1973) è noto come erede “ribelle” di una delle più importanti dinastie
industriali italiane e come curatore, insieme a Piero Malvezzi, di libri decisivi come Lettere di
condannati a morte della Resistenza italiana (1952) e Lettere di condannati a morte della
Resistenza europea (1954). Il libro di recente pubblicazione Giovanni Pirelli. Intellettuale
del Novecento (a cura di Mariamargherita Scotti, edizioni Mimesis e Fondazione Isec, 2016)
contribuisce oggi a farci conoscere meglio le molte facce del suo impegno politico-culturale,
dal sostegno ai movimenti anticoloniali al grande contributo alle culture di sinistra in Italia.
GIOVANNI
PIRELLI
Le molte facce
dell’ impegno
Ne discutono tra loro
e con i presenti:
Mariamargherita Scotti
Alberto Saibene
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