PIERGIORGIO
TRA I SUOI AMICI, NELLA SUA CITTÀ
con Alfonso Berardinelli, Angela Borghesi, Carlo Cecchi, Gianni D’Amo
DOMENICA 4 DICEMBRE 2022 | ORE 10
TEATRO FILODRAMMATICI di PIACENZA (Via Santa Franca, 33)
Le idee sono il motore di una realtà che vive e respira al di là della nostra sola mente. Ecco allora spuntare Bloggopolis, uno spazio contemporaneo per dar voce a una città saggia e antica che vuole parlare, dialogare e conversare del presente e del futuro. Una piazza in cui raccogliere, attraverso i vostri commenti, il 'sentiment' di una popolazione a volte silenziosa e timida, sicuramente generosa e propositiva. Una polis del nostro tempo, la cui piazza virtuale sia specchio di una città che ci sta a cuore. Piacenza ‘città comune’.
PIERGIORGIO
TRA I SUOI AMICI, NELLA SUA CITTÀ
con Alfonso Berardinelli, Angela Borghesi, Carlo Cecchi, Gianni D’Amo
DOMENICA 4 DICEMBRE 2022 | ORE 10
TEATRO FILODRAMMATICI di PIACENZA (Via Santa Franca, 33)
www.cittacomune.it
sabato 21 maggio 2022
PICCOLO MUSEO DELLA POESIA
chiesa di San Cristoforo
via Genocchi, 17 - Piacenza
I volti di Pasolini
Convegno multidisciplinare e performativo
Rinnovato il Direttivo dell'associazione cittàcomune
Domenica 13 marzo 2022 presso la Cooperativa "La Magnana" si è tenuta l’assemblea annuale di cittàcomune.
In quella sede è stato rinnovato il Direttivo dell'Associazione ora così composto:
Gianni D'Amo presidente, Ettore Arbasi, Cinzia Astorri, Gianni Bernardini, Enrico (Chicco) Bertè, Luigi Boledi, Maura Bruno, Mario Bulla, Serio Ferri, Massimo Gardani tesoriere, Mario Giacomazzi, Paolo Prandini, Fabrizio Redaelli, Francesco Serio e Simona Soffiantni.
Nel corso della prima riunione del Direttivo, tenutasi giovedì 24 marzo, è stata scelta all'unanimità Simona Soffiantini quale nuova coordinatrice dello stesso.
Mariangela Gualtieri
Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.
Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.
E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere -
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.
Adesso siamo a casa.
È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.
È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.
Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.
Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.
Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.
A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.
Cases era peraltro contrarissimo alla collegialità. La riteneva pericolosa, potenzialmente distruttiva. Temeva soprattutto l’ipercriticismo e l’umoralità di Fortini. Timori condivisi da Sebastiano Timpanaro e Roberto Roversi. Anche se formalizzata solo nel n. 43, aprile ‘71, la direzione collettiva era di fatto in funzione da diversi anni. Qualcuno potrebbe stupirsi che insieme a Baranelli, Beccalli, Ciafaloni, Donolo, Jervis, Masi, Salvati e Stame, che si affiancavano a Cherchi, Fofi e al sottoscritto, non ci fossero anche Fortini, Cases, Solmi, Timpanaro, partecipi non meno degli altri al lavoro della rivista. Proprio per evitare il “rischio” Fortini (che magari non avrebbe accettato), si ricorse all’escamotage di escludere in blocco i “fratelli maggiori”, e quindi con Cases, Solmi, Timpanaro (che non ci tenevano per niente) anche Fortini, senza che la cosa potesse suonare offensiva.
È vero però che qualcosa QP ha insegnato ai “maestri”. Intendo un certo coraggio, che alcuni qualificherebbero più volentieri come imprudenza o sfacciataggine. Coloro che hanno fondato la rivista, credendoci anche quando era povera cosa, pochi fogli ciclostilati, tiratura 200 copie, non hanno avuto paura dei propri limiti, delle lacune e delle difficoltà, non hanno avuto paura di sbagliare (come è pur successo più volte), accollandosi il compito via via più gravoso della totale autogestione, per oltre vent’anni. Hanno messo a disposizione anche dei “maestri” un luogo in cui potessero pienamente riconoscersi e esprimersi liberamente (uno strumento che i “maestri” non sarebbero strati capaci di creare, e forse neppure di concepire). Un luogo, uno strumento e uno scopo. In questo, sì, l’allievo ha insegnato qualcosa al maestro.
Leone Ginzburg nasce a Odessa nel 1909 nella famiglia ebrea di Fëdor Nikolaevič e Vera Griliches. Con loro vive dal 1902 anche l’italiana Maria Segré: insegnante di francese, è sorella del padre naturale di Leone, Renzo, con il quale Vera ha avuto una relazione a Viareggio, dove i Ginzburg sono soliti trascorrere le vacanze estive. Allo scoppio della Grande guerra, la madre torna a Odessa con i figli maggiori, mentre Leone vive fino al ‘l9 tra Roma e Viareggio, affidato alle cure di Maria, quasi una seconda madre. I Ginzburg, che pure hanno inizialmente sostenuto la Rivoluzione, nel ‘20 lasciano la Russia per Torino e poi Berlino (il padre vi ha avviato un’attività di import-export): qui Leone riapprende la lingua materna e frequenta la scuola russa. Quando coi famigliari rientra a Torino, viene iscritto al liceo D'Azeglio, sezione A: è in classe con Giorgio Agosti e Norberto Bobbio, ha come insegnanti gli antifascisti Zino Zini e Umberto Cosmo; nella B insegna Augusto Monti, intellettuale gobettiano, con cui il giovanissimo Ginzburg collabora nella gestione della biblioteca. Lettore onnivoro e poliglotta (russo, italiano, francese), frequentatore di teatri e concerti, si segnala per cultura e intransigenza etica, non disgiunte dal piacere delle compagnie, anche femminili. Così ricorda Bobbio: «La nostra classe, o per lo meno alcuni di noi, avevano acquistato una speciale sensibilità... per la presenza di un giovane precocissimo, che aveva, a quindici anni, quando entrò al D'Azeglio, tal vastità di cultura, tal maturità di giudizio e tal altezza di coscienza morale da suscitar meraviglia nei professori – e uno di quei professori [Monti] lo ha chiamato discepolo-maestro – e schietta ammirazione, senza invidia, nei compagni: parlo di Leone Ginzburg».
«Come spesso succede, anche per me in gioventù la lettura di romanzi è stata una passione dominante. Credevo che la mia
vocazione fosse quella di narratore. Fra le tante letture necessarie e caotiche, i miei interessi si sono comunque sempre più
concentrati su quegli autori e quei libri con cui sentivo di avere una particolare sintonia. In effetti, ora, mettendo insieme
questi scritti mi rendo conto che la parzialità delle mie scelte non è stata del tutto casuale: individua o indica molte mie reali
preferenze. Anche se alcuni sono stati commissionati da editori per collane economiche – cosa che spiega la forma e il taglio
delle pagine su Casanova, Stendhal, Dickens, Flaubert o il romanzo russo –, la necessità di un’esposizione piuttosto didascalica
la trovo tuttavia a me congeniale oltre che doverosa (e da essa mi sono distaccato solo in parte in altri testi).
Benché con il passare degli anni la scrittura d’invenzione mi abbia interessato progressivamente meno a favore di scritture
diaristiche, memorialistiche, storico-politiche, l’occasione editoriale mi ha sollecitato a tornare a certe mie passioni del
passato: il risultato è perciò non di critica letteraria in senso rigoroso, ma comporta la tendenza a leggere di preferenza quella
narrativa che illumina aspetti della storia sociale, verso i quali mi indirizzavano anche alcuni dei critici da cui mi è sembrato
di imparare di più, come Edmund Wilson, Lukács, Adorno, senza dimenticare la saggistica di scrittori come Baudelaire, Proust,
D.H. Lawrence, Orwell, Fortini... Più che dall'invenzione sono sempre stato attratto dalle testimonianze personali e dirette, dal
giornalismo di reportage e dall'autobiografia».
la stagione dei movimenti.
«ROSA L.»| LA ROSA ROSSA
Cittàcomune propone quattro
incontri sulla vita e l’impegno di
Rosa Luxemburg (1871-1919),
nel centenario della tragica morte
Giovedì 7 novembre ore 21
primo incontro
IL TEMPO
di ROSA
LUXEMBURG
Tra riforme e rivoluzione,
il movimento socialista e
la tragedia della Grande Guerra
ne parla e discute con
i presenti
Gianni D’Amo
Gianni D’Amo insegna Storia e Filosofia al liceo statale di Codogno (Lodi). Giovanissimo ha partecipato al movimento del Sessantotto e successivamente collaborato a varie testate di Nuova sinistra. Ha affiancato all'impegno politico la ricerca e lo studio, in particolare della teoria marxiana e dei marxismi, nel loro intreccio con la storia del movimento operaio novecentesco. Consigliere comunale a Piacenza dal 2002 al 2012, nel 2006 ha fondato con Piergiorgio Bellocchio e altri l’associazione politico-culturale Cittàcomune, di cui è attualmente il presidente.
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Siamo persone di diversa età e formazione, con alle spalle esperienze politico-culturali nell'ambito della nostra città, Piacenza. Ci rivolgiamo a quanti, come noi, sentono l’esigenza di non separare l’iniziativa politica dall'analisi critica della realtà, da sottoporre a libera discussione, senza preliminari dichiarazioni di appartenenza, senza deleghe in bianco. Crediamo in un progetto culturale e politico in cui il confronto non sia condizionato dagli interessi di singoli o gruppi, in cui le decisioni siano trasparenti e collettive, e la responsabilità personale sia esercitata per il bene comune. Per una 'cittàcomune', Piacenza.
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o scrivi a: cittacomune@gmail.com
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