"Bloggopolis"

La Piazza delle Idee nella Città del Dialogo

Le idee sono il motore di una realtà che vive e respira al di là della nostra sola mente. Ecco allora spuntare Bloggopolis, uno spazio contemporaneo per dar voce a una città saggia e antica che vuole parlare, dialogare e conversare del presente e del futuro. Una piazza in cui raccogliere, attraverso i vostri commenti, il 'sentiment' di una popolazione a volte silenziosa e timida, sicuramente generosa e propositiva. Una polis del nostro tempo, la cui piazza virtuale sia specchio di una città che ci sta a cuore. Piacenza ‘città comune’.


sabato 24 novembre 2012

Elsa Morante nel centenario della nascita\.3

Piacenza Teatro dei Filodrammatici - via S. Franca 33
Giovedì 29 novembre 2012 ore 21 - terzo incontro

LO “SCANDALO”
DELLA STORIA

La presenza di Simone Weil nella vita e nell’opera
di Elsa Morante, tra Storia e critica della politica


Ne parla e discute con i presenti   

Giancarlo Gaeta

La storia è fondata sui documenti. Lo spirito cosiddetto storico non penetra la carta per trovare la carne e il sangue: esso consiste in una subordinazione del pensiero al documento. Ora, per la natura delle cose, i documenti provengono dai potenti, dai vincitori. Così la storia non è altro che una compilazione delle deposizioni fatte dagli assassini circa le loro vittime e se stessi. (Simone Weil-1943)

La Storia porta il seguente sottotitolo: Uno scandalo che dura da diecimila anni. La storiografia, per quanto esplori, ritrova dovunque lo stesso scandalo incessante. A distanza o da vicino, ogni società umana si rivela un campo straziato, dove una squadra esercita la violenza e una folla la subisce. Ma il fatto che questo male sia sempre esistito non è motivo che gli dia diritto di esistere. (Elsa Morante-1977)

È molto convincente la tesi avanzata con rigore da Giancarlo Gaeta, che nel pensiero fondamentale del Novecento ci sia stato un forte e originale pensiero femminile non inficiato, coma quasi sempre è il maschile, dal tema del potere. La Weil, la Hillesum, la Arendt, e non diversamente da loro,  la Morante e la Ortese, che non amavano e non volevano il potere, se non quello “di tutti”. (G. Fofi-2012)

Giancarlo Gaeta è nato a Roma nel 1942 e ha a lungo insegnato Storia del Cristianesimo antico presso l’Università di Firenze. Ha pubblicato studi sul Nuovo Testamento e di storia della interpretazione delle Scritture, nonché saggi sul pensiero filosofico e religioso del Novecento. Nel 2008 ha pubblicato Le cose come sono. Etica, politica, religione (Libri Scheiwiller), in cui scrive, tra l’altro, di Elsa Morante, nel saggio intitolato “Scrittrici del Novecento: la libertà di pensare le cose come sono”. Ha curato una nuova versione de I Vangeli (2006, Einaudi, nei Tascabili, 2009), con ampio commento storico-critico. Tra i massimi studiosi di Simone Weil, ha tradotto-curato per Adelphi l’edizione italiana dei Quaderni (quattro volumi) e di numerosi altri suoi scritti. Dirige la collana “Le vie” presso Marietti, per la quale ha recentemente curato l’antologia: Simone Weil, Pagine scelte, 2009.

venerdì 16 novembre 2012

Elsa Morante nel centenario della nascita\2

Piacenza Teatro dei Filodrammatici - via S. Franca 33
Giovedì 22 novembre 2012 ore 21 - secondo incontro

RITRATTO DI ELSA MORANTE
Proiezione del film documentario Portrait d’Elsa Morante
di Francesca Comencini (1997, 45’ b/n)

Dopo la proiezione, ne discutono tra loro e con i presenti

Piergiorgio  Bellocchio e Francesca Comencini

Francesca Comencini è nata a Roma in una famiglia di cineasti. A 21 anni abbandona gli studi e la facoltà di filosofia per trasferirsi in Francia. Nel 1984 dirige il suo primo film, Pianoforte, vincitore a Venezia del Premio De Sica per il miglior film d’esordio. Negli anni seguenti si occupa della sceneggiatura di Un ragazzo di Calabria (1987, regia del padre Luigi), e nel 1989 dirige La lumière du lac. Dopo essere stata assistente regista del padre Luigi in Marcellino (1991, remake del classico Marcellino pane e vino del 1955), firma l’inedito Annabelle partagée (selezionato per la “Quinzaine des Réalisateurs” a Cannes 1991) e poi i documentari Portrait d’Elsa Morante (1997, per la serie tv francese “Un siècle d’écrivains”) e Shakespeare a Palermo, sul regista Carlo Cecchi. Nel 2001 partecipa con altri 57 registi al lavoro collettivo Un altro mondo è possibile. Nel 2002 dirige Le parole di mio padre, dal romanzo di Italo Svevo La coscienza di Zeno. Sempre nel 2002 realizza il documentario Carlo Giuliani, ragazzo, sui drammatici eventi genovesi dell’anno precedente durante i giorni del G8. Nel 2004 rappresenta l’Italia nel progetto “Visions of Europe” con il corto Anna abita a Marghera e dirige Mobbing. Mi piace lavorare. Realizza poi il lungometraggio A casa nostra (2006) e il documentario In fabbrica (2007). Del 2009 sono il film Lo spazio bianco e il documentario collettivo L’Aquila 2009. Cinque registe tra le macerie. Nel 2012 partecipa in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con il film Un giorno speciale.

Piergiorgio Bellocchio ha fondato nel 1962 con Grazia Cherchi e diretto per circa vent’anni “Quaderni piacentini”. Ha esordito nella narrativa con I piacevoli servi (Mondadori, 1966). Dal 1985 al 1993 ha pubblicato “Diario”, rivista diretta e redatta a quattro mani con il solo Alfonso Berardinelli. La sua produzione critica e saggistica è raccolta in vari volumi, tra cui: Dalla parte del torto (Einaudi, 1989), Eventualmente (Rizzoli,1993), L’astuzia delle passioni (Rizzoli, 1995), Oggetti smarriti (Baldini&Castoldi, 1996), Al di sotto della mischia. Satire e saggi (Libri Scheiwiller, 2007). Nel 2010 è uscito da Quodlibet Diario. 1985-1993, riproduzione fotografica integrale dell’omonima rivista. È presidente dell’associazione politico culturale “cittàcomune”.

domenica 11 novembre 2012

Elsa Morante nel centenario della nascita\1

Giovedì 15 novembre 2012
Piacenza, Teatro dei Filodrammatici 
via S. Franca, 33 ore 21

ELSA MORANTE
E IL NOVECENTO
 
Ne parla e discute con i presenti
Alfonso Berardinelli

Alfonso Berardinelli ha insegnato Letteratura contemporanea all’Università di Venezia fino alle dimissioni volontarie nel 1995. Ha pubblicato tra l’altro: Il critico senza mestiere (Il Saggiatore, 1983), La poesia verso la prosa (Bollati Boringhieri, 1994), L’eroe che pensa (Einaudi, 1997), La forma del saggio (Marsilio, 2002 e 2008) e, con H. M. Enzesberger, Che noia la poesia (Einaudi, 2006). Tra i suoi ultimi libri: Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione (Quodlibet, 2007); Poesia non poesia (Einaudi, 2008). Nel 2011 è uscito da Quodlibet Diario. 1985-1993, riproduzione fotografica integrale dell’omonima rivista redatta a quattro mani da Berardinelli e Piergiorgio Bellocchio. L'ultimo suo libro è Leggere è un rischio (Nottetempo, 2012).


Elsa Morante nasce a Roma nel 1912 e trascorre la sua infanzia nel popolare quartiere di Testaccio. Sostanzialmente autodidatta, sin da ragazzina ama scrivere fiabe e poesiole, che illustra con propri disegni. Negli anni Trenta collabora a varie riviste con note di costume e nel 1941 sposa Alberto Moravia. Si impone all’attenzione generale con il romanzo Menzogna e sortilegio, del 1948, a cui segue nel 1957 L’isola di Arturo. Grandi critici cominciano ad occuparsi della sua opera, da Giacomo Debenedetti a Cesare Garboli a György Lukács, che la giudica «uno dei massimi talenti di scrittore che io conosca». Dopo la raccolta di versi Alibi (1958) e i racconti dello Scialle andaluso (1963), nel 1968 pubblica Il mondo salvato dai ragazzini, una sorta di manifesto politico costruito con modalità espressive insolite e diversificate. Nel 1974 esce La Storia: il romanzo ottiene un grande successo di pubblico e provoca un serrato dibattito estetico e politico, non solo tra addetti ai lavori. Nel 1982 pubblica Aracoeli, l’ultimo romanzo. La Morante trascorre i restanti anni della sua vita in una clinica romana, dove muore alla fine del 1985. Nel 1987 sono raccolti in volume Pro o contro la bomba atomica, da una conferenza con questo titolo del 1965) i suoi più importanti scritti saggistici.





martedì 30 ottobre 2012

America oggi/2


Stati Uniti, Europa e mondo, dopo le elezioni  americane
Una valutazione a caldo dei risultati delle presidenziali
Piacenza - Giovedì 8 novembre 2012 ore 21
“Sala Giordano Bruno” – Via G. Bruno n. 6

Incontro con l’americanista
Fabrizio 
Tonello


Fabrizio Tonello è attualmente professore di Scienza politica presso l’Università di Padova,    dove tiene un corso sul sistema politico degli Stati Uniti e uno sulla politica estera americana dalle origini ad oggi. Ha lavorato negli Stati Uniti alla University of Pittsburgh e alla Columbia University.
Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: La politica come azione simbolica (Franco Angeli, 2003),  Il giornalismo americano (Carocci, 2005), Il nazionalismo americano (Liviana, 2007), La Costituzione degli Stati Uniti (Bruno Mondadori, 2010). Quest’anno ha pubblicato: L’età dell’ignoranza. È possibile una democrazia senza cultura? (Bruno Mondadori, 2012).




domenica 7 ottobre 2012

America oggi


America oggi 
Alla vigilia delle presidenziali negli Stati Uniti  

Piacenza - Giovedì 11 ottobre 2012 ore 21 
Auditorium Fondazione 
Via Sant’ Eufemia 12 
Incontro con l’americanista 
Bruno Cartosio

Dagli anni sessanta a Occupy Wall Street 
Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti  

“Gli anni da cui guardiamo indietro a mezzo secolo fa – scrive Bruno Cartosio nell'introduzione al suo ultimo libro (I lunghi anni sessanta. Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti, Feltrinelli, 2012) – sono quelli della presidenza di Barack Obama. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti la lunga campagna che ha preceduto la sua vittoria nel 2008 ha visto una donna e un afroamericano contrapporsi nelle elezioni primarie per la conquista della candidatura democratica alla Casa Bianca”. Anche oggi, al centro dell’attenzione pubblica e del duro confronto elettorale, sono i temi socio-politici e culturali fondamentali che i movimenti sociali avevano sollevato a partire dagli anni sessanta: la discriminazione razziale e sessuale, le sperequazioni sociali aggravate dalla crisi, il ruolo di grande potenza mondiale degli Usa e il loro rapporto con la guerra. 

Bruno  Cartosio  insegna  Storia  dell’America  del  Nord  all’Università  di  Bergamo.  Ha  pubblicato  tra l’altro:  Senza  illusioni.  I  neri  negli  Stati  Uniti  dagli  anni  Sessanta  alla  rivolta  di  Los  Angeles  (1995, ShaKe),  L’autunno  degli  Stati  Uniti.  Neoliberismo  e  declino  sociale  da  Reagan  a  Clinton  (1998, ShaKe),  Gli  Stati  Uniti  contemporanei,  1865-2002  (2002,  Giunti),  Contadini  e  operai  in  rivolta.  Le Gorras blancas in New Mexico (2003, ShaKe). Tra i volumi più recenti: Più temuti che amati. Gli Stati Uniti  nel  nuovo  secolo  (2005,  ShaKe),  New  York  e  il  moderno  (2007,  Feltrinelli),  I  lunghi  anni sessanta. Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti (2012, Feltrinelli). Cartosio ha fondato e dirige con Sandro Portelli e Giorgio Mariani “Ácoma. Rivista Internazionale di Studi Nordamericani”. 

lunedì 1 ottobre 2012

Cittàcomune a bilancio

Piacenza 
sabato 6 ottobre 2012 
Via  Borghetto 2i
ore 15.30 - 19.30
 
Cosa farò da grande

Cittàcomune fa il bilancio di sei anni di attività e si interroga sul suo futuro prossimo

È possibile far politica anche senza essere presenti in Consiglio comunale? L’assenza dalla politica istituzionale, con le indubbie difficoltà che comporta, può però essere l’occasione per riflettere a “tutto tondo” sul nostro ruolo, sulla nostra vocazione di associazione politico-culturale, sulla nostra collocazione nella società piacentina?

E allora: fare i “consiglieri del Principe”, oppure occuparsi di più e meglio della nostra città e delle  persone  che  la  abitano,  senza  rincorrere  l’agenda  della  politica  mass-mediatica corrente? E poi: tenere insieme politica e cultura non vuol forse dire cambiarla quell’agenda, imporne un’altra, a partire dai problemi reali e da valori di fondo condivisi e non negoziabili? E quali sono oggi, nell’età dell’ignoranza “informata” e arrogante, tali valori? Quali i luoghi dove si possano mettere a fuoco col tempo che ci vuole?

E ancora: occuparsi prevalentemente di Piacenza, o anche e soprattutto di Italia, Europa, Mondo? Continuare a promuovere cultura con conferenze, dibattiti, convegni, o anche in altri  modi, con maggior coinvolgimento e protagonismo “dal  basso”? Trovare e praticare nuove  modalità dell’agire politico-culturale, provare a essere cittàcomune, oltre che dire, dibattere, discutere, come abbiamo soprattutto fatto in questi anni?

Su questi interrogativi e più in generale sulle prospettive di Cittàcomune, a partire dall’analisi  della ricca esperienza di questi anni, chiediamo a soci e simpatizzanti di esprimersi in un confronto libero, schietto e appassionato. Oggi più che mai abbiamo bisogno del contributo e del sostegno di tutti coloro che, con accenti e posizioni diverse, hanno visto e vedono in Cittàcomune un’esperienza originale e di forte valenza critica, da preservare e valorizzare per il futuro. 

 Ti aspettiamo

giovedì 14 giugno 2012

TERZASERATAcittàcomune

Piacenza - venerdì 22 giugno, dalle h 18
 coop. La Magnana - strada Magnana 20
da via Rigolli imboccare via Bubba, superare “Il Germoglio”e il sottopasso della Tangenziale
SERATAcittàcomune

cibo e musica per stare insieme, discutendo di cosa stiamo facendo e cosa vogliamo fare

Governo della città
e crisi della politica

Ne discutono con i presenti dalle 18: Luigi Salice, Pierangelo Solenghi, Marco Tanzi, Barbara Tarquini. Coordina Gianni D’Amo
Interviene il sindaco di Piacenza Paolo Dosi

A seguire: aperitivo - insalate salumi torte salate
- alle ventuno pisareî e fasö  -  e per finire i dolci



La Magnana è ospitale e accogliente per tutti, dai bambini agli anziani.
Sono graditi doni in forma di torte e bevande. Il buffet è a offerta libera.


ore 22: “E gira gira l’etica…”
voce e chitarra di Gianni Bernardini


TERZASERATAcittàcomune  
TESSERAMENTO 2012 Cittàcomune è un’associazione politico-culturale autogestita attraverso l’impegno volontario dei soci e autofinanziata dal tesseramento annuale

lunedì 28 maggio 2012

La Società dello Spettacolo - Tra il libro e la cosa, ieri e oggi

ALTRONOVECENTO/2
letteratura, movimenti, pensiero critico, nel secondo dopoguerra italiano e europeo

Piacenza, Auditorium Fondazione, via Sant’Eufemia 12, ore 21





Martedì 5 giugno 2012 ore 21

La Società dello Spettacolo
Tra il libro e la cosa, ieri e oggi

Ne discutono tra loro e con i presenti
Gianni D’Amo e Mario Pezzella


Punto d’approdo dell’esperienza situazionista e della ricerca di Guy Debord (1931-94), La Società dello Spettacolo, pubblicato a Parigi nel 1967, ripropone a quasi mezzo secolo di distanza suggestioni e spunti critici di grande interesse e attualità. Nel libro – più citato che letto, più famoso che effettivamente conosciuto – Debord descrive profeticamente la seducente degradazione dei lavoratori in consumatori nella mondializzazione dello spettacolo, rilucente di promesse e opportunità. “Il farsi-mondo delle merci è il divenir-merce del mondo”, e in esso sembrano “scomparire” il lavoro e la fatica degli uomini…

Gianni D’Amo insegna storia e filosofia al Liceo statale “G. Novello” di Codogno (Lodi). Vive a Piacenza, dove è tra gli animatori, con Piergiorgio Bellocchio, dell’associazione politico-culturale “cittàcomune”. In anni recenti ha pubblicato “Il saggismo morale di Bellocchio” e “L’ombra lunga della guerra. Intervista a Guido Crainz”, in Dieci Libri. Letteratura e Critica 2007-2008 (a cura di Alfonso Berardinelli, Libri Scheiwiller, Milano 2008).

Mario Pezzella insegna Estetica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove da anni tiene un seminario su Cinema e Filosofia. Tra i suoi libri segnaliamo: La concezione tragica di Hölderlin (Il Mulino, 1993), Narcisismo e società dello spettacolo (Manifestolibri, 1996), Estetica del cinema (Il Mulino, 1996, n.e. 2010), Il volto di Marilyn (Manifestolibri, 1999), La memoria del possibile (Jaca Book, 2009). Recentemente ha pubblicato il saggio “Le immagini della merce. Considerazioni sul pensiero di Guy Debord” in: L’Altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico, vol. II Il sistema e i movimenti. Europa 1945-1989, a cura di Pier Paolo Poggio, Jaca Book, 2011.



martedì 15 maggio 2012

PAOLO VOLPONI. Tra letteratura, industria e politica

ALTRONOVECENTO/2
letteratura, movimenti, pensiero critico, nel secondo dopoguerra italiano e europeo

Piacenza, Auditorium Fondazione, via Sant’Eufemia 12,ore 21

Il presente ripropone l’esigenza di un sapere critico del capitalismo globale in cui viviamo. Il sistema mediatico e la politica corrente sembrano non trovare il tempo di guardare lontano e altrove, prigionieri come sono della vorticosa routine e dell’autoconservazione. A sollevare lo sguardo possono contribuire testimonianze, autori e libri come quelli che, con il secondo ciclo di “altronovecento”, proponiamo all’attenzione di tutti gli interessati.


Mercoledì 23 maggio 2012 ore 21


Paolo Volponi
Tra letteratura, industria e politica
Ne discutono tra loro e con i presenti
Alfonso Berardinelli 
ed Emanuele Zinato


Paolo Volponi (1924-94) è contemporaneamente, nei decenni centrali della sua vita, uno dei massimi responsabili della multinazionale Olivetti (alla cui gestione partecipano decine tra letterati, urbanisti, sociologi, storici, economisti) e una tra le voci più originali della narrativa italiana del Secondo dopoguerra, forse l’ultima. I suoi anni “industriali”, dalla metà dei Cinquanta in poi, s’intrecciano con la stagione più felice e prolifica della produzione letteraria: Memoriale è del 1962, del 1965 La macchina mondiale, Corporale esce nel 1974. E se La strada per Roma esce nel 1991 (due anni dopo Le mosche del capitale, in cui sono poste in tensione l’esperienza olivettiana e quella  successiva in Fiat), è pur vero che si tratta del rifacimento di un “romanzo di formazione” concepito tra metà anni Cinquanta e primi Sessanta. Nella parte finale della sua vita, poi, dal 1983 al ‘93, nel decennio della caduta del Muro e dell’implosione dell’esperienza sovietica, Volponi è impegnato come senatore comunista: della sollecitazione politico-letteraria originata dall’esperienza parlamentare, reca testimonianza il volume postumo: Paolo Volponi, Parlamenti, a cura di E.  Zinato, Ediesse 2011.

Alfonso Berardinelli ha insegnato Letteratura contemporanea all’Università di Venezia fino alle dimissioni volontarie nel 1995. Ha pubblicato tra l’altro: Il critico senza mestiere (Il Saggiatore, 1983), La poesia verso la prosa (Bollati Boringhieri, 1994), L’eroe che pensa (Einaudi, 1997), La forma del saggio (Marsilio, 2002 e 2008) e, con H. M. Enzesberger, Che noia la poesia (Einaudi, 2006). Tra i suoi ultimi libri: Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione (Quodlibet, 2007); Poesia non poesia (Einaudi, 2008). Nel 2011 è uscito da Quodlibet Diario. 1985-1993, riproduzione fotografica integrale dell’omonima rivista redatta a quattro mani da Berardinelli e Piergiorgio Bellocchio.

Emanuele Zinato insegna Teoria della Letteratura all’Università di Padova. Ha scritto sugli stili della critica e sui rapporti tra razionalità scientifica e campo letterario, curando, tra l’altro, il video Primo Levi, la memoria, il lavoro, la scienza (2005). Nel 2007 ha curato il libro-intervista Alfonso Berardinelli, il critico come intruso (Le Lettere). Il suo ultimo libro è Le idee e le forme. La critica letteraria dal 1900 ai giorni nostri (Carocci, 2010). Tra i massimi studiosi di Paolo Volponi (a cui ha dedicato una monografia nel 2001), ne ha curato: Scritti dal margine (Manni 1994), Poesie 1946-1994 (Einaudi 2001), Romanzi e prose (3 voll., Einaudi-Nue, 2022-2003) e il sopracitato Parlamenti.

martedì 1 maggio 2012

Promemoria per (e)lettori pazienti

Perché Cittàcomune e Gianni D’Amo sono assenti alle elezioni del 6-7 maggio

Si sa che viviamo in un’epoca in cui non ci si ricorda cosa si è detto o fatto il mese scorso, il che è preoccupante in generale e ancor più se si tratti di persone-parole-fatti pubblici. A titolo di promemoria, e per rispondere alle insistenti sollecitazioni di tanti amici e compagni, torniamo sulla mesta vicenda che ci ha portato come Cittàcomune – e insieme a Gianni D’Amo – alla scelta di autoescluderci dalla competizione elettorale del 6-7 maggio 2012 per eleggere il Sindaco e il Consiglio comunale di Piacenza. Riepiloghiamo brevemente i fatti e le parole, che chiunque sia interessato può facilmente ricostruire consultando “Libertà” tra il 6 e il 12 febbraio 2012, e poi quelle del 6 e 7 aprile (lo può fare anche andando su www.cittacomune.it e cliccando “rassegna stampa”).

Nel corso delle Primarie per la scelta del candidato sindaco della coalizione di Centrosinistra si sono registrate anomalìe nei seggi di Sant’Ilario e di via Martiri della Resistenza, quanto a incidenza e modalità di voto di piacentini di origine straniera: 13% in un caso e 22% nella sola sezione 11 nell’altro (rispetto a una media cittadina del 9); elettori stranieri portati a piccoli gruppi, quasi sempre dagli stessi accompagnatori, che in alcuni casi sono anche stati visti mentre mostravano loro la fotografia della scheda votata. Il fenomeno, ascrivibile all’Idv, per quanto è immediatamente emerso da decine di testimonianze, non è stato tanto ampio da inficiare la validità delle elezioni, ma comunque piuttosto significativo, tant’è che è stato oggetto di una animata riunione del Comitato promotore delle Primarie la sera stessa del 5 febbraio.

Lo stesso segretario del Pd e presidente del Comitato Vittorio Silva, che ha rischiato di essere preso letteralmente a sberle da uno di questi accompagnatori (un italiano di circa 45-50 anni), il 6 febbraio ha dichiarato a “Libertà” che “qualche spiacevole episodio si era effettivamente verificato” e che “naturalmente se la responsabilità fosse risultata riconducibile a qualche partito o lista, la coalizione ne avrebbe tratto le inevitabili conseguenze”. Sullo stesso quotidiano del 6 febbraio, il segretario provinciale di Rifondazione comunista Roberto Montanari denunciava senza mezzi termini: “C’erano dei caporali che giravano nei vari seggi scaricando persone, soprattutto straniere, per farle votare e poi pagarle. Si tratta di un comportamento criminale, da malavita organizzata, che non deve essere tollerato”. Emanuela Schiaffonati (responsabile di Sinistra Ecologia e Libertà) affermava a sua volta che “chi ha provato a rovinare questo appuntamento deve essere punito, penalmente e politicamente”.

La notizia – confermando che non si è trattato di fatti di poca rilevanza – ha fatto ben presto il giro d’Italia. Come altri quotidiani nazionali, il “Corriere della Sera” del 7 febbraio pubblicava un articolo a firma Elsa Maschella dal titolo “Primarie a Piacenza. I vertici democratici: stranieri pagati per andare a votare”, riportando, tra l’altro, le dichiarazione del segretario del Pd Vittorio Silva sulla presenza di alcuni episodi da chiarire. Lo stesso giorno “Libertà” pubblicava un’intervista intitolata: “D’Amo: alle primarie uno strano eccesso di stranieri”. Questo l’incipit del testo, a firma Gustavo Roccella: “E’ arrivato quarto, ma dice di considerarsi moralmente terzo. Poi corregge un po’ il tiro e la spiega così: ‘le mie aspettative erano di arrivare terzo ed effettivamente in certi seggi, specialmente all’auditorium Sant’Ilario, c’è stato un surplus di affluenza che non mi aspettavo’”. Poi prosegue: “Certamente i miei voti non sono stati raccolti gli ultimi giorni o l’ultimo giorno, muovendo automobili e servizi-trasporto vari… Ci sono state modalità diverse nel voto degli stranieri: seggi nei quali votavano presentandosi autonomamente, altri in cui dei taxi li scaricavano in gruppo e sempre in gruppo si muovevano dentro e poi uscivano e questa è una modalità diversa, in gergo si dice cammellare”.
Il giorno dopo – “Libertà” 8 febbraio – mentre il segretario del Pd Silva cercava di spegnere i toni della polemica, Roberto Montanari interrogato dalla Digos in merito a questi episodi e alla comparsa su alcuni muri di viale Risorgimento di scritte diffamatorie contro l’Idv, ribadiva che “c’erano stati comportamenti criminali. Caporali assoldati per trasportare e scaricare decine di stranieri, poi ricompensati per il voto espresso”. Per l’Idv, che in un primo momento aveva negato ogni cosa, Sabrina Freda, Samuele Raggi e Luigi Gazzola dichiaravano al giornalista Michele Rancati: “Ricordiamo a tutti che secondo il regolamento (delle Primarie) non era vietato né portare le persone ai seggi né fotografare la scheda elettorale”, sottolineando poi che altri “lo hanno fatto molto più di noi, pubblicizzando addirittura il servizio taxi su Internet” e ricordando l’analogo “caso che era scoppiato alle primarie del solo Pd nel 2007”. A seguire gli annunci: di aver depositato un esposto–querela con cui si chiedeva di perseguire gli eventuali responsabili della diffamazione dell’Idv; di aver deciso di uscire dalla coalizione di Centrosinistra; di non volervi rientrare se non in presenza di incondizionato sostegno ai dipietristi.

Il 10 febbraio Sandro Miglioli, presidente del seggio di Sant’Ilario, ribadiva su “Libertà” quanto già dichiarato in precedenza: “Stranieri accompagnati in gruppo dalle stesse persone ed alcuni che fotografavano le schede, il tutto riconducibile al candidato Raggi” dell’Idv. Nella stessa pagina, sollecitato da Michele Rancati, D’Amo per la prima volta criticava gli esponenti dell’Idv (che non aveva mai nominato nell’intervista del 7), per le cose dette nella loro conferenza-stampa e apparse sul giornale dell’8 febbraio: “Quando sento dire che fotografare le schede su cui si è votato non è vietato dal regolamento delle Primarie, mi viene da pensare a una cultura politica di profilo molto basso. E lo stesso discorso vale per gli stranieri portati al seggio come ‘truppe cammellate’ da far votare” (rispetto a cui, aggiungiamo noi oggi, non può certo essere una giustificazione il sostenere che l’hanno fatto anche altri e anche prima del 2012). D’Amo ricordava poi che l’articolo 48 della Costituzione stabilisce che “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto” e che il voto straniero (“scelta strategica e importantissima della coalizione di Centrosinistra”) deve avvenire “dentro il modello della Costituzione repubblicana”.

L’11 febbraio alcuni rappresentanti della Comunità peruviana di Piacenza, intervistati dallo stesso Rancati, dichiaravano di essere “indignati” per le dichiarazioni di D’Amo e di aver deciso liberamente di sostenere alle Primarie il candidato sindaco Raggi. “Voti di massa? Che colpa ne abbiamo se molte nostre famiglie vanno dai nonni ai nipoti e si compongono di sette-otto persone?”. Quanto poi “alle accuse di compravendita di voti da parte di alcuni esponenti del Centrosinistra (in particolare del segretario di Rifondazione comunista Roberto Montanari)” – aggiungeva il signor Felix Segura Jara, presidente dell’associazione religiosa “Senor de los Milagros”– “mi preme segnalare in primo luogo che molti dei miei concittadini, non essendo a conoscenza esatta delle Circoscrizioni dove esercitare il diritto al voto, sono stati contattati dai militanti dell’entourage di Samuele Raggi e molti, in piena libertà e autonomia, hanno deciso di farsi accompagnare alle urne, senza ricevere alcuna somma di danaro”. Circa i filmati apparsi su Internet, che secondo coloro che li avevano divulgati provavano il pagamento di denaro in cambio della foto della scheda votata, la risposta dei rappresentanti della Comunità è stata che tali episodi “non riguardavano cittadini peruviani, bensì ecuadoregni”. Circa infine le schede fotografate, la segretaria dell'Idv Sabrina Freda (sempre su “Libertà” di sabato 11 febbraio) spiegava che si trattava di “foto-souvenir”, “il gesto spontaneo di giovani che forse votavano per la prima volta in Italia e non conoscevano le norme sulla segretezza”. Il giorno dopo (12 febbraio), il segretario del Prc Montanari replicava seccamente: “Sono sinceramente sconcertato dalle dichiarazioni degli esponenti dell’Italia dei Valori, che da una parte continuano ad attaccare, dando pagelle a destra e a manca e sostenendo che le diverse testimonianze emerse su quanto accaduto sarebbero il frutto di un complotto politico ai loro danni, e dall’altra arrivano a dire, ben oltre il limite del ridicolo, che chi ha fotografato le schede lo ha fatto per avere un souvenir”.

Per un certo tempo la polemica non ha più avuto gli onori della cronaca, neppure quando si è diffusa in città la notizia che Gianni D’Amo – e solo lui, non altri – era stato querelato da Samuele Raggi e Sabrina Freda dell’Idv per il reato di diffamazione a mezzo stampa, in relazione alla citata intervista a Gustavo Roccella del 7 febbraio, per aver affermato di “sentirsi moralmente terzo, con ciò offendendo la reputazione di Raggi Samuele, terzo per le preferenze ottenute, riguardo alle modalità di reclutamento del voto di alcuni cittadini stranieri”. Nel più totale silenzio stampa, piuttosto singolare data la rilevanza politica della notizia, Gianni D’Amo ha informato della querela a suo carico Paolo Dosi e i segretari della coalizione presenti (Montanari, Silva, Schiaffonati e Callegari di Cittàcomune) nella riunione del 7 marzo, in cui si è deciso all’unanimità di riavviare i contatti con l’Idv in vista della manifestazione di lancio della coalizione fissata quella stessa sera per il 17 (ai Filodrammatici), sulla base del preliminare ritiro della querela dell’Idv: appariva infatti a tutti evidente come non si potesse sedersi intorno a un tavolo o abbracciarsi su un palco come coalizione “per il buon governo della città”, mentre una parte della stessa ne querelava un'altra per motivi riconducibili alla polemica politica, come sopra tristemente documentato.

Noi crediamo che effettivamente siano stati fatti sforzi per superare l’incresciosa situazione, ma evidentemente non convinti e insufficienti, visto che l’Idv è stata fatta rientrare nella coalizione senza nessuna riflessione sui comportamenti tenuti e sulle polemiche successive, e soprattutto senza preliminarmente ottenere il ritiro della ridicola querela contro D’Amo, su cui erano unanimemente impegnati Dosi e tutti i responsabili politici della coalizione. Non abbiamo condiviso e non condividiamo questa scelta, che ci ha escluso nei fatti dalla formazione delle liste della coalizione di Centrosinistra.

Nonostante ciò, D’Amo ha pazientemente continuato ad astenersi da polemiche e dal rendere pubblica la notizia della querela: sia nell’assemblea di Cittàcomune del 17 marzo (nella quale il segretario Pd Silva ha correttamente ricordato come D’Amo avesse fornito “una lettura matura del risultato delle Primarie e dello spiacevole episodio strumentalizzato da altri per dividere”), sia nel messaggio di saluto inviato ai convenuti in sostegno a Paolo Dosi ai Filodrammatici lo stesso giorno, sia annunciando in Consiglio comunale il 19 marzo la sua decisione irrevocabile di non ricandidarsi, non esistendo “le condizioni per partecipare in prima persona, come candidato, alla prossima campagna elettorale del 6-7 maggio”, considerato il “persistere, nella coalizione che sostiene Paolo Dosi, di problemi di lealtà e rispetto reciproci tra le diverse componenti, i cui termini sono perfettamente noti da almeno due settimane a tutti i segretari della coalizione e allo stesso candidato sindaco Dosi”.

Solo il 6 aprile, a formazione delle liste del Centrosinistra ormai avvenuta e conclusa, nella necessità di spiegare ai nostri elettori e a tutta la città l’assenza di Cittàcomune dalla scadenza del 6-7 maggio, il neocoordinatore eletto dal Direttivo dell’associazione Marco Tanzi ha pubblicato su “Libertà” un intervento chiarificatore, rendendo di pubblico dominio la notizia della querela. Di quell’intervento val qui la pena di riprendere la sostanza politica: “Per l’Idv, D’Amo non poteva partecipare alle Primarie a metà ottobre 2011 e non doveva candidarsi a metà marzo 2012: e il gioco è fatto”. Proponendo poi una valutazione politica più complessiva, Tanzi sottolineava l’intensa attività e lo stile di Cittàcomune e soprattutto i dieci anni di impegno consigliare di Gianni D’Amo: “viene da pensare”, concludeva, “che in questa vicenda abbia pesato anche il desiderio di qualcuno di eliminare una voce libera”, in qualche modo di “farla pagare” a chi aveva sempre dimostrato coerenza con gli impegni assunti con gli elettori, anche quando ciò aveva comportato di opporsi a orientamenti e decisioni della propria parte, ma palesemente in contrasto con gli interessi generali della città.

Qualche considerazione meritano le reazioni del giorno dopo, cui è seguito un glaciale silenzio di tutti gli esponenti della politica piacentina, rotto solo da un apprezzabile (e come sempre onesto) intervento di Gianfranco Dragoni, storico dirigente della Cgil piacentina, su “Libertà” del 21 aprile. Dosi dichiarava (“Libertà” del 7 aprile) di “aver fatto di tutto per tenere unita la coalizione alle Primarie e dopo”, suggerendo poi una riflessione sui passi avanti e indietro necessari in politica, ma senza esplicitare o approfondire (avrebbe potuto soffermarsi, per esempio, sulla strana circostanza per cui personaggi discutibili e discussi vanno sempre avanti, mentre altri, da tutti giudicati seri e competenti, vengono lasciati indietro come fastidiosi “corpi estranei”…). Quanto alle dichiarazioni di Gazzola dell’Idv, singolarmente presentato come assessore di Reggi, occorre fare qualche puntualizzazione. Egli ha affermato: “Tutti quanti hanno detto che si doveva verificare che cosa era successo e secondo noi l’unico modo per farlo era raccogliere quanto era stato pubblicato sulla stampa e portarlo in Procura con un esposto”. E sin qui, nulla di particolare, salvo che, come abbiamo già detto, l’unico articolo citato da Gazzola (del “Corriere della sera”) non fa e non poteva fare alcun riferimento a quanto affermato da D’Amo, ma solo a dichiarazione del Prc e del segretario Pd Silva.

Il prosieguo dell’intervista è invece sconcertante. Aggiunge infatti il dottor cancellier assessore Gazzola: “Chi in Procura ha svolto le indagini, immagino che avrà sentito gli interessati; alcuni avranno smentito certe dichiarazioni, evidentemente non lo sono state quelle di D’Amo, visto che il Pm solo per lui ci ha chiesto delle integrazioni da cui è scaturita la formalizzazione della querela per diffamazione”. Non crediamo che occorra un penalista di particolare esperienza per poter dire che queste affermazioni o sono del tutto gratuite e infondate o sono davvero molto preoccupanti. La querela è un atto di parte, della quale il Pm non si occupa minimamente, per cui è escluso che il Pm abbia in qualche modo sollecitato l’Idv alla sua presentazione. E se ciò è avvenuto, si tratta di un’invasione di campo incomprensibile e indebita, sulla quale sarebbe opportuno che la Procura della Repubblica fornisse una spiegazione.

Pensiamo, per concludere, che Gianni D’Amo non possa e non debba fare pubbliche scuse a Samuele Raggi e all’Idv (come richiesto da Gazzola) per le sue riflessioni sul voto alle Primarie del Centrosinistra contenute nell’intervista a “Libertà” del 7 febbraio. E sappiamo con certezza che non le farà. Perché la “macchia sull’Idv” che il solito Gazzola lamenta, non può essere “lavata” da D’Amo, ma solo da una riflessione autocritica sui propri comportamenti dei dirigenti piacentini dell’Idv (cosa del resto auspicata dal lungimirante D’Amo già il 7 febbraio: “è il caso di valutare sanzioni, come nel Centrosinistra qualcuno – la Federazione della sinistra, Sel – risulta aver chiesto?” chiede l’intervistatore Roccella; “No” – risponde D’Amo – “…siccome il voto agli stranieri è una cosa importante, ed è una questione strategica per il voto dell’Italia, è bene, in generale, che non venga strumentalizzato e manovrato, che diventi un rapporto che si manifesta in modo consapevole, ponderato, e non con modalità di altro tipo. Poi ogni singolo candidato è bene che faccia le sue riflessioni”).

Infine l’idea dell’immaginifico Gazzola che D’Amo si sarebbe ben potuto presentare come candidato nella coalizione che sostiene Dosi benché querelato dall’Idv – cioè da una sua componente e permanendo il colpevole silenzio di tutte le altre – non è che una conferma del basso profilo istituzionale e culturale che caratterizza questa lunga e brutta stagione della politica, nazionale e locale. Ciò che lo stesso Gianni D’Amo ha più volte e pubblicamente denunciato in questi lunghi e difficili anni di impegno politico-culturale. Forse per questo non è troppo benvoluto in certi ambienti dell’attuale establishment di Centrosinistra, ma anche molto stimato da tante persone serie e semplicemente perbene.



Piacenza, 30 aprile 2012

Maura Bruno, Giovanni Callegari, Marco Tanzi

del direttivo di Cittàcomune

venerdì 30 marzo 2012

Il comitato direttivo eletto dalla V assemblea generale di cittàcomune


La quinta Assemblea generale di cittàcomune svoltasi sabato 17 marzo 2012 presso la sala Giordano Bruno ha eletto il proprio Comitato Direttivo confermando Piergiorgio Bellocchio presidente e Massimo Gardani tesoriere. Il Comitato Direttivo è stato scelto nelle persone di: Piergiorgio Bellocchio, Gianni Bernardini, Chicco Bertè, Livio Boselli, Maura Bruno, Giovanni Callegari, Matteo Dabergami, Gianni D'Amo, Sergio Ferri, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Giuliano Guidi, Sandro Miglioli, Francesco Serio, Simona Soffiantini, Marco Tanzi e Lara Zaghi. All'interno del Comitato Direttivo è stato successivamente nominato il Coordinatore nella persona di Marco Tanzi.

mercoledì 21 marzo 2012

Perché non mi ricandido

 Perché non mi ricandido 
Intervento di Gianni D’Amo, 
Capogruppo di Piacenzacomune, in Consiglio comunale

Ripropongo all’attenzione di questo Consiglio alcuni aspetti della giornata politica si sabato 17 marzo, in cui si sono svolte la Quinta assemblea di Cittàcomune e la Convention a sostegno di Paolo Dosi, delle quali ha dato notizia la stampa locale di ieri, domenica. Naturalmente non ho il minimo dubbio che Paolo abbia letto integralmente ai convenuti a sostenerlo al Teatro Filodrammatici le poche righe di augurio e saluto che gli avevo affidato, da cui vorrei qui riprendere un punto, che i mezzi di informazione hanno tralasciato e invece a me sta a cuore. L’ “in più” che riconosco e sostengo in Paolo, e che considero “imprescindibile per la rinascita di una coscienza civile”, ha per me un nome preciso. L’ho chiamato “Dosi di verità”.
Mi accorgo che faccio prima a leggere il messaggio intero: “Sostengo in Paolo la persona che, a partire dalla sua ricca esperienza di vita, può far emergere nell’agire politico-amministrativo l’ “in più” che considero imprescindibile per la rinascita di una coscienza civile: Dosi di verità. Un saluto a Francesco, Gianni D’Amo”. E’ un richiamo, quello alla verità, che ho fatto qui dentro in molte circostanze: verità, consapevolezza, responsabilità…
Sulla stampa di domenica ho letto anche, a proposito della mia assenza dal Teatro Filodrammatici, l’espressione “assenza giustificata”. Si è trattato di un’assenza in effetti “giustificata”: non solo, tuttavia, dalla contemporanea assemblea di Cittàcomune, del resto programmata da tempo, ma anche dal persistere, nella coalizione che sostiene Paolo Dosi, di problemi di lealtà e rispetto reciproci tra le diverse componenti, i cui termini sono perfettamente noti da almeno due settimane a tutti i segretari della coalizione e allo stesso candidato Sindaco Dosi.
Il tempo ha la sua importanza, nella vita e in politica. La medesima decisione o scelta, assunta il 20 marzo piuttosto che il 15 o il 20 febbraio, non è detto abbia o mantenga lo stesso significato e valore. Per quanto mi riguarda il tempo è scaduto: dispongo oggi degli elementi di valutazione necessari e sufficienti a decidere serenamente che non esistono per me le condizioni per partecipare in prima persona, come candidato, alla prossima campagna elettorale del 6 maggio. Non come candidato Sindaco, ovviamente, essendo impegnato a sostenere Paolo Dosi, che ha vinto le Primarie del Centro-sinistra, alle quali ho cercato di dare il mio contributo con convinzione e passione. E neppure come candidato alla importante carica di Consigliere comunale, che ho ricoperto per dieci anni, nel corso dei quali, non senza fatica, credo di aver imparato molte cose. Anche di ciò volevo esprimere pubblico ringraziamento al Presidente e a tutte le colleghe e i colleghi consiglieri. 
                            
Piacenza, 19 marzo 2012

Gianni D'Amo

giovedì 15 marzo 2012

Dedicata a Elsa Morante, ecco la nostra tessera 2012

Elsa Morante nasce a Roma nel 1912 e trascorre la sua infanzia nel popolare quartiere di Testaccio. Sostanzialmente autodidatta, sin da ragazzina ama scrivere fiabe e poesiole, che illustra con propri disegni. Negli anni Trenta collabora a varie riviste con note di costume e nel 1941 sposa Alberto Moravia. Si impone all’attenzione generale con il romanzo Menzogna e sortilegio, del 1948, a cui segue nel 1957 L’isola di Arturo. Grandi critici cominciano ad occuparsi della sua opera, da Giacomo Debenedetti a Cesare Garboli a György Lukács, che la giudica «uno dei massimi talenti di scrittore che io conosca». Dopo la raccolta di versi Alibi (1958) e i racconti dello Scialle andaluso (1963), nel 1968 pubblica Il mondo salvato dai ragazzini, una sorta di manifesto politico costruito con modalità espressive insolite e diversificate. Nel 1974 esce La Storia: il romanzo ottiene un grande successo di pubblico e provoca un serrato dibattito estetico e politico, non solo tra addetti ai lavori. Nel 1982 pubblica Aracoeli, l’ultimo romanzo. La Morante trascorre i restanti anni della sua vita in una clinica romana, dove muore alla fine del 1985. Nel 1987 sono raccolti in volume Pro o contro la bomba atomica, da una conferenza con questo titolo del 1965) i suoi più importanti scritti saggistici.

Devo avvertirvi subito che nel mio vocabolario abituale, lo scrittore è il contrario del letterato. Anzi, una delle possibili definizioni giuste di scrittore, per me sarebbe addirittura la seguente: un uomo a cui sta a cuore tutto quanto accade, fuorché la letteratura. (1965)

Si direbbe che l’umanità contemporanea prova la occulta tentazione di disintegrarsi. (1965)

Infine, le famose bombe, queste orchesse balene che se ne stanno a dormire nei quartieri meglio riparati dell’America, dell’Asia e dell’Europa: riguardate, custodite e mantenute nell’ozio come fossero un harem: dai totalitari, dai democratici e da tutti quanti; esse, il nostro tesoro atomico mondiale, non sono la causa potenziale della disintegrazione, ma la manifestazione necessaria di questo disastro, già attivo nella coscienza. (1965)

In una folla soggetta a un imbroglio, la presenza anche di uno solo che non si lascia imbrogliare, può fornire già un primo punto di vantaggio. Ma il punto, poi, si moltiplica per mille e per centomila se quell’uno è uno scrittore (s’intende un poeta). Anche senza accorgersene, per necessità del suo istinto, il poeta è destinato a smascherare gli imbrogli. E una poesia, una volta partita, non si ferma più; ma corre e si moltiplica, arrivando da tutte le parti, fin dove il poeta stesso non se lo sarebbe aspettato. (1965)

In mancanza di compagni o di seguaci, di ascoltatori o di spettatori, lo spirito libero è tenuto alla sua lunga marcia lo stesso, anche solo di fronte a se stesso e dunque a Dio. Niente va perduto (v. il granello di senape e il pizzico di lievito); e in conseguenza, chiunque schiavizza, sotto qualsiasi pretesto, il proprio spirito, si fa agente con questo del disonore dell’uomo. Doppiamente disgraziato è chi si adopera a diffondere il contagio fra gli altri e tanto più miserabile se lo fa in vista o per il gusto di un proprio potere personale. Servirsi a fini di potere degli sfruttati (anche solo del loro nome) è la peggiore forma di sfruttamento possibile. Proclamare il proprio amore per gli operai può riuscire un comodo alibi per chi non ama nessun operaio, e nessun uomo. (1970 o 71)

Nella edizione originale italiana, questo romanzo, sotto il suo titolo La Storia, porta il seguente sottotitolo: Uno scandalo che dura da diecimila anni. (…) Si tratta di una ovvietà. A scorrere qualsiasi sommario di Storia universale, si scopre subito che la sterminata vicenda umana, pur nei suoi sommovimenti e disuguaglianze, presenta un paesaggio di ossessiva monotonia. La storiografia, per quanto esplori, ritrova dovunque lo stesso scandalo incessante. A distanza o da vicino, ogni società umana si rivela un campo straziato, dove una squadra esercita la violenza e una folla la subisce. Ma il fatto che questo male sia sempre esistito non è motivo che gli dia il diritto di esistere. (1977)

Confesso che dato l’uso che ne è stato fatto nella storia fino a tutt’oggi, mi ripugna ormai di ripetere la parola rivoluzione (e fin di pronunciarla). Però questa parola, per quanto stuprata e tradita, in se stessa mantiene il suo significato primo e autentico: di grande azione popolare al fine di instaurare una società più degna. Ora, su questa chiara definizione, sono state sventolate troppe bandiere equivoche. E il primo equivoco è stato di scrivere, su queste bandiere, il motto nazionale: Il fine giustifica i mezzi. Questo principio (non per niente sventolato da Benito Mussolini e dai suoi simili per le loro ‘rivoluzioni’) è sicura insegna di falsità. Anzi la verità sta nel suo rovescio: I mezzi denunciano il fine. (1978)


lunedì 5 marzo 2012

Quinta Assemblea Generale di c i t t à c o m u n e


Piacenza, sabato 17 marzo 2012
ore 16-19
Sala “Giordano Bruno”, via G. Bruno 6
QUINTA ASSEMBLEA GENERALE DI


c i t t à c o m u n e
(l’assemblea è pubblica e aperta, oltre che ai soci, a tutti gli interessati)
P r o g r a m m a
15.30-16.00: insediamento presidenza e programmazione lavori
16.00-17.00:
  • relazione di bilancio economico-organizzativo (M. Gardani)
  • relazione sull’attività politico-culturale svolta (Pg. Bellocchio, G. Callegari)
  • relazione sulla situazione politico-amministrativa (G. D’Amo)
17.00-19.00: saluti degli ospiti e dibattito tra i soci
approvazione bilancio ed eventuali documenti politico-programmatici
Dalle ore 17.00 alle ore19 si potrà votare per l’elezione del Direttivo, del Presidente e del Tesoriere dell’Associazione
cittacomune@gmail.com - www.cittacomune.it 

mercoledì 1 febbraio 2012

PERCHÉ VOTARE ALLE PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA PERCHÉ VOTARE GIANNI D’AMO di Mario Giacomazzi

PERCHÉ VOTARE 
ALLE PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA

PERCHÉ VOTARE GIANNI D’AMO

Domenica 5 febbraio si tengono a Piacenza le primarie del centrosinistra per individuare il candidato sindaco della coalizione; in un periodo di forte scetticismo dei cittadini nei confronti della politica e soprattutto dei politici, la tentazione di ignorarle può farsi sentire anche tra chi è interessato ai problemi della città e alle possibili soluzioni.
Ritengo invece importante una diffusa partecipazione per la seguente ragione: molti lamentano la scarsa possibilità per i cittadini “comuni” di incidere sulle scelte prese dalla politica, le primarie costituiscono invece un’opportunità nuova ma di grande impatto, si tratta di sottrarre la scelta del candidato sindaco alle segreterie dei partiti per affidarla non agli iscritti (cosa che già sarebbe una prova di democrazia), ma agli elettori di centro sinistra, a tutti coloro quindi che, magari senza fare politica in senso stretto, si riconoscono nei valori che il centro sinistra rappresenta.  Per dare un’idea della differenza, si pensi che sommando tutti i partiti si arriva a poche centinaia di iscritti, mentre gli elettori di centro sinistra sono alcune decine di migliaia.

Perché alle primarie di domenica si deve votare per Gianni D’Amo?
  • Perché non si deve giudicare chi si candida solo dal programma che presenta o dallo slogan che un creativo gli ha suggerito ma da quello che ha fatto.   L’esperienza di Gianni come consigliere comunale e le battaglie che ha sostenuto negli ultimi 10 anni lo rendono sicuramente il più adatto a guidare la città nei prossimi 5.  Tutti concordano sulla necessità di fermare il consumo di suolo e l’eccessiva edificazione, ma l’unico candidato che può presentare credenziali in tal senso è Gianni, il quale si è opposto (quasi da solo e comunque senza l’appoggio di alcun partito) alla scriteriata proposta di scambiare un parco nell’area ex Acna (dimostratasi più che inquinata e di difficile bonifica) con la costruzione di un intero quartiere a fianco della Besurica, sfruttando una delle ultime aree veramente agricole rimaste vicino alla città; ha combattuto una lunga e finora vincente battaglia contro l’ipotesi di un faraonico Palazzo Uffici da finanziare con la vendita di palazzi di pregio nel centro della città; ha sempre dimostrato con i fatti e non con le parole la propria attenzione all’ambiente.
  • Perché può dare maggiori garanzie d’indipendenza rispetto a un candidato espressione dei partiti  o comunque sostenuto da questi.   I partiti non vanno demonizzati, sono una componente essenziale della vita democratica, attualmente però sono anche e soprattutto dei centri di potere, le decisioni spesso vengono prese dopo trattative od accordi a livello regionale o nazionale, si è visto come la società civile sia in grado di fare proposte più avanzate e coerenti.  Gianni D’Amo non è sostenuto da partiti, ma da un’associazione politico-culturale come Città Comune che si è distinta per la quantità e per la qualità delle iniziative organizzate; oltre che da molti cittadini, i quali hanno svolto attività politica o sindacale, sono stati sindaci, assessori, consiglieri comunali, segretari di organizzazioni sindacali e adesso si riconoscono in questa candidatura.
  • Perché è l’unico che può allargare la coalizione.   Il centro destra è in piena confusione, ma questo non significa che le elezioni per il centro sinistra siano già vinte, Gianni può parlare ed essere credibile anche per chi in passato ha votato centro destra, si deve superare una sterile logica di contrapposizione per la quale proposte simili sono appoggiate o contrastate solo in base a chi le ha formulate.  E’ francamente ridicolo vedere politici che, essendo all’opposizione, contestano opere pubbliche, che invece loderebbero se solo fossero in maggioranza.  Compito di chi amministra un ente locale deve essere quello di cercare la massima condivisione non di governare in modo “muscolare”. Gianni ha già dimostrato di essere in grado di andare oltre gli schieramenti senza alcuna indulgenza riguardo ai contenuti: è stato nominato Presidente della commissione consiliare sulle aree militare con i voti di alcuni consiglieri di minoranza e altri di maggioranza. Gianni D’Amo può ascoltare e rappresentare l’intera città.
  • Perché è davvero fuori dalla casta.     I politici vengono percepiti come dei privilegiati o come degli approfittatori, certamente questo non può essere detto di Gianni D’Amo, che dalla sua attività politica non ha mai tratto alcun beneficio materiale. Gianni è un professore di liceo, che anche durante questa campagna elettorale alla mattina va  a lavorare; Città Comune è una realtà completamente autofinanziata, significa che i suoi soci pagano per avere una sede, per organizzare iniziative, per stampare i volantini e il materiale da distribuire.  I volontari che affiancano Gianni lo fanno perché ci credono, non per avere cariche o impieghi.  La politica, se vuole recuperare credibilità, deve riscoprire il significato dell’impegno disinteressato e reale per la cosa pubblica.  Tanti fustigatori a parole della “casta” sembrano più che altro interessati a farne parte al più presto. Gianni D’Amo e Città Comune dimostrano che fare politica in modo diverso è possibile.

Tante altre sarebbero le ragioni per votare Gianni D’Amo alle primarie del 5 febbraio per il candidato sindaco del centro sinistra, concludo però con una di carattere personale: conosco Gianni da oltre 30 anni, con lui ho condiviso diverse esperienze politiche e culturali; posso dire che è prima di tutto una persona onesta, rigorosa, la quale pretende da sé più di quanto pretenda dagli altri (e dagli altri non pretende poco); che sarebbe un eccellente sindaco e che votarlo domenica prossima rappresenta un’opportunità per tutte le persone libere di questa città.

Mario Giacomazzi

martedì 24 gennaio 2012

5 febbraio 2012 - dove si vota

Domenica 5 febbraio 2012 dalle 8,00 alle 20,00 
le primarie del centrosinistra

I SEGGI DOVE SI VOTA

Ognuno vota in base alla propria residenza.
I seggi appositamente allestiti in tutta la città e frazioni sono 9:

seggio 1
- Auditorium Sant’Ilario, via Garibarldi 17
seggio 2 - Coop Borgotrebbia, via Trebbia 52
seggio 3 - Coop S. Antonio, via Emilia Pavese 238
seggio 4 - Circoscrizione 2, via XXIV Maggio 51/53
seggio 5 - Besurica, Centro Civico Polifunzionale via Perfetti
seggio 6 - Circoscrizione 3, via Martiri della Resistenza 8
seggio 7 - Circoscrizione 4, via Rio Farnese 14/d
seggio 8 - Circolo ARCI Roncaglia, Strada Caorsana 208
seggio 9 - Coop Mortizza, Strada Mortizza 127/129




PARTECIPA ALLE PRIMARIE
SCEGLI GIANNI D'AMO
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lunedì 9 gennaio 2012

Ricordo di Felice Trabacchi Sindaco del cambiamento

Piacenza, Sabato 14 gennaio 2012, dalle ore 10
Salone “N. Mandela”, Camera del Lavoro, via XXIV maggio 18

Ricordo di Felice Trabacchi
Sindaco del cambiamento


Introduzione di Stefano Pareti, interventi di Luciano Beltrametti
Mario Cravedi e Gianfranco Dragoni. Coordina Gianni D’Amo


A quattro anni dalla scomparsa, il 13 gennaio del 2008, “cittàcomune” propone un momento di ricordo e riflessione su Felice Trabacchi. Militante e dirigente del Pci per oltre mezzo secolo, è stato partigiano, sindacalista, consigliere comunale, parlamentare, pur continuando a esercitare per tutta la vita la sua professione di avvocato. Ma nel ricordo dei tantissimi che l’hanno conosciuto, Felice è stato e resta innanzitutto il primo Sindaco della svolta, del cambiamento, iniziati con la vittoria elettorale delle sinistre nel 1975.
Trabacchi è stato un Sindaco eccezionalmente popolare, nei molti sensi di questo aggettivo. Espressione politica delle classi lavoratrici, ma anche in grado di rappresentare il mondo diffuso delle professioni e delle attività economiche, Felice ha interpretato il ruolo di Primo cittadino con lo stile sobrio e concreto che gli era proprio, sempre teso a costruire ampio consenso a scelte amministrative di grande coraggio e lungimiranza: dalla riapertura del Teatro municipale alla nascita dei Nidi comunali alla costante attenzione ai problemi del lavoro (molti ricorderanno quando organizzò una presentazione del Bilancio comunale ai lavoratori dell’Astra, o come contribuì a coinvolgere l’intera città nelle vertenza Arbos).
Una figura che ha saputo riassumere e interpretare al meglio quella stagione straordinaria per fermenti sociali e culturali: un decennio di trasformazioni e grandi speranze, ma anche di contrasti e difficoltà, dalla crisi mondiale del petrolio all’imperversare nel nostro Paese del terrorismo, prima e dopo l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta nel 1978.
Convinti che “il futuro ha un cuore antico”, pensiamo che tornare a riflettere su una figura come quella di Trabacchi - e sulla stagione di cui egli è stato a Piacenza un protagonista di primo piano - risponda non solo all’elementare dovere della memoria, ma anche a un’esigenza di ancoraggio - oggi - a esperienze e valori forti del passato, di cui abbiamo ancora bisogno, nella difficile situazione che l’Italia e l’Europa stanno attraversando.