"Bloggopolis"

La Piazza delle Idee nella Città del Dialogo

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martedì 1 maggio 2012

Promemoria per (e)lettori pazienti

Perché Cittàcomune e Gianni D’Amo sono assenti alle elezioni del 6-7 maggio

Si sa che viviamo in un’epoca in cui non ci si ricorda cosa si è detto o fatto il mese scorso, il che è preoccupante in generale e ancor più se si tratti di persone-parole-fatti pubblici. A titolo di promemoria, e per rispondere alle insistenti sollecitazioni di tanti amici e compagni, torniamo sulla mesta vicenda che ci ha portato come Cittàcomune – e insieme a Gianni D’Amo – alla scelta di autoescluderci dalla competizione elettorale del 6-7 maggio 2012 per eleggere il Sindaco e il Consiglio comunale di Piacenza. Riepiloghiamo brevemente i fatti e le parole, che chiunque sia interessato può facilmente ricostruire consultando “Libertà” tra il 6 e il 12 febbraio 2012, e poi quelle del 6 e 7 aprile (lo può fare anche andando su www.cittacomune.it e cliccando “rassegna stampa”).

Nel corso delle Primarie per la scelta del candidato sindaco della coalizione di Centrosinistra si sono registrate anomalìe nei seggi di Sant’Ilario e di via Martiri della Resistenza, quanto a incidenza e modalità di voto di piacentini di origine straniera: 13% in un caso e 22% nella sola sezione 11 nell’altro (rispetto a una media cittadina del 9); elettori stranieri portati a piccoli gruppi, quasi sempre dagli stessi accompagnatori, che in alcuni casi sono anche stati visti mentre mostravano loro la fotografia della scheda votata. Il fenomeno, ascrivibile all’Idv, per quanto è immediatamente emerso da decine di testimonianze, non è stato tanto ampio da inficiare la validità delle elezioni, ma comunque piuttosto significativo, tant’è che è stato oggetto di una animata riunione del Comitato promotore delle Primarie la sera stessa del 5 febbraio.

Lo stesso segretario del Pd e presidente del Comitato Vittorio Silva, che ha rischiato di essere preso letteralmente a sberle da uno di questi accompagnatori (un italiano di circa 45-50 anni), il 6 febbraio ha dichiarato a “Libertà” che “qualche spiacevole episodio si era effettivamente verificato” e che “naturalmente se la responsabilità fosse risultata riconducibile a qualche partito o lista, la coalizione ne avrebbe tratto le inevitabili conseguenze”. Sullo stesso quotidiano del 6 febbraio, il segretario provinciale di Rifondazione comunista Roberto Montanari denunciava senza mezzi termini: “C’erano dei caporali che giravano nei vari seggi scaricando persone, soprattutto straniere, per farle votare e poi pagarle. Si tratta di un comportamento criminale, da malavita organizzata, che non deve essere tollerato”. Emanuela Schiaffonati (responsabile di Sinistra Ecologia e Libertà) affermava a sua volta che “chi ha provato a rovinare questo appuntamento deve essere punito, penalmente e politicamente”.

La notizia – confermando che non si è trattato di fatti di poca rilevanza – ha fatto ben presto il giro d’Italia. Come altri quotidiani nazionali, il “Corriere della Sera” del 7 febbraio pubblicava un articolo a firma Elsa Maschella dal titolo “Primarie a Piacenza. I vertici democratici: stranieri pagati per andare a votare”, riportando, tra l’altro, le dichiarazione del segretario del Pd Vittorio Silva sulla presenza di alcuni episodi da chiarire. Lo stesso giorno “Libertà” pubblicava un’intervista intitolata: “D’Amo: alle primarie uno strano eccesso di stranieri”. Questo l’incipit del testo, a firma Gustavo Roccella: “E’ arrivato quarto, ma dice di considerarsi moralmente terzo. Poi corregge un po’ il tiro e la spiega così: ‘le mie aspettative erano di arrivare terzo ed effettivamente in certi seggi, specialmente all’auditorium Sant’Ilario, c’è stato un surplus di affluenza che non mi aspettavo’”. Poi prosegue: “Certamente i miei voti non sono stati raccolti gli ultimi giorni o l’ultimo giorno, muovendo automobili e servizi-trasporto vari… Ci sono state modalità diverse nel voto degli stranieri: seggi nei quali votavano presentandosi autonomamente, altri in cui dei taxi li scaricavano in gruppo e sempre in gruppo si muovevano dentro e poi uscivano e questa è una modalità diversa, in gergo si dice cammellare”.
Il giorno dopo – “Libertà” 8 febbraio – mentre il segretario del Pd Silva cercava di spegnere i toni della polemica, Roberto Montanari interrogato dalla Digos in merito a questi episodi e alla comparsa su alcuni muri di viale Risorgimento di scritte diffamatorie contro l’Idv, ribadiva che “c’erano stati comportamenti criminali. Caporali assoldati per trasportare e scaricare decine di stranieri, poi ricompensati per il voto espresso”. Per l’Idv, che in un primo momento aveva negato ogni cosa, Sabrina Freda, Samuele Raggi e Luigi Gazzola dichiaravano al giornalista Michele Rancati: “Ricordiamo a tutti che secondo il regolamento (delle Primarie) non era vietato né portare le persone ai seggi né fotografare la scheda elettorale”, sottolineando poi che altri “lo hanno fatto molto più di noi, pubblicizzando addirittura il servizio taxi su Internet” e ricordando l’analogo “caso che era scoppiato alle primarie del solo Pd nel 2007”. A seguire gli annunci: di aver depositato un esposto–querela con cui si chiedeva di perseguire gli eventuali responsabili della diffamazione dell’Idv; di aver deciso di uscire dalla coalizione di Centrosinistra; di non volervi rientrare se non in presenza di incondizionato sostegno ai dipietristi.

Il 10 febbraio Sandro Miglioli, presidente del seggio di Sant’Ilario, ribadiva su “Libertà” quanto già dichiarato in precedenza: “Stranieri accompagnati in gruppo dalle stesse persone ed alcuni che fotografavano le schede, il tutto riconducibile al candidato Raggi” dell’Idv. Nella stessa pagina, sollecitato da Michele Rancati, D’Amo per la prima volta criticava gli esponenti dell’Idv (che non aveva mai nominato nell’intervista del 7), per le cose dette nella loro conferenza-stampa e apparse sul giornale dell’8 febbraio: “Quando sento dire che fotografare le schede su cui si è votato non è vietato dal regolamento delle Primarie, mi viene da pensare a una cultura politica di profilo molto basso. E lo stesso discorso vale per gli stranieri portati al seggio come ‘truppe cammellate’ da far votare” (rispetto a cui, aggiungiamo noi oggi, non può certo essere una giustificazione il sostenere che l’hanno fatto anche altri e anche prima del 2012). D’Amo ricordava poi che l’articolo 48 della Costituzione stabilisce che “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto” e che il voto straniero (“scelta strategica e importantissima della coalizione di Centrosinistra”) deve avvenire “dentro il modello della Costituzione repubblicana”.

L’11 febbraio alcuni rappresentanti della Comunità peruviana di Piacenza, intervistati dallo stesso Rancati, dichiaravano di essere “indignati” per le dichiarazioni di D’Amo e di aver deciso liberamente di sostenere alle Primarie il candidato sindaco Raggi. “Voti di massa? Che colpa ne abbiamo se molte nostre famiglie vanno dai nonni ai nipoti e si compongono di sette-otto persone?”. Quanto poi “alle accuse di compravendita di voti da parte di alcuni esponenti del Centrosinistra (in particolare del segretario di Rifondazione comunista Roberto Montanari)” – aggiungeva il signor Felix Segura Jara, presidente dell’associazione religiosa “Senor de los Milagros”– “mi preme segnalare in primo luogo che molti dei miei concittadini, non essendo a conoscenza esatta delle Circoscrizioni dove esercitare il diritto al voto, sono stati contattati dai militanti dell’entourage di Samuele Raggi e molti, in piena libertà e autonomia, hanno deciso di farsi accompagnare alle urne, senza ricevere alcuna somma di danaro”. Circa i filmati apparsi su Internet, che secondo coloro che li avevano divulgati provavano il pagamento di denaro in cambio della foto della scheda votata, la risposta dei rappresentanti della Comunità è stata che tali episodi “non riguardavano cittadini peruviani, bensì ecuadoregni”. Circa infine le schede fotografate, la segretaria dell'Idv Sabrina Freda (sempre su “Libertà” di sabato 11 febbraio) spiegava che si trattava di “foto-souvenir”, “il gesto spontaneo di giovani che forse votavano per la prima volta in Italia e non conoscevano le norme sulla segretezza”. Il giorno dopo (12 febbraio), il segretario del Prc Montanari replicava seccamente: “Sono sinceramente sconcertato dalle dichiarazioni degli esponenti dell’Italia dei Valori, che da una parte continuano ad attaccare, dando pagelle a destra e a manca e sostenendo che le diverse testimonianze emerse su quanto accaduto sarebbero il frutto di un complotto politico ai loro danni, e dall’altra arrivano a dire, ben oltre il limite del ridicolo, che chi ha fotografato le schede lo ha fatto per avere un souvenir”.

Per un certo tempo la polemica non ha più avuto gli onori della cronaca, neppure quando si è diffusa in città la notizia che Gianni D’Amo – e solo lui, non altri – era stato querelato da Samuele Raggi e Sabrina Freda dell’Idv per il reato di diffamazione a mezzo stampa, in relazione alla citata intervista a Gustavo Roccella del 7 febbraio, per aver affermato di “sentirsi moralmente terzo, con ciò offendendo la reputazione di Raggi Samuele, terzo per le preferenze ottenute, riguardo alle modalità di reclutamento del voto di alcuni cittadini stranieri”. Nel più totale silenzio stampa, piuttosto singolare data la rilevanza politica della notizia, Gianni D’Amo ha informato della querela a suo carico Paolo Dosi e i segretari della coalizione presenti (Montanari, Silva, Schiaffonati e Callegari di Cittàcomune) nella riunione del 7 marzo, in cui si è deciso all’unanimità di riavviare i contatti con l’Idv in vista della manifestazione di lancio della coalizione fissata quella stessa sera per il 17 (ai Filodrammatici), sulla base del preliminare ritiro della querela dell’Idv: appariva infatti a tutti evidente come non si potesse sedersi intorno a un tavolo o abbracciarsi su un palco come coalizione “per il buon governo della città”, mentre una parte della stessa ne querelava un'altra per motivi riconducibili alla polemica politica, come sopra tristemente documentato.

Noi crediamo che effettivamente siano stati fatti sforzi per superare l’incresciosa situazione, ma evidentemente non convinti e insufficienti, visto che l’Idv è stata fatta rientrare nella coalizione senza nessuna riflessione sui comportamenti tenuti e sulle polemiche successive, e soprattutto senza preliminarmente ottenere il ritiro della ridicola querela contro D’Amo, su cui erano unanimemente impegnati Dosi e tutti i responsabili politici della coalizione. Non abbiamo condiviso e non condividiamo questa scelta, che ci ha escluso nei fatti dalla formazione delle liste della coalizione di Centrosinistra.

Nonostante ciò, D’Amo ha pazientemente continuato ad astenersi da polemiche e dal rendere pubblica la notizia della querela: sia nell’assemblea di Cittàcomune del 17 marzo (nella quale il segretario Pd Silva ha correttamente ricordato come D’Amo avesse fornito “una lettura matura del risultato delle Primarie e dello spiacevole episodio strumentalizzato da altri per dividere”), sia nel messaggio di saluto inviato ai convenuti in sostegno a Paolo Dosi ai Filodrammatici lo stesso giorno, sia annunciando in Consiglio comunale il 19 marzo la sua decisione irrevocabile di non ricandidarsi, non esistendo “le condizioni per partecipare in prima persona, come candidato, alla prossima campagna elettorale del 6-7 maggio”, considerato il “persistere, nella coalizione che sostiene Paolo Dosi, di problemi di lealtà e rispetto reciproci tra le diverse componenti, i cui termini sono perfettamente noti da almeno due settimane a tutti i segretari della coalizione e allo stesso candidato sindaco Dosi”.

Solo il 6 aprile, a formazione delle liste del Centrosinistra ormai avvenuta e conclusa, nella necessità di spiegare ai nostri elettori e a tutta la città l’assenza di Cittàcomune dalla scadenza del 6-7 maggio, il neocoordinatore eletto dal Direttivo dell’associazione Marco Tanzi ha pubblicato su “Libertà” un intervento chiarificatore, rendendo di pubblico dominio la notizia della querela. Di quell’intervento val qui la pena di riprendere la sostanza politica: “Per l’Idv, D’Amo non poteva partecipare alle Primarie a metà ottobre 2011 e non doveva candidarsi a metà marzo 2012: e il gioco è fatto”. Proponendo poi una valutazione politica più complessiva, Tanzi sottolineava l’intensa attività e lo stile di Cittàcomune e soprattutto i dieci anni di impegno consigliare di Gianni D’Amo: “viene da pensare”, concludeva, “che in questa vicenda abbia pesato anche il desiderio di qualcuno di eliminare una voce libera”, in qualche modo di “farla pagare” a chi aveva sempre dimostrato coerenza con gli impegni assunti con gli elettori, anche quando ciò aveva comportato di opporsi a orientamenti e decisioni della propria parte, ma palesemente in contrasto con gli interessi generali della città.

Qualche considerazione meritano le reazioni del giorno dopo, cui è seguito un glaciale silenzio di tutti gli esponenti della politica piacentina, rotto solo da un apprezzabile (e come sempre onesto) intervento di Gianfranco Dragoni, storico dirigente della Cgil piacentina, su “Libertà” del 21 aprile. Dosi dichiarava (“Libertà” del 7 aprile) di “aver fatto di tutto per tenere unita la coalizione alle Primarie e dopo”, suggerendo poi una riflessione sui passi avanti e indietro necessari in politica, ma senza esplicitare o approfondire (avrebbe potuto soffermarsi, per esempio, sulla strana circostanza per cui personaggi discutibili e discussi vanno sempre avanti, mentre altri, da tutti giudicati seri e competenti, vengono lasciati indietro come fastidiosi “corpi estranei”…). Quanto alle dichiarazioni di Gazzola dell’Idv, singolarmente presentato come assessore di Reggi, occorre fare qualche puntualizzazione. Egli ha affermato: “Tutti quanti hanno detto che si doveva verificare che cosa era successo e secondo noi l’unico modo per farlo era raccogliere quanto era stato pubblicato sulla stampa e portarlo in Procura con un esposto”. E sin qui, nulla di particolare, salvo che, come abbiamo già detto, l’unico articolo citato da Gazzola (del “Corriere della sera”) non fa e non poteva fare alcun riferimento a quanto affermato da D’Amo, ma solo a dichiarazione del Prc e del segretario Pd Silva.

Il prosieguo dell’intervista è invece sconcertante. Aggiunge infatti il dottor cancellier assessore Gazzola: “Chi in Procura ha svolto le indagini, immagino che avrà sentito gli interessati; alcuni avranno smentito certe dichiarazioni, evidentemente non lo sono state quelle di D’Amo, visto che il Pm solo per lui ci ha chiesto delle integrazioni da cui è scaturita la formalizzazione della querela per diffamazione”. Non crediamo che occorra un penalista di particolare esperienza per poter dire che queste affermazioni o sono del tutto gratuite e infondate o sono davvero molto preoccupanti. La querela è un atto di parte, della quale il Pm non si occupa minimamente, per cui è escluso che il Pm abbia in qualche modo sollecitato l’Idv alla sua presentazione. E se ciò è avvenuto, si tratta di un’invasione di campo incomprensibile e indebita, sulla quale sarebbe opportuno che la Procura della Repubblica fornisse una spiegazione.

Pensiamo, per concludere, che Gianni D’Amo non possa e non debba fare pubbliche scuse a Samuele Raggi e all’Idv (come richiesto da Gazzola) per le sue riflessioni sul voto alle Primarie del Centrosinistra contenute nell’intervista a “Libertà” del 7 febbraio. E sappiamo con certezza che non le farà. Perché la “macchia sull’Idv” che il solito Gazzola lamenta, non può essere “lavata” da D’Amo, ma solo da una riflessione autocritica sui propri comportamenti dei dirigenti piacentini dell’Idv (cosa del resto auspicata dal lungimirante D’Amo già il 7 febbraio: “è il caso di valutare sanzioni, come nel Centrosinistra qualcuno – la Federazione della sinistra, Sel – risulta aver chiesto?” chiede l’intervistatore Roccella; “No” – risponde D’Amo – “…siccome il voto agli stranieri è una cosa importante, ed è una questione strategica per il voto dell’Italia, è bene, in generale, che non venga strumentalizzato e manovrato, che diventi un rapporto che si manifesta in modo consapevole, ponderato, e non con modalità di altro tipo. Poi ogni singolo candidato è bene che faccia le sue riflessioni”).

Infine l’idea dell’immaginifico Gazzola che D’Amo si sarebbe ben potuto presentare come candidato nella coalizione che sostiene Dosi benché querelato dall’Idv – cioè da una sua componente e permanendo il colpevole silenzio di tutte le altre – non è che una conferma del basso profilo istituzionale e culturale che caratterizza questa lunga e brutta stagione della politica, nazionale e locale. Ciò che lo stesso Gianni D’Amo ha più volte e pubblicamente denunciato in questi lunghi e difficili anni di impegno politico-culturale. Forse per questo non è troppo benvoluto in certi ambienti dell’attuale establishment di Centrosinistra, ma anche molto stimato da tante persone serie e semplicemente perbene.



Piacenza, 30 aprile 2012

Maura Bruno, Giovanni Callegari, Marco Tanzi

del direttivo di Cittàcomune

3 commenti:

Matteo ha detto...

Ma di che coerenza parlate???...siete stati all'opposizione fino al giorno prima delle primarie e poi di colpo vi siete scoperti "amici" del centro-sinistra.
E sulla vicenda dei voti degli stranieri all'IDV dimostra solo quanto siete caduti in basso....avreste caso mai dovuto fare autocritica visto il deludente risultato che avete ottenuto alle primarie... il che contrasta fortemente con la vostra idea di contare qualcosa a Piacenza.

samuele raggi ha detto...

fantasiosa ricostruzione della realta'....

cittàcomune ha detto...

Sarebbe interessante che Samuele Raggi ricostruisse la realtà in modo altrettanto dettagliato.