"Bloggopolis"
La Piazza delle Idee nella Città del Dialogo
Le idee sono il motore di una realtà che vive e respira al di là della nostra sola mente. Ecco allora spuntare Bloggopolis, uno spazio contemporaneo per dar voce a una città saggia e antica che vuole parlare, dialogare e conversare del presente e del futuro. Una piazza in cui raccogliere, attraverso i vostri commenti, il 'sentiment' di una popolazione a volte silenziosa e timida, sicuramente generosa e propositiva. Una polis del nostro tempo, la cui piazza virtuale sia specchio di una città che ci sta a cuore. Piacenza ‘città comune’.
venerdì 4 dicembre 2015
Ciclo Pasolini 20015 "Una disperata vitalità" - IV appuntamento: Pasolini oggi, come e perché
Piacenza - Auditorium Fondazione
via Sant'Eufemia, 12
Mercoledì 9 dicembre
incontro conclusivo ore 21
Pasolini oggi, come e perché
ne discutono tra loro e con i presenti
Piergiorgio Bellocchio
Gianni D'Amo
Matteo Marchesini
Ciclo Pasolini 20015 "Una disperata vitalità" - III appuntamento: proiezione di "Il Vangelo secondo Matteo"
via Sant'Eufemia, 12
Martedì 1 dicembre ore 21
proiezione di:
IL VANGELO
SECONDO MATTEO
, 1964
presentazione di
P.G. BELLOCCHIO
Ciclo Pasolini 20015 "Una disperata vitalità" - II appuntamento: proiezione di "Accattone"
Piacenza - Auditorium Fondazione
via Sant'Eufemia, 12
Martedì 24 novembre ore 21
proiezione di:
ACCATTONE
il primo film di Pasolini, 1961
presentazione di
Luigi Boledi
domenica 15 novembre 2015
Ciclo Pasolini 20015 "Una disperata vitalità" - I appuntamento: "Pasolini, stile e verità"
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lunedì 12 ottobre 2015
Jobs act, serata di discussione
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sabato 23 maggio 2015
Ciclo "UOMINI SOTTOTERRA" II appuntamento
UOMINI
SOTTOTERRA
Ordinaria
follia e costi umani della guerra di trincea
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STORIA
INTIMA DELLA GRANDE GUERRA
Lettere,
diari e memorie di soldati italiani dal fronte
(a
cura
di
Quinto Antonelli, Donzelli, 2014)
Ne
discutono tra loro e con i presenti
Quinto
Antonelli e Piergiorgio Bellocchio
Quinto
Antonelli è
responsabile dell’Archivio della scrittura popolare presso il Museo
storico del Trentino, per cui ha curato la collana «Scritture di
guerra», edita col Museo storico della guerra di Rovereto. Ha
collaborato a La
Grande guerra,
curata da Mario Isnenghi e Daniele Ceschin per Utet. Si occupa delle
narrazioni autobiografiche della gente comune, dei processi di
educazione, della storia delle guerre del Novecento.
Piergiorgio
Bellocchio ha
fondato e diretto le riviste “Quaderni piacentini” (1962-1984) e
“Diario” (1985-93). Scrittore e saggista, è presidente di
Cittàcomune.
Storia
intima della Grande guerra. Dopo
i lontani libri di Omodeo (Momenti
della vita di guerra)
e Spitzer (Lettere
di prigionieri di guerra italiani, 1915-18),
Antonelli pubblica oggi nuove lettere, diari e memorie di soldati
italiani. Chi scrive queste pagine, diversamente dagli ufficiali
colti, che quando scrivono alla famiglia scrivono un po’ anche per
i posteri, è per lo più un soldato subalterno (che prima della
guerra faceva l’operaio, il contadino, l’artigiano). La sua unica
ambizione è quella di rivolgersi ai suoi famigliari, per difendere
quel ponte comunicativo che il conflitto rischia di interrompere: «Ti
raccomando di scrivermi presto onde potermi rallegrare un poco,
perché la mia vita di trincea è peggiore a quella dei nostri
porci». Si tratta di una ricchissima documentazione (che quasi
sempre si sottrae alle norme ortografiche e sintattiche, e per questo
può sembrare ingovernabile), raccolta presso il Museo storico del
Trentino e a lungo esclusa dal racconto nazionale, in quanto
considerata marginale, se non conflittuale: gli autori sono infatti
«tutti» gli italiani, anche quelli che un secolo fa erano sudditi
dell’Austria e combattevano per lo più sul fronte galiziano:
trentini, giuliani, triestini. L’esigenza di ristabilire il
contatto con la famiglia è a volte minacciata dalla impossibilità
di comprendere: chi è a casa non sa cogliere una realtà per sua
natura indicibile; chi è al fronte non concepisce atteggiamenti che
appaiono irrispettosi, superficiali: «Capirai a noi qua si divora la
rabbia nel sentire che in Italia fanno delle feste per la presa di
gorizzia
e suonare le campane si dovrebbero vergognare».
giovedì 21 maggio 2015
Ciclo "UOMINI SOTTOTERRA" I appuntamento
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lunedì 16 marzo 2015
Ottava assemblea annuale - il nuovo direttivo
L'ottava assemblea annuale di cittàcomune svoltasi sabato 28 febbraio 2015 nei locali della sede stessa ha eletto il proprio Comitato Direttivo confermando Piergiorgio Bellocchio presidente e Massimo Gardani tesoriere.
Il Comitato Direttivo è stato scelto nelle persone di: Piergiorgio Bellocchio, Gianni Bernardini, Mohamed Berrahou, Enrico Bertè (detto Chicco, Livio Boselli, Maura Bruno, Giovanni Callegari, Gianni D'Amo, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Sandro Miglioli, Sergio Rossi, Francesco Serio, Simona Soffiantini e Marco Tanzi.
All'interno del Comitato Direttivo è stato successivamente nominato il Coordinatore nella persona di Marco Tanzi.
Il Comitato Direttivo è stato scelto nelle persone di: Piergiorgio Bellocchio, Gianni Bernardini, Mohamed Berrahou, Enrico Bertè (detto Chicco, Livio Boselli, Maura Bruno, Giovanni Callegari, Gianni D'Amo, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Sandro Miglioli, Sergio Rossi, Francesco Serio, Simona Soffiantini e Marco Tanzi.All'interno del Comitato Direttivo è stato successivamente nominato il Coordinatore nella persona di Marco Tanzi.
sabato 21 febbraio 2015
la tessera 2015 dedicata a Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 da Carlo Alberto, ufficiale di carriera, e Susanna Colussi, maestra. Seguendo le destinazioni del padre, abita a Parma, Belluno, Cremona, Scandiano, Bologna, dove frequenta il Liceo e si laurea in Lettere con una tesi su Pascoli. Ma la patria del cuore (Heimat) è Casarsa del Friuli, paese della madre: qui trascorre le vacanze estive e vive stabilmente dal 1942 al ’49, mentre nel farsi adulto il venire alla luce dell’omosessualità si intreccia con la fascinazione del mondo contadino (da cui l’attenzione al rapporto lingua-dialetto, friulano prima, romanesco poi). Ventenne, crede fermamente che «gli unici grandi educatori dell’umanità sono i poeti». Le due vocazioni associate, la poetica e la pedagogica, sono precocemente produttive: da una parte Poesie a Casarsa (1942, prontamente apprezzato da Contini) e le prose autobiografiche Atti impuri e Amado mio (pubblicate postume, 1982); dall’altra la scuola domestica attivata con la madre per i figli dei contadini. Apolitico per natura, la caduta del fascismo gli accende un nuovissimo entusiasmo civile. Arruolato poco prima dell’armistizio, riesce a tornare a Casarsa: l’opzione ideale per la Resistenza è immediata, ma diversamente dai coetanei Calvino, Fenoglio, Meneghello, non sceglie la lotta armata («Poi ci fu la Resistenza/ e io/ lottai con le armi della poesia»). Partigiano è invece il fratello diciannovenne Guido, che muore tragicamente in uno scontro tra la sua Brigata Osoppo e i garibaldini comunisti. Ciò nonostante, Pasolini è comunista, impegnato nella campagna elettorale del ‘48, nel ‘49 segretario della sezione Pci di San Giovanni. Denunciato per corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico, è espulso dal partito e rimosso dall’insegnamento.
Nel 1950 “fugge” dal Friuli con la madre e sceglie Roma (dove «si vive ancora tra i palmizi, come a Bandung»): città letteraria ma senza case editrici importanti, senza industrie ma col cinema. Gli si spalancano le “vaste praterie” delle borgate romane: Primavalle, Quarticciolo, Tiburtino, Pietralata. Pasolini le percorre instancabilmente, con «disperata vitalità» e passione per i ragazzi, erotica e poetica a un tempo. Ne diventa il cantore, prima in parole e poi in immagini: il romanzo Ragazzi di vita esce nel ‘55, Una vita violenta nel ‘59. La lettura di Gramsci lo stimola a miscelare la lezione della stilistica con la sociologia. Nella raccolta di versi Le ceneri di Gramsci (‘57), canta «la fine del decennio in cui ci appare/ tra le macerie finito il profondo/ e ingenuo sforzo di rifare la vita». È già fine della Storia, e l’inizio di un lungo, combattuto disincanto. Ma la vita com’è, quella continua: Pasolini sceglie il cinema, avendo alle spalle la sola esperienza di sceneggiatore. Il poeta, il romanziere, il critico confluiscono nel regista. Nel 1961 esce Accattone, e poi Mamma Roma, La ricotta,Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e Uccellini, e ancora Edipo re, Teorema… fino al Salò-Sade: tra il ‘61 e il ‘75 praticamente un film all’anno. Il cinema lo rende famoso e ne esalta la vocazione di leader, già testimoniata da amici liceali e poi dai coetanei sodali bolognesi nella rivista “Officina” (1955-59). Chiamato da Piero Ottone nel ‘73 a scrivere in prima pagina sul “Corriere della Sera”, sa trovare lo stile che parla a un pubblico ben più vasto, mentre recensisce libri sul settimanale “Tempo”. Scritti corsari (‘75), Lettere luterane(‘76), Descrizioni di descrizioni (‘79) raccolgono quegli interventi.
Pasolini arriva all’appuntamento continuando a praticare la poesia (del ‘61 è La religione del mio tempo, del ‘64 Poesia in forma di rosa, Trasumanar e organizzar del ‘71), ma anche attraverso un intenso impegno giornalistico. Negli anni tra la “grande trasformazione” e il Sessantotto (che lo attira inesorabilmente, ma con una pregiudiziale riserva sulla «nuova gioventù», prodotto del “boom”), tiene sui settimanali “Vie Nuove” (1960-65) e “Tempo” (‘68-70) una vivace e spregiudicata corrispondenza coi lettori (ora in I dialoghi, Editori Riuniti, 1992). Affina la sua «astuzia socratica», come ha scritto A. Berardinelli, in vista di quella «saggistica politica d’emergenza che è la vera invenzione letteraria degli ultimi anni». Il Pasolini che inchioda il potere, sa che l’Italia non è solo il Palazzo, «è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno»: antropologicamente mutati, vittime consenzienti del “genocidio culturale” e dell’idolatria delle merci indotti dalla televisione. Il Pasolini “corsaro” degli ultimi anni descrive processi già studiati da Horkheimer e Adorno, Marcuse, Fortini, Barthes. Ma la sua originalità sta nel cogliere la violenza concentrata e improvvisa del loro compiersi in Italia, nel viverli come una irrimediabile lacerazione personale, nella comunicazione diretta, spoglia di ogni orpello culturalistico. Pasolini muore la notte del 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, assassinato da un “ragazzo di vita”, verosimilmente col concorso di altri.
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OTTAVA ASSEMBLEA GENERALE
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sabato 22 novembre 2014
Incontro con lo storico Marcello Flores
Cittàcomune e Isrec Pc (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea
di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio.
di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio.
Le abbiamo intitolate “Matteotti vivo”: per mettere al centro l’eccezionale intensità della sua vita, per sollecitare la riflessione sull’attualità etico-politica del suo riformismo intransigente.
GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE - ORE 21 - TERZO INCONTRO -
LA STORIA
PIACENZA - TEATRO DEI FILODRAMMATICI - VIA S. FRANCA 33
Dalla marcia su Roma al delitto Matteotti alla dittatura
VINCE IL FASCISMO.
COME E PERCHÈ…
Incontro con lo storico Marcello Flores
Discutono con lui e con i presenti Carla Antonini e Alberto Bellocchio
Carla Antonini è direttrice dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isrec) di Piacenza.
Alberto Bellocchio è un narratore-saggista in liberi versi, con alle spalle decenni di impegno nella Cgil. Ha appena pubblicato il poemetto La casa dei martiri (Moretti&Vitali, 2014), un viaggio tra Dopoguerra, Biennio rosso e delitto Matteotti, con ampi riferimenti alla dimensione piacentina. Tra i precedenti libri: Sirena operaia e Il libro della famiglia (il Saggiatore, 2000 e 2004); La banda dei revisionisti e Ned Ludd, e che dio salvi il mestiere (Moretti& Vitali, 2002 e 2005).
Marcello Flores insegna Storia contemporanea e Storia comparata alla facoltà di Lettere dell’Università di Siena, dove dirige anche il Master in Human Rights and Humanitarian Action. Ha compiuto soggiorni di studio e periodi d'insegnamento a Berkeley, Cambridge, Parigi, Mosca, Varsavia, dove è stato per due anni addetto culturale presso l'Ambasciata d'Italia. È stato direttore della rivista ‟I viaggi di Erodoto” e collabora con la rivista ‟il Mulino”. Già assessore alla cultura del Comune di Siena (2006-11), fa parte del comitato scientifico per la pubblicazione dei documenti diplomatici italiani sull’Armenia. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: L’immagine dell’Urss. L’occidente e la Russia di Stalin (il Saggiatore, 1990); L’età del sospetto. I processi politici della guerra fredda (il Mulino, 1995); 1956 (il Mulino, 1996); In terra non c’è il paradiso. Il racconto del comunismo (Baldini&Castoldi, 1998); Verità senza vendetta. L'esperienza della Commissione sudafricana per la verità e la riconciliazione (Manifestolibri, 1999); Storia, verità, giustizia. I crimini del XX secolo (a cura di, Bruno Mondadori, 2001); Il secolo-mondo. Identità e globalismo nel XX secolo (il Mulino, 2002); Tutta la violenza di un secolo (Feltrinelli, 2005); Il secolo-mondo. Storia del Novecento (I e II, il Mulino, 2006); Il genocidio degli armeni (il Mulino, 2006); Storia dei diritti umani (il Mulino, 2008) e La fine del comunismo (Bruno Mondadori, 2011). È attualmente direttore scientifico dell’Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Insmli).
sabato 15 novembre 2014
FILM - IL DELITTO MATTEOTTI
Cittàcomune e Isrec Pc (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio.
Le abbiamo intitolate “Matteotti vivo”: per mettere al centro l’eccezionale intensità della sua vita,
per sollecitare la riflessione sull’attualità etico-politica del suo riformismo intransigente.
VENERDI’ 21 NOVEMBRE - ORE 21 -
SECONDO INCONTRO - UN FILM
PIACENZA, TEATRO FILODRAMMATICI, VIA S. FRANCA 33
IL DELITTO MATTEOTTI
(regia di Florestano Vancini, 1973)
La proiezione (ingresso gratuito) sarà preceduta da una presentazione di Piergiorgio Bellocchio
Il delitto Matteotti è un film denso, teso, avvincente, frutto di una puntigliosa ricerca storica a più voci. Diretto da Florestano Vancini nel 1973, ricostruisce il rapimento e l’assassinio del deputato socialista da parte di una squadraccia direttamente collegata alle alte gerarchie fasciste, la crisi politica che ne segue, la definitiva vittoria del fascismo. Il film concentra in due ore le drammatiche vicende che si sviluppano tra il 30 maggio del 1924 e i primi mesi del 1925, dalla denuncia di Matteotti dei brogli e delle violenze fasciste durante la campagna elettorale, al discorso di Mussolini del 3 gennaio ‘25, alle bastonature che “spengono” le ultime voci del dissenso (Giovanni Amendola, Gobetti…). Franco Nero è un efficace Matteotti, “il Mussolini di Adorf è in assoluto il migliore tra quelli portati sullo schermo” (Morandini). Tra gli altri interpreti: Vittorio De Sica, Riccardo Cucciolla, Damiano Damiani, Renzo Montagnani, Umberto Orsini, Manuela Kusterman, Gastone Moschin.
Florestano Vancini (Ferrara 1926 - Roma 2008) è animato sin dagli esordi dall'amore per il delta del Po, mentre tutta la sua carriera è caratterizzata da interessi storico-politici. Dopo alcuni pregevoli documentari (Alluvione 1950; Il delta padano 1951; Uomini soli 1959), esordisce nel lungometraggio con La lunga notte del '43 (1960, dal racconto di Bassani, premiato a Venezia quale migliore opera prima). Tra i film di questo periodo, che coniugano osservazione realistica e impegno: La banda Casaroli (1962); Le stagioni del nostro amore (1965, vincitore al Festival di Berlino del 1966); Bronte. Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato (1972), in cui denuncia la spietatezza dei 'liberatori', guidati da Nino Bixio, nella repressione delle rivolte contadine in Sicilia. Il successivo Il delitto Matteotti (1973) conferma la vocazione all’impegno storico-politico di Vancini.
Piuttosto lontani dall'asciutto impianto delle opere precedenti, Amore amaro (1974) e Un dramma borghese (1979). Vancini si dedica anche alla televisione (La piovra 2, 1986; Piazza di Spagna, 1993; Ferrara, 1995).Torna al cinema dopo 21 anni con E ridendo l'uccise (2005), suo ultimo film, ambientato nella Ferrara cinquecentesca degli Estensi.
mercoledì 5 novembre 2014
"Un italiano diverso. Giacomo Matteotti"
Cittàcomune e Isrec Pc (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza) propongono tre serate per ricordare Giacomo Matteotti (1885-1924), a novant’anni dal suo assassinio. Le abbiamo intitolate “Matteotti vivo”: per mettere al centro l’eccezionale intensità della sua vita, per sollecitare la riflessione sull’attualità etico-politica del suo riformismo intransigente.
Piacenza-Teatro Filodrammatici-via S. Franca 33
VENERDI’ 14 NOVEMBRE ORE 21 - PRIMO INCONTRO - UN LIBRO
“Un italiano diverso.
Giacomo Matteotti”
(di G. Romanato, Longanesi, 2010)
La formazione, gli affetti, l’impegno politico-intellettuale, la passione e le contraddizioni di un socialista riformista, tra Grande guerra, Biennio rosso e nascente fascismo. Interrogarsi su come visse, per capire come e perché morì.
Incontro con Gianpaolo Romanato
Discutono con l’autore e con i presenti Fabrizio Achilli (Presidente Isrec Pc) e Gianni D’Amo di Cittàcomune
Gianpaolo Romanato, professore di Storia contemporanea all’Università di Padova e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, è originario di Fratta Polesine (Rovigo), il paese natale di Matteotti. Nel 2010 ha pubblicato la biografia Un italiano diverso. Giacomo Matteotti (Longanesi).Tra i suoi volumi si segnalano: Cultura cattolica in Italia ieri e oggi e Religione e potere (Marietti, 1980,1981); Chiesa e società nel Polesine di fine Ottocento (Minelliana, 1991); L’Italia della vergogna nelle cronache di Adolfo Rossi (Longo, 2010); Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo (Lindau, 2014), Premio Acqui Storia 2014.
domenica 15 giugno 2014
V SERATA cittàcomune
Piacenza - venerdì 20 giugno dalle h 18 coop. La Magnana - strada Magnana 20
da via Rigolli imboccare via Bubba, superare “Il Germoglio”e il sottopasso Tangenziale
SERATAcittàcomune
cibo e bevande per stare insieme, discutendo di cosa stiamo facendo e cosa vogliamo fare
(Per tutti gli interessati proiezione di Italia-Costarica dalle ore 18 alle ore 20)
Aperitivo alcolico e analcolico - salumi e torte
salate - piatti caldi e freddi - …e per finire i dolci
Alle ore ventuno e trenta
TRA CRISI E GLOBALIZZAZIONE
L’EUROPA, L’ITALIA, LA SINISTRA
come ci vediamo, come siamo, come vorremmo essere
Ne discutono tra loro e con i presenti
Gianni D’Amo e Adriano Vignali
La Magnana è un luogo ospitale e accogliente per tutti, dai bambini agli
anziani. Sono graditi doni in forma di torte e bevande. Il buffet è a offerta
libera, il ricavato della serata andrà a sostegno della coop. La Magnana
QUINTASERATAcittàcomune
TESSERAMENTO 2014 Cittàcomune è un’associazione politico-culturale autogestita attraverso l’impegno volontario dei soci e autofinanziata dal tesseramento annuale.
mercoledì 12 marzo 2014
La tessera di "Cittàcomune" del 2014
la tessera 2014 dedicata a Giacomo Matteotti
Giacomo Matteotti, secondo di sette figli (quattro dei quali morti di tisi in tenera età), nasce a Fratta Polesine nel 1885. Il nonno era stato calderaio. Il padre, tra l’altro consigliere comunale socialista, sviluppa un fiorente commercio di ferro e rame, raggiungendo una solida posizione economica, che gli consente di far studiare i figli. Giacomo si laurea in Giurisprudenza a Bologna nel 1907 e ben presto si avvicina alla politica, nel solco paterno. Il giovane Matteotti è in prima fila nel sostenere le lotte bracciantili e apprezzato amministratore locale. Convinto antimilitarista, si schiera contro la guerra di Libia. Durante la Grande guerra, in cui non viene arruolato in quanto unico figlio superstite di madre vedova, è attivamente neutralista e perciò condannato a tre anni di confino presso Messina. Nel 1916 sposa col solo rito civile la poetessa Velia Titta e nel ‘18 nasce a Roma il figlio Giancarlo (cui seguiranno Matteo e Isabella).
Nel dopoguerra emerge come una delle personalità rilevanti del socialismo riformista italiano, da subito tra i più lucidi e decisi oppositori del nascente fascismo. Eletto deputato di Ferrara-Rovigo nel ‘19 e nel ‘21, ben prima della marcia su Roma denuncia lo squadrismo finanziato dagli agrari nell’Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia. Dalla fine del 1922 è segretario del Partito socialista unitario, che riunisce i riformisti allontanati dalla maggioranza massimalista del Psi, da cui già si era staccato nel gennaio del 1921 il Partito Comunista d’Italia. Nel 1923 pubblica Un anno di dominazione fascista. Nel luglio dello stesso anno, durante il primo governo Mussolini (voluto da re, agrari e industriali, sostenuto da nazionalisti e ampi settori liberali), l’antifascista Don Sturzo, su pressione del Vaticano, si dimette da segretario del Partito popolare: ne segue presto la benevola astensione dei deputati del Ppi sulla nuova legge elettorale Acerbo (a cui Sturzo si era sempre opposto), che elimina il proporzionale e assicura, a chi raggiunga il 25% dei votanti, il 65% degli eletti.
Matteotti esprime la sua profonda preoccupazione in una lettera a Turati precedente le elezioni del 1924: «È necessario prendere, rispetto alla dittatura fascista, un atteggiamento diverso da quello tenuto fin qui; la nostra resistenza al regime dell'arbitrio deve essere più attiva, non bisogna cedere su nessun punto (...) Nessuno può lusingarsi che il fascismo dominante deponga le armi e restituisca spontaneamente all'Italia un regime di legalità e libertà». I risultati del 6 aprile consegnano al listone di Mussolini la grande maggioranza dei seggi alla Camera,dopo una campagna elettorale caratterizzata da intimidazioni, violenze, brogli, che Matteotti, rieletto per la terza volta, denuncia con grande fermezza nella seduta del 30 maggio. «Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni», dice Matteotti. E rivolto ai vocianti parlamentari fascisti: «Per vostra stessa conferma nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà... Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza». Al termine si rivolge ai compagni di partito: «Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me».
Il 10 giugno Matteotti è rapito e brutalmente assassinato da un gruppo di squadristi, direttamente collegati ad alti gerarchi del fascismo. Seppellito in un bosco nelle vicinanze di Roma, viene ritrovato due mesi dopo. Nonostante l’ondata di sdegno, che coinvolge anche strati moderati e conservatori, le forze antifasciste si dimostrano incapaci e divise. Mussolini, ricevuta la fiducia al Senato il 25 giugno (col voto favorevole dei liberali, proposto da Croce), approfitta della scelta delle opposizioni di disertare la Camera (“Aventino”) per varare i decreti contro la libertà di stampa, giungendo più forte che mai alla seduta del 3 gennaio 1925, nella quale così si esprime: «Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (…) Se il fascismo è stato una associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere».
Piero Gobetti fu tra i pochi a cogliere subito che il fascismo aveva individuato «in Matteotti l’avversario vero, l’oppositore più intelligente e più irreducibile tra i socialisti unitari, il più giovane d’anni e d’animo. (…) Nulla di fortuito dunque nel suo assassinio». Nello stesso articolo (17 giugno 1924), ne descrive le qualità essenziali in questi termini: assenza di ogni demagogia, competenza in materia economica, capacità organizzativa, energia, determinazione. Ben più pericolosa di tanti proclami massimalistici e rivoluzionari si era rivelata per il fascismo l’assoluta intransigenza del riformista Matteotti.
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sabato 8 marzo 2014
Ci troviamo sabato 15 marzo alle ore 15,30
presso la sede di via Borghetto 2i a Piacenza
(II piano) per l’annuale assemblea dei soci di Cittàcomune
Si tratta di fare un bilancio politico del lavoro svolto, di approvare quello economico, di tracciare qualche linea per l’attività futura, di rinnovare cariche e organismi dell’Associazione (Presidente, Direttivo, Tesoriere). È un adempimento statutario, ma noi vorremmo che fosse il meno rituale possibile, un’occasione di discussione reale e orientamento per il futuro. Piergiorgio Bellocchio, Marco Tanzi e Massimo Gardani – rispettivamente Presidente, Coordinatore del Direttivo e Tesoriere uscenti – ci proporranno valutazioni e idee sul fatto e sul da farsi, a partire dalle quali si aprirà la discussione.
Siamo all’ottavo anno di attività, totalmente autofinanziata con tesseramento e sottoscrizioni, e autogestita con lavoro volontario. Più che in passato abbiamo bisogno oggi del contributo e dell’intelligenza di tutti per andare avanti. Critiche e proposte sono sollecitate e ben accette (e magari fa bene anche qualche apprezzamento). Che cosa va del nostro lavoro? In cosa dobbiamo cambiare? Tu cosa vorresti che facessimo e cosa direttamente vorresti fare con noi? Se ci aiuti a mettere a fuoco meglio (e a rispondere a) queste domande, sarà senz’altro una buona assemblea.
Noi che ti scriviamo ci chiamiamo il Direttivo allargato o anche “quelli del giovedì”, cioè quelli che, attraverso un non sempre agevole dibattito interno, coordinano l’attività pubblica
dell’Associazione. Dal nostro punto di osservazione, Cittàcomune è innanzitutto un luogo dove sono ancora possibili un pensiero e un’azione non predeterminati dalle correnti mediatiche.
Opponiamo resistenza alla cattiva omologazione, che ci impedisce di capire l’essenziale del mondo in cui siamo, di elaborare le esperienze, persino di ricordare, in certi casi, ciò che è successo la settimana o il mese scorsi. Se ci dai una mano anche tu, forse possiamo fare di più e meglio.
www.cittacomune.it cittacomune@gmail.com
Dunque, se puoi, ti aspettiamo sabato pomeriggio (15 marzo)
il Direttivo uscente
di Cittàcomune
L’assemblea è dalle 15,30 alle 18,30 (aperta a tutti gli interessati). Dalle 16 alle 19 i soci possono votare per Presidente, Direttivo e Tesoriere. E poi non ci faremo mancare un bicchiere di bianco…
mercoledì 11 dicembre 2013
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domenica 1 dicembre 2013
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domenica 24 novembre 2013
Piacenza, venerdì 29 novembre 2013, alle ore 21
Salone “N. Mandela” Camera del Lavoro
via XXIV maggio 18
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…
Una riflessione pubblica a più voci, in memoria di Maurizio Mantovani, a un anno dalla scomparsa
Intervengono tra gli altri: Giacomo Berni, Giovanni Callegari, Gianni D’Amo, Giacomo Ercoli, Giuseppe Lusignani, Gaetano Mantovani, Sandro Miglioli, Andrea Paparo, Mino Politi, Luigi Rabuffi, Francesco Timpano, Nando Tribi, Gianluca Zilocchi
Il lavoro nel mondo globalizzato cresce esponenzialmente, in modo inversamente proporzionale alla sua visibilità pubblica. La nostra vita quotidiana dipende sempre più da ciò che si produce nelle sterminate periferie industriali asiatiche o nelle miniere sudamericane, ma è come se non lo sapessimo. Certamente ne parliamo troppo poco. Nel nostro Paese una larga fetta del “nuovo” lavoro in vario modo subalterno è esclusa, almeno in parte, da diritti e ammortizzatori sociali, mentre la crisi ha accentuato la sostanziale esclusione dei giovani dal mondo del lavoro e minato il tessuto produttivo italiano, massicciamente connotato da piccola e piccolissima impresa.
Si va smarrendo la consapevolezza che qualità e dignità del lavoro, conservazione del territorio e dell’ambiente, dispiegamento dei processi di coesione sociale - nel rispetto delle identità culturali di ciascuno - vanno perseguiti insieme. Ci si è dimenticati che l’agire economico di vero e durevole successo è sempre anche un agire etico, orientato oltre il vantaggio momentaneo, in progetti di lungo respiro, nei quali intelligenze e competenze delle donne e degli uomini sono ciò che conta veramente. Le relazioni tra gli uomini e con l’ambiente circostante si determinano reciprocamente: irresponsabilità, disprezzo di sé e del prossimo vanno a braccetto col degrado di ciò che ci circonda.
Maurizio Mantovani ha dedicato gran parte della sua troppo breve vita a comprendere i processi in continua trasformazione entro i quali si riproducono le società e le relazioni tra gli uomini. E ad agire di conseguenza, praticando la responsabilità personale dentro grandi organizzazioni collettive. Dalla militanza giovanile nel Psiup a quella nel Pci, dalla scelta del lavoro operaio in Rdb e in De Rica all’impegno nei Consigli di fabbrica e nella Cgil, fino alle responsabilità di segretario provinciale della Fulc e poi della Flm, e ancora all’impegno nelle Istituzioni democratiche come eletto (Regione Emilia Romagna) e come dipendente (Provincia di Piacenza), Maurizio ha saputo costantemente proporre una felice sintesi tra estremo realismo e grandi ideali di dignità e giustizia, a cui è rimasto fedele fino agli ultimi giorni di vita e lavoro. Pensiamo che ricordarlo possa aiutarci ad essere più lucidi e insieme più generosi. Ne abbiamo tutti bisogno.
Gaetano Mantovani, con Antonio Baldini, Giovanni Callegari, Piero Clava, Giacomo Ercoli, Pierluigi Filippi, Sandro Miglioli, Renée Tirelli, Gianluca Zilocchi… anche a nome di tanti altri amici e compagni
(Un ringraziamento alla Cgil piacentina e a Cittàcomune, per l’ospitalità e l’aiuto organizzativo)
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