"Bloggopolis"

La Piazza delle Idee nella Città del Dialogo

Le idee sono il motore di una realtà che vive e respira al di là della nostra sola mente. Ecco allora spuntare Bloggopolis, uno spazio contemporaneo per dar voce a una città saggia e antica che vuole parlare, dialogare e conversare del presente e del futuro. Una piazza in cui raccogliere, attraverso i vostri commenti, il 'sentiment' di una popolazione a volte silenziosa e timida, sicuramente generosa e propositiva. Una polis del nostro tempo, la cui piazza virtuale sia specchio di una città che ci sta a cuore. Piacenza ‘città comune’.


venerdì 24 settembre 2010

Germoglia un quartiere

Quartiere 3


Domenica 26 settembre 2010
Biciclettata nel quartiere

Giovedì 14 ottobre 2010
Realtà del quartiere


Mercoledì 27 ottobre 2010

Sogni e bisogni...


clicca sui volantini per leggere il programma dell'iniziativa







mercoledì 15 settembre 2010

Iniziativa sul sindacato

Piacenza, Giovedì 16 settembre, alle ore 21
Auditorium “S. Maria della Pace”, Via Scalabrini 19

LAVORO – SOCIETA' – SINDACATO

“Cara Cgil, parliamone…”

Incontro pubblico: discuteranno tra loro e con i presenti

Alberto Bellocchio,
Carlo Berra, Maurizio Mantovani

Il lavoro nel mondo globalizzato cresce esponenzialmente, in modo inversamente proporzionale alla sua visibilità pubblica. La nostra vita quotidiana dipende sempre più da ciò che si produce nelle sterminate periferie industriali asiatiche o nelle miniere sudamericane, ma è come se non lo sapessimo. Certamente ne parliamo troppo poco.
Nel nostro Paese una larga fetta di lavoro subordinato è esclusa, almeno in parte, da diritti e ammortizzatori sociali: operatori di call center o conduttori di sistemi automatici, lavoratori autonomi di seconda generazione o giovani laureati stretti tra precarie collaborazioni editoriali e altri lavori occasionali, stranieri “invisibili” (spesso “associati” in cooperative fasulle), che tutti i santi giorni operano nell’edilizia e tutte le notti mandano avanti la logistica anche nella nostra città…
È tale la svalutazione economica e culturale del lavoro nell’Italia di oggi, che il problema non appare neppure come titolo nelle “emergenze” individuate dal governo Berlusconi per proseguire la sua azione, mentre riaprono le fabbriche con centinaia di migliaia di lavoratori in meno e centinaia di tavoli per la cassa integrazione in più. D’altra parte, nel dibattito in corso su un nuovo sistema di relazioni industriali, l’opposizione di centro-sinistra e il movimento sindacale non riescono a far emergere una proposta forte, che riaffermi dignità e valore del lavoro, nella dimensione globale dell’economia e a partire da un tessuto produttivo italiano massicciamente connotato da piccola e piccolissima impresa.

A noi pare che nella rottura del nesso tra lavoro e politica, tra lavoro e trasformazione sociale consapevole, stia la ragione principale della caduta del valore del lavoro. E che su questo sfondo vada sviluppato un dibattito franco sulle difficoltà del sindacato e della Cgil, nel nostro Paese e a Piacenza.

Nella nostra provincia si è recentemente concluso un difficile congresso della Cgil, con l’arrivo di un Segretario della Camera del lavoro non piacentino e l’esclusione dagli organismi dirigenti degli esponenti della Lista alternativa. Hanno certo pesato le brutte vicende locali degli ultimi tempi, dall’indagine sull’ex Direttore dell’Ufficio del lavoro, che vede coinvolti imprenditori e sindacalisti (tra gli altri, l’ex segretario della Cisl), a quella sul tesseramento Spi. Non si può sorvolare sulle responsabilità personali (giuridiche e politico-morali) e non ci si può chiudere in una logica tutta interna. Non può farlo – crediamo – la Cgil, forza costitutiva della democrazia italiana, imprescindibile per un’alternativa all’attuale degrado politico-sociale, un sindacato che ha saputo essere casa comune della sinistra anche in momenti di forte tensione interna (basti pensare al duro scontro sulla scala mobile nel 1984). Per l’intero dopoguerra, la Cgil ha cercato di essere sindacato dei lavoratori e dei lavori, non solo degli iscritti, tenacemente impegnata a contrastare quella tendenza alla corporativizzazione che già Gramsci individuava come costante negativa della società italiana: abbiamo tutti bisogno che continui ad essere una grande e attiva protagonista dell’economia, della società, della cultura italiana.

sabato 4 settembre 2010

Lodi 12 Settembre 2010

L’ANPI provinciale di Lodi organizza

La Resistenza cammina ancora


Lodi
c/o Area del Capanno

domenica 12 settembre ore 10,00
Taci! Il nemico ti ascolta!
Come sta la libertà di opinione e di stampa (art. 21 della Costituzione italiana)nell’Italia del centro destra


Tavola rotonda

Interventi di:
Carlo Smuraglia, presidente ANPI Milano,
Antonella Mascali, giornalista di Radio Popolare,
Ferruccio Pallavera, direttore de Il Cittadino,
Gianni D’Amo, consigliere comunale di Piacenza,
Roberto Nalbone, direttivo ANPI provinciale del Lodigiano
Coordina:
Tullio Montagna, vicepresidente ANPI Lombardia
prima festa provinciale dell’ANPI

lunedì 24 maggio 2010

Comitato parco della Pertite

C o m i t a t o P a r c o P e r t i t e

5 giugno 2010 Ora: 10.00


L’evento epocale per Piacenza
sarà quello di formare un gigantesco abbraccio al Parco della Pertite in modo di dimostrare che i cittadini di Piacenza vogliono che questa area divenga un grande e vero
BOSCO in CITTA’
Il programma:
0re 10 ritrovo dei Partecipanti e inizio dell’abbraccio chedovrà cingere tutto il perimetro della Pertite (2,5 Km) L’abbraccio si concluderà alle 11.30. Il segnale dell’avvenuto compimento dell’abbraccio sarà annunciato da Radio Sound che seguirà l’intero evento.

C o m i t a t o P a r c o P e r t i t e

La base di partenza per l’Abbraccio è presso la grande area verde comunale a fianco del parcheggio del Centro Commerciale Farnese di via PRIMO MAGGIO.

Amici Parco della Pertite
Contatto: Tel.: 0523.332666

mercoledì 19 maggio 2010

Incontro in piazzetta S: Agnese



"I ragazzi" di Sant’Agnese
protagonisti della Resistenza





L’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani, di Piacenza
promuove per

Sabato 22 Maggio - ore 17

INCONTRO POPOLARE
nella P.tta di Sant’Agnese

per ricordare i partigiani di questo quartiere che
contribuirono alla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo

Con presentazione del volume
"Memorie di un partigiano"
di Giulio Donazzi

Interverranno:
MARIO CRAVEDI, presidente provinciale dell’Anpi
ETTORE CARRA’, storico, collaboratore del libro
GIANNI D’AMO, insegnante, amministratore pubblico


Assieme ai partigiani Carlo ed Ettore Bernardelli, Mario De Gasperi, Quinto Canevari, Ettore Carrà, Giulio Donazzi, Walter Gabbiani, Lodovico Mosconi, Vico Paveri, sarà ricordata la figura di Emilio Canzi "Franchi", comandante in capo di tutti i partigiani piacentini, nato in Cantone della Camicia, con proposta di dedicare una targa alla sua perenne memoria.

(L’incontro si concluderà con un rinfresco)

SONO IN PARTICOLARE INVIATATI AD INTERVENIRE
GLI ABITANTI DEL QUARTIERE DI SANT’AGNESE

lunedì 3 maggio 2010

La forza dei bisogni e le ragioni della libertà


Giovedì 6 maggio 2010 ore 21 Piacenza, Teatro Filodrammatici
via S. Franca 33
presentazione del volume miscellaneo curato da
Franco Sbarberi (Diabasis, 2008)

La forza dei bisogni e le ragioni della libertà
Il comunismo nella riflessione liberale e democratica del Novecento. Da Weber a Pareto e Schumpeter, da Gobetti a Rosselli, da Koestler a Orwell, da Aron e Hannah Arendt a Bobbio...

Ne discutono tra loro e con i presenti
Franco Sbarberi e Piergiorgio Bellocchio

Franco Sbarberi è professore ordinario di Filosofia politica dell’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni sul pensiero politico comunista e liberaldemocratico si ricordano: Ordinamento politico e società nel marxismo di Antonio Labriola (Milano, 1986); Gramsci: un socialismo armonico (Milano, 1986); L’utopia della libertà uguale. Il liberalismo sociale da Rosselli a Bobbio (Torino 1999); Democrazia e conflitto nella sinistra italiana del Novecento in AA.VV., Le radici storico-filosofiche della democrazia (Torino, 2006); Postfazione a N. Bobbio, Contro i nuovi dispotismi. Scritti sul berlusconismo. Il volume La forza dei bisogni e le ragioni della libertà propone gli atti del convegno organizzato dalla Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci nel 2007.

Piergiorgio Bellocchio
ha fondato nel 1962 e diretto per circa vent’anni “Quaderni piacentini”. Dal 1985 al 1993 ha pubblicato, con Alfonso Berardinelli, la rivista “Diario”. Tra i volumi che raccolgono i suoi scritti saggistici e critici: Dalla parte del torto (Einaudi, 1989), L’Astuzia delle passioni (Rizzoli, 1995), Oggetti smarriti (Baldini & Castoldi, 1996) e Al di sotto della mischia (Libri Scheiwiller, 2007). È presidente di “cittàcomune”.

venerdì 23 aprile 2010

Il lavoro e la crisi

Giovedì 29 Aprile 2010, ore 21

Piacenza Coop. Vicolo del Pavone

via G. Bruno 6

IL LAVORO E LA CRISI

A PIACENZA

Diritti perduti e trasformazioni dell’economia e della forza lavoro nel nostro territorio


Ne discutono tra loro e con i presenti:

Marco Carini (consigliere regionale PD),

Giovanni Callegari (coordinatore di Cittàcomune),

Marco Marchetta (Cambia l’Italia),

Gianni Bernardini (ispettore INPS),

Marco Efori (segretario FILT-CGIL),

Stefano Zanaboni (cooperatore).

A quasi due anni dall’inizio della crisi economica globale si avvertono anche a Piacenza le conseguenze in termini di disoccupazione. Diverse imprese chiudono l’attività, altre fanno ricorso alla cassa integrazione, e la crisi non è finita. Mentre molte persone perdono il posto di lavoro senza alcuna tutela, altre hanno visto ridursi drasticamente il loro reddito. E’ ormai evidente la disparità di diritti in materia di ammortizzatori sociali e manca da tempo una politica industriale, mentre nel paese torna a crescere l’economia sommersa e il governo pensa ad approvare una Legge delega (rinviata alle Camere) in materia di “licenziamenti e arbitrato”. Il presente ripropone l’esigenza di conoscere meglio gli effetti della crisi sul mondo del lavoro e sul modello di sviluppo che coinvolge il nostro territorio. Piacenza sta vivendo un periodo particolare, in cui il Direttore dell’Ufficio del Lavoro è stato addirittura incarcerato per un’indagine che coinvolge anche diversi imprenditori, sindacalisti ed alcune cooperative operanti nel nostro territorio. Fra le questioni da affrontare c’è anche il futuro della cooperazione, un settore che a Piacenza ha visto negli ultimi anni uno sviluppo anomalo, in particolare nel settore della logistica, un settore che riguarda migliaia dilavoratori invisibili (molti dei quali extracomunitari).

venerdì 2 aprile 2010

Mercoledì 14 aprile - Rileggere Marx oggi, nella crisi globale


STORIA E CRITICA DEL PRESENTE.
Utopia e realtà del socialismo novecentesco

Piacenza, Teatro dei Filodrammatici, via S. Franca 33, ore 21

A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino e dall’implosione dell’esperienza sovietica, la Storia non è finita. Il presente ripropone l’esigenza di un sapere critico del capitalismo globale in cui viviamo. L’esito totalitario del comunismo e l’offuscarsi di una prospettiva socialista lasciano tuttavia irrisolti problemi vecchi e nuovi: la crescente minaccia all’equilibrio ecologico, la mercificazione delle relazioni umane, la contraddittorietà teorica e pratica del neoliberismo, l’affermazione di un’idea di libertà che sappia includere anche il superamento delle drammatiche diseguaglianze sociali, innanzitutto tra Nord e Sud del mondo.

Mercoledì 14 aprile 2010 presentazione del volume di

Diego Fusaro

"Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario"
(Bompiani, 2009)


Rileggere Marx oggi, nella crisi globale

Ne discutono tra loro e con i presenti:
Diego Fusaro, Luca Grecchi, Franco Toscani



Diego Fusaro (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è un giovane e acuto studioso del pensiero di Marx e delle sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. Prima di Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, ha curato per Bompiani l’edizione bilingue di varie opere di Marx. Tra i suoi lavori recenti, tre studi monografici sul pensiero marxiano: Filosofia e speranza (2005), Marx e l’atomismo greco (2007), Karl Marx e la schiavitù salariata (2007).

Luca Grecchi (Codogno, 1972) dirige con Diego Fusaro la rivista di filosofia “Koinè” e ha pubblicato diversi saggi sulla filosofia antica, dai classici greci alle filosofie orientali. Per Petite Plaisance, Pistoia, 2005, ha pubblicato: con Umberto Galimberti Filosofia e biografia, con Costanzo Preve, Marx e gli antichi Greci. Tra i suoi saggi marxiani precedenti, Karl Marx nel sentiero della verità e Verità e dialettica. La dialettica di Hegel e la teoriadi Marx (Crt, Pistoia 2003).

Franco Toscani vive a Piacenza dove è nato nel 1955 e insegna Filosofia. Collabora con la cattedra di Filosofia teoretica dell’Università statale di Milano. Saggista e critico, nel 2003 ha pubblicato la plaquette di poesie La benedizione del semplice (Blu di Prussia, Piacenza, prefazione di Carlo Sini). È collaboratore di diversi giornali e riviste, ha pubblicato testi filosofici per Bompiani e Cluep Padova.

giovedì 11 febbraio 2010

Iscrizione 2010

Sono aperte le iscrizioni per l'anno 2010

La nuova tessera dedicata a George Orwell


George Orwell (1903-1950)


Eric Blair (il futuro George Orwell) nasce nel 1903 a Motihari, in Bengala, dove il padre Richard è un modesto funzionario dell’Amministrazione britannica. Dopo la preparatory school a St Cyprian (su cui ci lascerà lo splendido racconto postumo Giorni felici), è ammesso a Eton con una borsa di studio per alunni meritevoli, ma nel 1922 abbandona gli studi e si arruola nella Polizia imperiale indiana. Parte per la Birmania e vi trascorre cinque anni, nei quali acquisisce "sul campo" quella "conoscenza dell’imperialismo dall’interno", di cui troviamo gli echi nel romanzo Giorni in Birmania e in straordinari racconti autobiografici come Un’impiccagione e L’uccisione dell’elefante.
"Quando nel 1927 tornai in patria in licenza - scrive - ero già parzialmente deciso ad abbandonare il mio lavoro… Sentivo di dovermi sottrarre non soltanto all’imperialismo, ma ad ogni forma di dominio dell’uomo sull’uomo… In quel periodo, il fallimento mi sembrava essere la sola virtù. Ogni sospetto di carriera, di "successo" nella vita anche solo nel senso di riuscire a guadagnare qualche centinaio di sterline l’anno, mi pareva spiritualmente turpe… Mi rendevo conto ora che non c’era nessun bisogno di andare fino in Birmania per trovare la tirannide e lo sfruttamento. Qui, in Inghilterra, sotto i tuoi piedi, c’era la sommersa classe operaia che, in maniera diversa, pativa sofferenze altrettanto profonde".
Esperienza diretta e disinteresse personale: su queste basi poggia sin dall’inizio il socialismo morale di Orwell, inscindibile dalla politica della verità. Per lui l’intelligenza è indivisibile dall’onestà, lo stile dalla lealtà, sempre.
Il successo improvviso e mondiale della Fattoria degli animali e di 1984, favorito e strumentalizzato dalla Guerra fredda, nasconde ai più, da oltre mezzo secolo, la lunga, caparbia esperienza dell’oppressione, dell’avvilimento, della ribellione (non solo alla prepotenza, ma all’ipocrisia e alla menzogna), che accompagna l’intera vita di Orwell, militante e scrittore. Anche libri assai meno conosciuti come Senza un soldo a Parigi e a Londra, La strada di Wigan Pier, Omaggio alla Catalogna, saggi come Nel ventre della balena, Il leone e l’unicorno, Come muoiono i poveri, Riflessioni su Gandhi sono tra i migliori esempi di letteratura politica e giornalismo sociale del XX secolo. E fanno di Orwell, a sessant’anni dalla morte, uno degli autori indispensabili per capire il nostro tempo e i nostri problemi.



Piccola antologia orwelliana


Tutte le persone che lavorano con le mani sono in parte invisibili e quanto più importante è il lavoro che compiono, tanto più invisibili diventano… Forse il minatore, più di ogni altro, rappresenta il tipico lavoratore manuale… così invisibile, si può dire, che siamo capaci di dimenticarlo come il sangue che ci scorre nelle vene… Quando lo osservi, ti fa comprendere che è solo perché i minatori sudano sangue che le persone "superiori" possono restare tali. Voi, io, il direttore del "Times Literary Supplement", i poeti e l’Arcivescovo di Canterbury, il Compagno X autore de "Il Marxismo per i bambini" – tutti noi siamo debitori per la relativa dignità delle nostre esistenze a quei poveri diavoli, neri fino alla punta dei capelli, con la gola piena di polvere, le forti braccia che sollevano le pale, i muscoli d’acciaio del loro ventre. (1937)

Mentre scrivo, individui altamente civilizzati mi volano sulla testa, cercando di uccidermi. Essi non mi odiano personalmente, io non li odio. Non fanno che "compiere il loro dovere". Senza dubbio, sono per la maggior parte persone cortesi, rispettose della legge. Quali privati cittadini, non si sognerebbero mai di uccidere nessuno. D’altra parte, se uno di essi riesce ad annientarmi con una bomba ben centrata non avvertirà ombra di rimorso, non avrà sonni turbati da incubi. Serve il suo paese, che ha la facoltà di assolverlo da ogni colpa. (1940)

All’interno l’Inghilterra continua ad essere il paradiso dei ricchi. Le frasi sulla "uguaglianza dei sacrifici" sono fanfaluche. Mentre agli operai delle fabbriche si chiede di prolungare il loro orario di lavoro, la stampa è piena di annunci pubblicitari di questo tipo: "Cercasi maggiordomo famiglia persona sola, personale servizio otto"… La signora in Rolls Royce fa più danno al morale di una squadra di bombardieri di Göring. (1940)

La democrazia britannica non è poi quella truffa che qualche volta sembra. Un osservatore straniero nota la grande disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, il sistema elettorale disonesto, il controllo della classe dominante sulla stampa, la radio, l’istruzione e ne conclude che la democrazia è semplicemente un eufemismo per dittatura. Ma chi giunge a queste conclusioni ignora il profondo accordo che disgraziatamente esiste tra chi comanda e chi ubbidisce. Per quanto rincresca ammetterlo, è quasi sicuro che negli anni che vanno dal 1931 al 1940, il governo nazionale interpretò il volere delle masse. Furono le masse ad accettare gli slum, la disoccupazione e una politica estera vigliacca. Fu un periodo di ristagno e i suoi capi naturali furono, come è giusto, delle mediocrità. (1941)

Sino alla fine dell’agosto 1939 gli industriali inglesi facevano a pugni tra loro per vendere alla Germania stagno, caucciù, rame e gomma-lacca, sebbene tutti sapessero, senza possibilità di dubbio, che la guerra sarebbe scoppiata di lì a due o tre settimane. Si trattava di una decisione sensata, come sarebbe quella di vendere un rasoio a chi voglia tagliarvi la gola. Ma era un buon affare. (1941)

Quando si eccettuino pochi terreni pubblici che sono sopravvissuti (le strade maestre, le terre del National Trust, un certo numero di parchi e la spiaggia sotto il livello dell’alta marea), ogni centimetro quadrato dell’Inghilterra è posseduto da poche migliaia di famiglie. Sono persone utili su per giù come i vermi solitari. (1944)

In ultima analisi il nostro maggior titolo alla vittoria è che, se vinciamo la guerra, ne narreremo la storia con ben minori menzogne di quanto farebbero i nostri avversari. La cosa veramente terrificante dei regimi totalitari non sono le atrocità che commettono, ma la loro ostilità verso la verità obiettiva. Infatti vorrebbero controllare il passato non meno del futuro. (1944)

Questo è ciò che si deve ricordare per vedere la guerra spagnola nella sua vera prospettiva. Quando si pensa alla crudeltà, allo squallore e alla futilità della guerra – e in questo caso agli intrighi, alle persecuzioni, alle menzogne e alle incomprensioni – si avverte sempre la tentazione di dire: "Uno vale l’altro ed io resto neutrale". Ma in pratica non si può restare neutrali e non esiste una guerra dove non abbia importanza la parte che vince. Quasi sempre una parte sta, più o meno, per il progresso, l’altra, più o meno, per la reazione. L’odio che la Repubblica spagnola destò in milionari, duchi, cardinali, gente del bel mondo, militari, e chi più ne ha più ne metta, basterebbe da solo a mostrare chi aveva ragione. In fondo era una lotta di classe. Se la Repubblica avesse vinto, il partito della povera gente si sarebbe rinforzato in tutto il mondo. Invece perse e i capitalisti di tutto il mondo si fregarono le mani. Quello era il vero nodo. Tutto il resto non era che fumo. (1944)

Credo che, conservando il proprio amore infantile per alberi, pesci, farfalle e… rospi, ci si prepari meglio un pacifico e onesto futuro, mentre invece sostenendo che nulla deve essere ammirato, tranne l’acciaio e il cemento armato, si renda più probabile una situazione in cui gli esseri umani non avranno altro sfogo per le loro superflue energie se non l’odio e l’adorazione di un qualche duce. (1946)

Lasciando aperta la nostra mente alla valanga di frasi fatte, esse ci costruiranno da sole i periodi – penseranno i nostri pensieri, in una certa misura – e al momento opportuno ci renderanno il prezioso servizio di occultare anche a noi stessi il significato di ciò che diciamo e scriviamo. È a questo punto che diventa chiaro il legame tra la politica e la degradazione della lingua… Quando esiste un divario tra i propri fini dichiarati e quelli reali, ci si rivolge ai paroloni e alle lingue morte, come le seppie che spruzzano inchiostro… Quel che è soprattutto necessario è che sia il significato a scegliere la parola, e non il contrario. Nello scrivere, la peggior cosa che si possa fare con le parole è arrendersi ad esse. (1946)

mercoledì 3 febbraio 2010

Nucleare: incontro a Piacenza

NUCLEARE A PIACENZA ED IN ITALIA, COSA FARE?
Il Governo ha effettuato la scelta del ritorno al nucleare, imponendola dall’alto a Regioni, Province e Comuni, non si conoscono ancora i siti ma Caorso rischia di continuare ad essere “l'incubo di casa nostra” essendo in “pole-position” tra le aree in cui riproporre l'avventura nucleare. Molte realtà stanno già lavorando ed impegnandosi su questo tema ed è quindi il momento di cercare un incontro, anche sul nostro territorio, di pensieri, saperi, volontà ed iniziative per contrastare una scelta che ricadrà in termini economici, ambientali e sociali su tutti i piacentini. Per questo il Circolo Legambiente di Piacenza propone un incontro pubblico a tutti i cittadini, associazioni e movimenti interessati a dibattere il problema del nucleare e trovare insieme un percorso di iniziative ed interventi sul territorio attraverso gli strumenti ed i metodi che si riterrà più opportuno adottare.
VENERDI' 5 Febbraio alle ore 21
presso La Circoscrizione n 3
Via Martiri della Resistenza Piacenza

martedì 22 dicembre 2009

Terza Assemblea Generale: il Comitato Direttivo



La terza Assemblea generale di cittàcomune svoltasi sabato 19 Dicembre ha eletto il proprio Comitato Direttivo confermando Piergiorgio Bellocchio presidente e Massimo Gardani tesoriere.
Il Comitato Direttivo è stato scelto nelle persone di: Piergiorgio Bellocchio, Gianni Bernardini, Livio Boselli, Maura Bruno, Giovanni Callegari, Daniela Cremona, Sergio Ferri, Teo Frattini, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Sandro Miglioli, Francesco Serio, Simona Soffiantini, Marco Tanzi e Lara Zaghi.

venerdì 11 dicembre 2009

III Assemblea di "cittàcomune"

Piacenza, sabato 19 dicembre 2009, dalle ore15.00 alle 19.00
presso la sede dell’associazione in via borghetto 2/i II piano


TERZA ASSEMBLEA GENERALE DI
“c i t t à c o m u n e”
(l’assemblea è pubblica e aperta, oltre che ai soci, a tutti gli interessati)

P r o g r a m m a

*15.00-15.30: insediamento presidenza e programmazione lavori

*15.30-17.00: relazione di bilancio economico-organizzativo (M. Gardani)
relazioni sull’attività politico-culturale svolta (P. Bellocchio, L. Zaghi)
relazione sulla situazione politico-amministrativa (G. D’Amo)

*17.00-18.30: interventi degli ospiti e dibattito tra i soci

*18.30-19.00: approvazione bilancio e documenti politico-programmatici.

Dalle ore 17.00 alle ore 18.30 si potrà votare per l’elezione del Direttivo
del Presidente, del Portavoce e del Tesoriere dell’associazione.

per informazioni e contatti:
0523.336984 cittacomune@gmail.com www.cittacomune.com
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martedì 17 novembre 2009

SIMONE WEIL, TESTIMONE DI VERITA’

Tre conversazioni sulla pensatrice francese, nel centenario della nascita

Piacenza, Teatro dei Filodrammatici
via Santa Franca 33
"Cittacomune" propone tre incontri per conoscere la vita e le opere di Simone Weil (1909-1943). Il primo con Giancarlo Gaeta ("Simone Weil e la critica della politica", 9 ottobre); il secondo con Guglielmo Forni Rosa ("Nazionalismo, colonialismo, totalitarismo: la testimonianza attiva di Simone Weil, 12 novembre); il terzo con Piergiorgio Bellocchio e Alfonso Berardinelli ("La presenza di Simone Weil nella cultura italiana", 9 dicembre)

Simone Weil (Parigi, 1909 - Londra, 1943) nacque in un’agiata famiglia ebraica laica e assimilata e fu allieva del filosofo Alain. Laureatasi in filosofia, giovanissima cominciò a insegnare, venendo tra l’altro a contatto con gli ambienti del sindacalismo di base francese. Sin dai primi anni Trenta, maturò e rese esplicita una critica radicale del totalitarismo e dello stalinismo, interrogandosi a fondo sulle condizioni di una liberazione reale della classe operaia e più in generale degli uomini. Seminari, collaborazioni a riviste, viaggi, letture filosofiche e politiche, partecipazione alle lotte sindacali si intrecciano nella vita di questa ventenne tanto fragile quanto incontenibilmente vitale. Coerentemente con i suoi interessi spirituali, nel 1934-35 abbandonò l’insegnamento della filosofia per fare l’operaia, prima alle Officine Alsthom e poi alla Renault. Nel ‘36 partecipò all’esperienza del Fronte popolare in Francia e poi alla Guerra civile spagnola nelle file repubblicane. Nel corso di un viaggio in Italia, avviò una profonda riflessione religiosa, che l’accompagnerà fino alla precoce morte, senza tuttavia trattenerla dall’impegno personale e incondizionato nella Resistenza contro il nazismo. Abbandonata la Francia con i famigliari per sfuggire alla persecuzione antisemita, lasciò la sicura New York per collaborare con l’organizzazione di De Gaulle a Londra, da dove chiese con testarda insistenza di essere paracadutata in Francia, “in prima linea”, e dove consumò le residue energie a scrivere un testo per la ricostruzione politica d’Europa su nuove basi.

Simone Weil è una pensatrice di eccezionale profondità e lucidità, introdotta in Italia dalle edizioni di Comunità con la pubblicazione tra il 1952 e il ‘56 di tre libri fondamentali (La condizione operaia, La prima radice, tradotti da Franco Fortini, e Oppressione e libertà). Nei decenni a noi più prossimi Giancarlo Gaeta ha tradotto per Adelphi gran parte dei suoi scritti, inclusi i quattro ponderosi volumi di Quaderni.
Per Simone Weil teoria e prassi non sono mai separate. Ad ogni pensiero deve seguire una condotta coerente. Non c’è sua pagina che non implichi il problema di «come vivere»: innanzitutto per questo, la sua opera e testimonianza di vita ci sembra imprescindibile per orientarci nel presente.

primo incontro VENERDI' 9 OTTOBRE 2009 ore 21
Simone Weil e la critica della politica
NE PARLA E DISCUTE CON I PRESENTI Giancarlo Gaeta

Giancarlo Gaeta è nato a Roma nel 1942 e insegna Storia del Cristianesimo antico presso l’Università di Firenze. Ha pubblicato studi sul Nuovo Testamento e di storia dell’interpretazione delle Scritture, nonché saggi sul pensiero filosofico e religioso del Novecento. Nel 2008 ha pubblicato Le cose come sono. Etica, politica, religione (Libri Scheiwiller). Ha curato una nuova versione de I Vangeli (2006 Einaudi, n.e. Tascabili, 2009), con ampio commento storico-critico. Tra i massimi studiosi italiani di Simone Weil, ha tradotto e curato per Adelphi l’edizione italiana dei Quaderni (quattro volumi) e di numerosi altri suoi scritti. Dirige la collana “Le vie” presso l’editrice Marietti, per la quale ha recentemente curato l’antologia: Simone Weil, Pagine scelte, 2009.

secondo incontro GIOVEDI' 12 NOVEMBRE 2009, ore 21
Nazionalismo, colonialismo, totalitarismo
La testimonianza attiva di Simone Weil
NE PARLA E DISCUTE CON I PRESENTI Guglielmo Forni Rosa

Guglielmo Forni Rosa, nato a Bologna nel 1938 e docente di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, è di recente approdato alla narrativa con tre libri editi da Mobydick (La vita sotterranea, 2009, Perduto, 2007, L'internamento di Nietzsche e altri racconti, 2007). Studioso di fenomenologia ed ermeneutica e, nell'ambito della cultura francese, di J.-J. Rousseau, ha pubblicato numerosi studi e saggi di filosofia della religione, con particolare riferimento al Modernismo. Nei primi anni Novanta ha partecipato con Pier Cesare Bori e Giancarlo Gaeta al gruppo Simone Weil di Bologna, esperienza a cui si collega, almeno in parte, il suo volume Simone Weil. Politica e mistica (Rosenberg & Sellier, 1996) ripubblicato in questi giorni. E' autore di "La privazione del passato", saggio introduttivo a Simone Weil, La colonizzazione e il destino dell'Europa, appena uscito da Marietti.


terzo incontro MERCOLEDI' 9 DICEMBRE 2009, ore 21
Simone Weil e l’Italia
NE PARLANO E DISCUTONO CON I PRESENTI
Piergiorgio Bellocchio, Alfonso Berardinelli, Gianni D’Amo
Che cos’è stata l’Italia per Simone Weil? E cos’è stata per l’Italia Simone Weil? Quale la sua presenza nella cultura italiana dal dopoguerra a oggi? Queste le domande al centro della conversazione di mercoledì 9 dicembre 2009.Simone Weil ha conosciuto direttamente l’Italia in due viaggi del 1937 e 1938. Apprezza la bellezza e l’arte, la musica e il canto, ma soprattutto l’umanità degli italiani che incontra: ce ne parlerà Bellocchio, leggendo e commentando quella sorta di "diario italiano" che la Weil ci ha lasciato in forma di lettere (alcune si trovano in Cinque lettere a uno studente, La Locusta, Vicenza, 1990 e 1997). Berardinelli e D’Amo si occuperanno della presenza e influenza dell’opera weiliana nel nostro paese: dalle prime traduzione di Fortini per le edizioni di Comunità negli anni Cinquanta, al saggio di Augusto Del Noce del 1962 su "Simone Weil interprete del mondo di oggi" (in L’amore di Dio, ed. Borla); dalle tracce del suo pensiero nella riflessione del movimento operaio e della nuova sinistra, al prezioso lavoro intrapreso sin dagli anni Ottanta da Giancarlo Gaeta, forse il più acuto e autorevole interprete della Weil oggi, ben al di là dei meriti come traduttore e divulgatore italiano.

Piergiorgio Bellocchio ha fondato con Grazia Cherchi e diretto per circa vent’anni “Quaderni piacentini” (1962-1984). Ha esordito nella narrativa con I piacevoli servi (Mondadori, 1966). Dal 1985 al 1993 ha pubblicato “Diario”, rivista redatta con il solo Alfonso Berardinelli. La sua produzione critica e saggistica è raccolta in vari volumi, tra cui: Dalla parte del torto (Einaudi, 1989), Eventualmente (Rizzoli,1993), L’astuzia delle passioni (Rizzoli, 1995), Oggetti smarriti (Baldini&Castoldi, 1996), Al di sotto della mischia. Satire e saggi (Libri Scheiwiller, 2007).

Alfonso Berardinelli ha insegnato Letteratura contemporanea all’Università di Venezia fino alle dimissioni volontarie nel 1995. Ha pubblicato tra l’altro: Il critico senza mestiere (Il Saggiatore, 1983), La poesia verso la prosa (Bollati Boringhieri, 1994), L’eroe che pensa (Einaudi, 1997), La forma del saggio (Marsilio, 2002 e 2008) e, con H. M. Enzesberger, Che noia la poesia (Einaudi, 2006). I suoi ultimi libri sono: Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione (Quodlibet, 2007); Poesia non poesia (Einaudi, 2008). Di prossima pubblicazione da Marsilio, L’intelligenza degli intellettuali? Metafisici, tecnici, critici. Di Bellocchio e Berardinelli sta per uscire da Quodlibet la ristampa integrale dei dieci numeri di “Diario”.

Gianni D’Amo, insegnante di Storia e Filosofia al liceo statale di Codogno (Lodi) e consigliere comunale a Piacenza, è tra gli animatori dell’associazione politico-culturale “cittàcomune”. Per Dieci libri. Letteratura e critica 2007-2008 (a cura di A. Berardinelli, Libri Scheiwiller, 2008) ha scritto: “Il saggismo morale di Bellocchio” e “L’ombra lunga della guerra". Intervista a Guido Crainz”.

lunedì 18 maggio 2009

Roberto Tonelli

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Roberto Tonelli


Galleria Sant'Ilario

Vicolo Sant'Ilario - traversa di Via Garibaldi

Piacenza


Repertorio dei silenzi
che ho cercato di raccontare



“Sentirsi solo è un piacere che spaventa” (F.T.), 2009
Acquaforte su zinco, mm 250 x 420

14 - 29 novembre 2009
tutti i giorni dalle 16,30 alle 19,30 – chiuso il lunedì

inaugurazione
sabato 14 novembre alle ore 17,00



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Il cielo in una stanza.
Piacenza.
Gli anni del '68.


Fotografie di Prospero Cravedi.


URBAN CENTER (accessi da Via Scalabrini e Stradone Farnese)



Martedì 19 Maggio ore 18
LA CONTESTAZIONE A PIACENZA
Dissenso ed esteterotica, tra la sinistra vecchia e quella nuova:
anche in provincia "grande è il disordine sotto il cielo".
Ne parlano oggi testimoni e protagonisti di allora

Mercoledì 20 Maggio ore 18
LA CAMPAGNA RIMOSSA
La civiltà contadina e l'esperienza della
Lega di Cultura di Piadena.
Conversazione con Gianfranco Azzali e Giuseppe Morandi

Mercoledì 20 Maggio ore 21
I GIORNI CANTATI
Canti popolari della tradizione padana
a cura della Lega di Cultura di Piadena

Venerdì 22 Maggio ore 21
METTIAMO DEI FIORI NEI VOSTRI CANNONI
Tra la provincia e il mondo, parole e musica della generazione del Vietnam.
Concerto di Gianni Bernardini, con Andrea Bonadè e Serena Groppelli

mercoledì 25 marzo 2009

Quattro Conversazioni


DALLA RESISTENZA AL SESSANTOTTO
Dal “Politecnico” a
“Quaderni piacentini”

Momenti del dopoguerr
a italiano rivisitati attraverso alcune riviste

Quattro conversazioni,
Teatro dei Filod
rammatici
Piacenza, via Santa Franca n. 33
dalle ore 21


Mercoledì 25 marzo 2009
“IL POLITECNICO”
(1945-47) di E. Vittorini
Intellettuali, politica e nuova cultura, tra Resistenza e ricostruzione
Ne parla e discute con i presenti
Piergiorgio Bellocchio

Giovedì 2 aprile 2009
“
Discussioni” (1949-1953)
“
Ragionamenti” (1955-57)
Dai “dieci inverni” al disgelo.
Riviste e
pensiero critico negli anni Cinquanta
Ne parlano e discutono con i presenti Gianni D’Amo e Luca Lenzini

Venerdì 17 aprile 2009
“
Quaderni piacentini”
(1962-1984)
Tra neocapitalismo e contestazione, dalla provincia al mondo
Ne parlano e discutono con i presenti
Daniela Cremona e Sergio Ferri

Martedì 28 aprile 2009
Il ruolo delle riviste nel quadro politico-culturale del dopoguerra
La rivista come esperienza privilegiata di una generazione di intellettuali
Ne parla e discute con i presenti
Tito Perlini


martedì 25 novembre 2008

Un'altra politica.


gruppo consigliare piacenzacomune

SABATO 29 NOVEMBRE 2008 ORE 16,30 – 19,30
Auditorium Sant’Ilario, via Garibaldi 17, Piacenza


ASSEMBLEA PUBBLICA
SONO INVITATI A INTERVENIRE TUTTI I CITTADINI INTERESSATI

Un’altra politica.
È possibile, è utile, ha una prospettiva?



“Cittàcomune” è nata per sollecitare l’attenzione della città su una serie di problemi culturali e politico-amministrativi: a due anni di distanza quei problemi sono sotto gli occhi di tutti, più gravi e incombenti di prima. Da Palazzo Uffici alla Piscina Raffalda, dalla Logistica ai progetti di intubamento di fiumi o torrrenti e di superstrada Pedemontana, continua in città e provincia la pressione dei poteri forti per un consumo dissennato del territorio, che compromette gli equilibri ambientali di domani in cambio di cattivi affari subito. In questo quadro il futuro delle aree militari dismesse o in via di dismissione, occasione irripetibile di rilancio economico-occupazionale compensazione ambientale nella nostra città, appare davvero incerto.
Mentre incombe la crisi economica mondiale e vengono messi in discussione la scuola pubblica e il consolidato sistema dei servizi sociali locali (a partire dagli asili nido comunali), valore e dignità del lavoro sono del tutto assenti dal dibattito pubblico: nel nostro paese ci sono milioni di lavoratori, le cui quotidiane fatiche sono letteralmente invisibili e che per primi verranno travolti dalla dinamica economica, con gravi conseguenze sociali.
Noi vogliamo parlarne, con tutti i cittadini interessati, e essere corresponsabili delle scelte sul presente e futuro del territorio piacentino. La delega della gestione del potere a un uomo solo non va bene, né a Roma né a Piacenza: questo intendiamo nnanzitutto per “un’altra politica”, nella quale continueremo a investire intelligenza e passione.

Coordina
Gianni D’Amo,
Consigliere comunale di “piacenzacomune”


Intervengono tra gli altri:

Piergiorgio Bellocchio, Gianni Bernardini, Lorenzo Boscarelli, Giovanni Callegari, Emilio Dadomo, Domenico Ferrari, Claudio Ghelfi, Stefano Forlini, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Emilio Politi, Marco Tanzi, Lara Zaghi

lunedì 3 marzo 2008

A proposito di...


Incontro con lo scrittore
Piergiorgio Bellocchio
In occasione dell’uscita del suo ultimo libro
Al di sotto della mischia
Satire e saggi (Libri Scheiwiller, 2007)

Ne discutono con l’autore e con i presenti Paolo Colagrande e Gianni D’Amo

Paolo Colagrande fa l’avvocato e scrive. Nel 2007 ha pubblicato Fideg (Alet edizioni), con il quale ha vinto il premio Campiello opera prima.

Gianni D’Amo fa l’insegnante di storia e filosofia. Tra i promotori dell’associazione “cittàcomune”, è consigliere comunale di Piacenza.

Piergiorgio Bellocchio ha fondato nel ‘62 con Grazia Cherchi – e diretto per circa vent’anni – “Quaderni piacentini”, la più importante rivista politico-culturale degli anni Sessanta e Settanta. Dal 1985 al ‘93 ha pubblicato “Diario”, interamente redatta a quattro mani con il solo Alfonso Berardinelli. Ha esordito come narratore nel 1966 con I piacevoli servi (Mondadori). La sua produzione critica e saggistica è raccolta in vari volumi, l’ultimo dei quali, Oggetti smarriti, era uscito nel 1996 da Baldini & Castoldi. Piergiorgio Bellocchio torna ora in libreria dopo undici anni con Al di sotto della mischia. Satire e saggi (2007, Libri Scheiwiller).

Piacenza, venerdì 7 marzo 2008, ore 21
Teatro dei Filodrammatici, via S. Franca 33


domenica 24 febbraio 2008

AMERICA OGGI


Stati Uniti e primarie, tra speranze e
contraddizioni che riguardano anche noi


Incontro con l’americanista
Bruno Cartosio
condotto da Sandro Zucchi

Sandro Zucchi insegna Semiotica all’Università statale di Milano. Dalla fine degli anni ’80 ha fatto ricerca e insegnato in varie Università degli Stati Uniti, dove ha vissuto per un decennio.

Bruno Cartosio insegna Storia dell’America del Nord all’Università di Bergamo. Ha pubblicato, tra l’altro: Senza illusioni. I neri negli Stati Uniti dagli anni Sessanta alla rivolta di Los Angeles (1995, ShaKe), L’autunno degli Stati Uniti. Neoliberismo e declino sociale da Reagan a Clinton (1998, ShaKe), Gli Stati Uniti contemporanei, 1865-2002 (2002, Giunti), Contadini e operai in rivolta. Le Gorras blancas in New Mexico (2003, ShaKe). Tra i volumi più recenti: Più temuti che amati. Gli Stati Uniti nel nuovo secolo (2005, ShaKe) e New York e il moderno (2007, Feltrinelli). Bruno Cartosio ha fondato e dirige con Alessandro Portelli e Giorgio Mariani “Ácoma. Rivista Internazionale di Studi Nordamericani”.

Piacenza, mercoledì 27 febbraio 2008, alle ore 21.00
Teatro dei Filodrammatici, via S. Franca 33

domenica 9 dicembre 2007

PRIMA ASSEMBLEA GENERALE DI “cittàcomune”

Piacenza, sabato 15 dicembre 2007, dalle ore15.00 alle 19.00
presso la sede dell’associazione in via borghetto 2/i II piano

L’assemblea è pubblica e aperta, oltre che ai soci, a tutti gli interessati

P r o g r a m m a

*15.00-15.30: insediamento presidenza e programmazione lavori

*15.30-17.00: relazione di bilancio economico-organizzativo (M. Gardani)
relazione sull’attività politico-culturale svolta (G. D’Amo)
presentazione della lista dei candidati per il Direttivo

*17.00-18.30: interventi degli ospiti e dibattito tra i soci

*18.30-19.00: approvazione bilancio e documenti politico-programmatici

Dalle ore 17.00 alle ore 18.30 si potrà votare per l’elezione del Direttivo
del Presidente, del Portavoce e del Tesoriere dell’associazione.

per informazioni e contatti:
0523.336984 cittacomune@gmail.com http://www.cittacomune.com/

venerdì 30 novembre 2007

MOSTRE, IL CORPO RACCONTA

libro del tempo
luogo del nostro abitare
crocevia di relazioni
testimone della nostra storia
epifania dell’anima
linguaggio preverbale
forma del desiderio
…
il corpo

Galleria "S. Ilario"
Vicolo S. Ilario (traversa di Via Garibaldi) - Piacenza
Roberto Tonelli
Il corpo racconta
Primo capitolo
acqueforti


dal 1 al 13 dicembre 2007
tutti i giorni dalle 16.30 alle 19.30
Quando l’Italia poteva ben dirsi un paese laico

Intervento di Gianni D’Amo in Consiglio comunale in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Piacenza a Mons. Luciano Monari (22 ottobre 2007)


Non è principalmente per venire incontro alla giusta esigenza non unanimistica appena esposta dal collega Vaciago, che non parteciperò alla votazione di oggi: è per motivi più di fondo, che è difficile argomentare qui, perché sembrano scomparsi dal dibattito politico-culturale del paese, dopo esserne stati una vena fondamentale.

Esiste in questo paese una lunga tradizione laica, che affonda le sue radici, dal punto di vista storico-politico, nel Risorgimento, e prima ancora nella cultura, almeno dall’Umanesimo e Rinascimento, passando per l’Illuminismo e giungendo fino a noi. Questa posizione laica può anche essere accusata di laicismo, e legittimamente secondo me: del resto essa si è espressa in certi periodi e momenti della storia in forme di acceso anticlericalismo (certamente sono esistite forti correnti anticlericali in tempi a noi vicini, nell’Italia novecentesca). Tuttavia, è esistita ed esiste anche una posizione semplicemente, sobriamente laica. Essa concepisce rapporti tra Stato e Chiesa improntati alla netta separazione, una separazione che secondo me oggi viene messa in discussione dalla decisione, che il Consiglio si appresta ad assumere, di conferire la cittadinanza onoraria, come è stato ricordato, a un’autorità religiosa.

Vorrei tralasciare la tradizionale letteratura laica (o laicista o anticlericale), che peraltro annovera nomi importanti della nostra storia patria, da Cavour a Salvemini, da Giovanni Amendola a Benedetto Croce. Sono abituato a cercare il nucleo di fondo di verità che esiste nella posizione che in un certo momento sento come altra rispetto alla mia: così ho cercato e trovato lumi in uno studioso di religioni, in un libro largamente sconosciuto, che improvvisamente mi è tornato in mente qualche tempo fa, mentre si discuteva in Conferenza dei capigruppo di questa faccenda.

Vorrei dunque leggere qualche passo di un eminente studioso che si chiama Giorgio Levi Della Vida, il cui nome rivela chiaramente le ascendenze ebraiche, peraltro non praticante, nato alla fine dell’800 e morto negli anni ’60 del 900. Questo signore, che non gode di alcuna notorietà - come a molti tra i migliori capita in questo paese, che non ha ben chiaro di cosa menare vanto e di cosa vergognarsi (e non mi riferisco al tema di oggi, parlo di ben altro) – è, credo, uno dei più importanti studiosi delle religioni moniste, cioè delle religioni del Mediterraneo, è il fondatore dell’islamistica italiana, è stato professore dell’Università di Napoli, di cui ha fondato il ramo degli studi orientali, di Torino, di Roma. Poi, siccome non ha giurato - è tra i dodici docenti universitari che non hanno giurato nel ’31 la fedeltà al regime fascista - a un certo punto nel 1938 (l’anno delle leggi razziali) se n’è andato negli Stati Uniti, a Princeton, per poi tornare a morire in Italia. Giorgio Levi Della Vida è stato il principale redattore delle voci religiose dell’enciclopedia Treccani, voluta e diretta da Giovanni Gentile, tranne ovviamente di quelle cattoliche, perché quelle furono riservate a stretti collaboratori del cardinal Gasparri.

Chiedo scusa per la lunga presentazione, ma devo ancora ricordare che le pagine sono tratte da un libro di memorie pubblicato negli anni ’60 (Fantasmi ritrovati, p.e. Neri Pozza 1966, riedito da Liguori nel 2004), e in particolare da un saggio, “Un ebreo tra i modernisti”, in cui Levi Della Vida ricorda la sua profonda amicizia con tre cattolici praticanti: padre Giovanni Semeria, padre Giuseppe Gabrieli ed Ernesto Bonaiuti, che non so se chiamare “padre”, poiché essendo stato l’esponente più importante di quella corrente del cattolicesimo che si è chiamata “modernismo”, fu scomunicato e solo successivamente riammesso nella Chiesa cattolico-romana.

Credo che sia mio dovere - e credo che l’intellettuale Luciano Monari, ma anche l’uomo Luciano Monari, lo comprenderà - portare testimonianza di qualcosa di cui si è perso la memoria pressochè totalmente, e secondo me ingiustificatamente.

Leggo dunque per pochissimi minuti qualche pagina di Della Vida.

«A chi è venuto al mondo…dopo il primo decennio del ‘900…riesce molto difficile rendersi conto che l’Italia di allora, l’Italia della mia adolescenza e della mia gioventù acerba, poteva ben dirsi un paese laico. Non già, beninteso, che la religione vi fosse perseguitata o negletta. (…)…la gente affollava le Chiese come oggi (più che oggi, dicono le statistiche…); a Natale e Pasqua San Pietro di Roma e la sua piazza rigurgitavano di fedeli e di curiosi, anche se il Papa non appariva, come ora, sulla loggia a impartire la benedizione urbi et orbi. Le famiglie “bene” di Roma – allora si diceva “come si deve” – facevano istruire ed educare la loro prole a Mondragone dei gesuiti, al Nazzareno degli scolopi, presso le suore francesi dell’Assomption, anche se talvolta i padri di famiglia (come si veniva poi a sapere quando morivano, dagli annunci funebri) avevano in massoneria il grado di Rosacroce o di Cavaliere Kadosc. Ma tutto questo non era né essenziale né centrale nella società di quel tempo; si svolgeva, starei per dire, in sordina, quasi in margine alla vita pubblica e culturale, senza proprio nascondersi, ma senza nemmeno esibirsi. Si andava sì a messa, ma la Santa Messa (colle due maiuscole) non era menzionata sui quotidiani a ogni piè sospinto, a ogni inaugurazione di un ponte, di una scuola o di un lavatoio pubblico. (…) Processioni solenni se ne facevano anche allora, ma nelle grandi città si evitava che intralciassero il traffico, e i prefetti e sindaci non avevano l’abitudine di figurarvi. Vi era, del resto, tra Stato e Chiesa una curiosa situazione, che non era né di separazione né di concordato, né di ostilità né di armonia, in conseguenza della quale i due poteri facevano di tutto per interferire il meno possibile nelle rispettive sfere di azione, quasi ignorandosi a vicenda. (…) Non tanto, peraltro, nel campo politico e sociale, quanto in quello della cultura si affermava il carattere laico dell’Italia. Anche qui, si badi, i cattolici non erano assenti come individui, erano assenti in quanto membri dichiarati di un organismo vivo e operante, che fosse partecipe con fisionomia propria delle attività culturali della nazione. Cattolici impegnati in questa sorta di attività ce n’erano senza dubbio, e non pochi, ma non si presentavano come tali: erano piuttosto intellettuali cattolici che cattolici intellettuali.»

Penso che per dare l’idea di un clima culturale e civile – per ricordare cos’è stata l’Italia laica - possa bastare quello che ho letto, e ringrazio per l’attenzione. Ora, di fronte alla proposta del Sindaco, e poi oggi di questo Consiglio, di assegnare la cittadinanza onoraria di Piacenza a Mons. Luciano Monari, mi sono posto problemi di questo ordine: mi sono chiesto precisamente se sia corretto assegnare una carica, un riconoscimento tipicamente civile e istituzionale, a un’autorità religiosa, laddove si consideri che non è separabile, come è giusto che non sia, l’attività pastorale di evangelizzazione di Mons. Monari dalla sua attività di cittadinanza.

Credo di non dover insistere sul fatto che, pur non essendo io un praticante e forse neanche un credente, ho una certa attrazione e simpatia per Mons. Monari: la qual cosa, mi rendo conto, non ha nessuna importanza, ma la ricordo per sgombrare il campo da possibili equivoci. Credo, tuttavia, che sia un errore conferire la cittadinanza onoraria a un Vescovo, e per motivi di principio prima che di opportunità. Quelli di opportunità hanno pure un loro peso: come è stato ricordato da qualche consigliere che mi ha preceduto, ci sono stati Vescovi prima e altri ce ne saranno poi. Mons. Monari viene da Reggio Emilia, va a Brescia: sarà cittadino onorario di Brescia? Non lo è stato di Reggio Emilia? Sono interrogativi legittimi, che avrebbero consigliato ben altra prudenza.

Non sono d’accordo con il conferimento della cittadinanza onoraria a Mons. Monari per motivi di opportunità, ma soprattutto per una questione di principio. Io – vorrei che fosse chiaro – sono venuto qua oggi con una copia della Costituzione repubblicana, perché non mi interessa una piccola polemica col Sindaco Reggi o con la larga maggioranza favorevole che sta emergendo in questo Consiglio. Credo che il problema investa addirittura la nostra Costituzione, la quale contiene delle contraddizioni, e credo che prima o poi sarà tempo di ragionarci su, pacatamente se sarà possibile. A me pare chiaro che non si può dire, come recita l’art. 3 della nostra Costituzione, che tutti gli uomini sono uguali, indipendentemente dal credo religioso, non si può recitare all’art. 8 che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge, e mantenere in Costituzione un art. 7 - sottolineo in Costituzione, art. 7 della Costituzione italiana – a regolare non i rapporti tra lo Stato italiano e le religioni, ma tra lo Stato italiano e una sola religione, quella cattolica (che chiaramente è la religione maggioritaria, ma lo è anche in altri paesi, dove pure storicamente si è addivenuti a definire tra Stato e Chiese rapporti diversi).

Io cerco di pormi delle domande non riconducibili a un laicismo di bandiera: mi chiedo se l’Italia di cui parla Della Vida, l’Italia di prima del fascismo, sia stata anche dal punto di vista religioso un’Italia peggiore di quella di oggi. E la risposta che mi do è: “no”! Non credo che quell’Italia - tanto più povera e tanto più arretrata rispetto all’attuale – sia stata dal punto di vista cattolico peggiore di quella di oggi. Mi chiedo soprattutto se fosse peggiore da un punto di vista più largamente cristiano, semplicemente evangelico, dal punto di vista della pratica della solidarietà e dell’amor del prossimo, dal punto dii vista della carità: e ancora tenderei a rispondermi che no, che quell’Italia non era peggiore dell’attuale.

Devo proprio, in conclusione, citare Cavour. Il quale, poco prima di morire, a quasi un decennio dalle leggi “laiche” adottate nel Regno di Sardegna e poi estese al Regno d’Italia (“libera Chiesa in libero Stato”), osservava: «La vera religione ha molto più impero sugli animi dei cittadini che al tempo in cui il blandire una certa frazione del clero o l’ipocrito frequentare delle Chiese facevano salire agli impieghi e agli onori». Come Cavour, penso anch’io che, nella piena autonomia tra Stato e ogni Chiesa (anche quella cattolico-romana), la pratica e l’espressione delle religioni e della religiosità possano dispiegarsi nel modo più consono.

Non intendo tediare ulteriormente. Ribadisco il mio profondo apprezzamento di quanto Luciano Monari ha fatto a Piacenza, e non voglio negarmi il piacere di augurare a Mons. Monari di continuare a fare, come ha fatto, ciò in cui crede, e che ne abbiano a trarre giovamento le popolazioni bresciane. Tuttavia ritengo che l’aver perso completamente il filo conduttore di una tradizione che separava Stato e Chiesa non sia utile e ho ritenuto mio dovere ricordarlo. Per questo ordine di motivi, che, lo ribadisco, sono di principio e richiamano a un’epoca in cui Stato e Chiesa erano nettamente separati, che non hanno nulla a che vedere con l’operare e l’operato di Mons. Monari, ritengo di non partecipare al voto per il conferimento della cittadinanza onoraria a Mons. Monari medesimo. Grazie.